giovedì 19 novembre 2009

Mahatma Gandhi


Vorrei essere come Gandhi,ma per il momento pubblico questa bella biografia...
Karamchard Gandhi, detto il Mahatma (soprannome datogli dal poeta indiano R. Tagore che in sanscrito significa Grande Anima) è stato il primo ad applicare le tecniche della nonviolenza alle grandi lotte per
l'uguaglianza razziale e sociale e per l'indipendenza politica. Con lui la nonviolenza uscì dal campo delle idee teoriche e diventò una forza politica grazie alla quale l'India diventò una nazione.
Gandhi nasce a Porbandar il 2 ottobre 1969 nel piccolo stato di Kathiawar,del quale il padre è ministro. Nonostante la rigidità dell'educazione familiare, soprattutto per quanto riguarda il rispetto delle regole di casta, la sua casa è spesso frequentata da musulmani, jainisti, buddisti e seguaci dello zoroastrismo all'insegna della tolleranza religiosa.
Come alunno considerato piuttosto pigro e poco dotato, comincia a frequentare l'istruzione primaria modellata sulla high school inglese e poi quella superiore. A tredici anni, secondo l'usanza, viene sposato ad una sua
coetanea, Kasturbai, dalla quale avrebbe avuto quattro figli. Si iscrive al college dove segue alcuni corsi senza profitto.
Così, decide di recarsi a Londra, per diventare avvocato: una scelta dolorosa che comporta la sua espulsione dalla casta. In Inghilterra si sforza di inserirsi nella società, diventando un gentleman, ma riconosce presto l'impossibilità del tentativo di europeizzarsi. Qui ha però la possibilità di dedicarsi alla lettura di vari testi,riscoprendo i testi sacri indù e quelli di altre religioni, e approfondendo la conoscenza della cultura democratica occidentale.Terminati gli studi, intraprende in patria con scarso successo la professione di avvocato e nel maggio del 1893 si reca in Sudafrica come rappresentante legale
di una ditta indiana.Pensava di trattenersi in Africa per circa un anno,invece vi restò 21 anni. Infatti, arrivato nello stato,famoso per il fenomeno dell'apartheid, va incontro subito alle prime esperienze personali di discriminazione: sul treno che doveva portarlo a destinazione, benché munito di biglietto, viene allontanato dallo scompartimento di prima classe perché riservato ai bianchi; a Johannesburg per colpa della sua razza non trova albergo.Ma il soggiorno africano fu di fondamentale per la maturazione politica di Gandhi: per la prima volta si trovò coinvolto in un movimento per l'uguaglianza razziale, poiché i numerosi indiani che lavoravano in Sudafrica subivano dagli europei gravi discriminazioni.
Nel maggio del 1894 fonda il Natal Indian Congress, un'associazione per la difesa dei diritti civili e degli interessi indiani nell'unione sudafricana.Durante la guerra anglo-boera organizza un corpo volontario di indiani in favore degli inglesi per assistere i feriti e, finita la guerra, allo scoppio di una epidemia di peste a Johannesburg, si prodiga per assistere i colpiti.
Nel 1904, sull'esempio di Tolstoj, fonda a Phoenix, nei pressi di Durban, la prima comunità agricola organizzata su base cooperativa; la regola della colonia è che ognuno deve guadagnarsi la vita con il lavoro dei campi.Tutti i suoi membri vengono educati attraverso il lavoro manuale (Nai-
Talim) e il servizio reso al prossimo e alla comunità. Solo in questa prospettiva essi potranno essere i futuri protagonisti del rilancio sociale e culturale dell'India, liberata dal colonialismo inglese e rinascente sulle
risorse dei villaggi.Qui ha anche la possibilità di sperimentare un modello di scuola particolare e innovativo: scarso rilievo viene dato infatti ai libri di testo («Il vero libro di testo per un ragazzo deve essere il suo insegnante») e alla didattica, fondata più sull'ascolto che sulla lettura, più sulle domande
giuste da farsi che sulle risposte preconfezionate da dare.Al centro dell'apprendimento vi è dunque l'esempio del maestro e la relazione (che si trasforma in coeducazione) interpersonale con gli altri allievi, la comunità, la natura.
Ma il compito più difficile è costituito dall'educazione spirituale intesa sia come aspirazione alla conoscenza di Dio che come formazione del carattere.In seguito, l'indignazione per le discriminazioni razziali subite dai suoi
connazionali da parte delle autorità britanniche, lo spingono all'attività politica. Il Mahatma si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e dal 1906 lancia, a livello di massa, il suo metodo di lotta
basato sulla resistenza nonviolenta, satyagraha: il suo significato profondo è l'adesione alla verità, e dunque la forza della verità. Lo ho definito anche forza dell'amore o forza dell'anima che comprende anche la pazienza e la comprensione. E pazienza significa disposizione a soffrire.
Ma in campo politico la lotta per il bene del popolo consiste soprattutto nell'opporsi all'errore nella forma delle leggi ingiuste. Quando non si è riusciti a convincere il legislatore dell'errore attraverso petizioni o cose del
genere, l'unica strada che rimane aperta, se non ci si vuole sottomettere all'ingiustizia, è di costringerlo a cedere con la forza o di soffrire nella propria persona esponendosi alla punizione per la violazione della legge.
Per questo satyagraha per la maggior parte della gente significa disobbedienza civile o resistenza civile. È civile perché non è criminale.Nell'agosto del 1906, il governo aveva obbligato tutti gli asiatici a munirsi
di scheda di identità, a fornire le impronte digitali e a sottostare ad altre umilianti misure di polizia che li ponevano a livello di comuni criminali.Gandhi consiglia ai satyagrahi di rifiutare di farsi schedare; se multati, di
non pagare l'ammenda; se processati, di dichiarare di aver violato deliberatamente le leggi e di andare in carcere senza opporre resistenza.Nel 1907 viene arrestato, e gli viene intimato di lasciare il paese entro 48
ore; disobbedisce, viene processato e chiede al giudice di accusarlo in modo tale da avere
una pena superiore ai suoi compagni. Nel 1914 finalmente il satyagraha comincia a dare i suoi primi frutti.
Intanto, Gandhi vuole trascorrere qualche settimana in Inghilterra dove, in piena guerra mondiale, organizza un corpo di volontari indiani residenti in Inghilterra per curare gli inglesi feriti. Ma presto, è costretto per
motivi di salute a far ritorno nel suo paese,ritirandosi per breve tempo nell'ashram (eremo) di Sabarmati, altro luogo simbolo dello stile gandhiano fondato su tre momenti fondamentali, la preghiera, lo studio e il
lavoro.Il 30 marzo del 1916, Gandhi dà inizio alla seconda grande campagna satyagraha per protestare contro le misure restrittive che il governo inglese continuava ad adottare contro gli indiani anche dopo la fine della prima guerra mondiale. Durante una feroce repressione della folla inerme,muoiono circa 379 persone. In questa occasione, il mahatma ammetterà di aver commesso un errore «grande come l'Himalaya» per non aver
preparato adeguatamente gli animi e le condizioni spirituali, presupposti necessari alla resistenza nonviolenta.
Dopo un altro tentativo di disobbedienza civile conclusosi con l'arresto, e un lungo digiuno per protestare contro le lacerazioni tra indù e musulmani all'interno del Congresso panindiano, la guida indiana propone una nuova campagna di disobbedienza civile contro la legge del monopolio del sale che incide negativamente soprattutto sulle fasce sociali più povere. La campagna si allarga con il boicottaggio dei tessuti provenienti dall'estero ma gli inglesi arrivano ad arrestare Gandhi, sua moglie e altre 50.000 persone. Il 25 gennaio 1931 lui ed altri membri dell'esecutivo del congresso vengono liberati senza condizioni e, al termine di una serie di colloqui tra il Viceré e Gandhi, nel febbraio-marzo 1931 viene raggiunto un accordo definito "patto Irwin-Gandhi" per cui il Governo britannico modifica le leggi sul monopolio del sale e libera i detenuti politici.
All'inizio della Seconda Guerra Mondiale, Gandhi decide di non sostenere l'Inghilterra se questa non garantisce all'India l'indipendenza. Il governo britannico rifiuta e reagisce con l'arresto di oltre 60.000 oppositori e dello stesso Mahatma, stremato dopo la morte della moglie durante un digiuno,
ma presto liberato. Il 15 agosto 1947, nel momento della conquista della libertà del
subcontinente indiano, il Pakistan si separa dall'India, contro il volere di Gandhi che si era impegnato per l'unione fra indù e musulmani; è un periodo di enormi tensioni tra i due gruppi religiosi e si scatenano violenze
inaudite che costano, alla fine del 1947, quasi un milione di morti e sei milioni di profughi.
Per questo, si reca di nuovo a Delhi, dove le violenze degli estremisti hindù erano più accese; ma mentre si recava ogni sera per pregare all'aperto, la sera del 30 Gennaio 1948, un giovane fanatico militante hindù
lo uccide a colpi di pistola.
Così si chiude, all'età di 78 anni, la vita di un uomo che così è stato descritto da Albert Einstein: «Le generazioni future faticheranno,probabilmente, a credere che un uomo simile si sia realmente aggirato in carne ed ossa su questa terra».
Anche se si è esaltato molto il ruolo politico di Gandhi, lui non si considerava un politico: infatti il suo era un programma di rigenerazione morale dell'intero paese, di autogoverno del popolo, che ha avuto anche
conseguenze politiche. Comprendeva inoltre l'unione del mondo indù con quello musulmano, l'abolizione della
discriminazione nei confronti dei paria, la difesa dei popoli e dell'agricoltura, il recupero del lavoro manuale, il rispetto della vita animale e dell'ambiente, il rifiuto di una civilizzazione permeata di materialismo, il recupero della forza interiore e della dimensione collettiva.
L'ispirazione fondamentale di Gandhi fu quella religiosa, integrata però con la tradizione democratica occidentale. Pur avendo sempre manifestato la propria adesione all'Induismo, non esitò a purificarlo dagli aspetti reazionari (la divisione in caste, la discriminazione degli intoccabili, il
matrimonio tra bambini, ecc.) e a farlo convergere verso le grandi religioni. Considerava la fede premessa necessaria (ma non unica) al proprio impegno politico a favore della libertà e della giustizia sociale.
Il principio della nonviolenza richiede infatti la completa astensione da qualsiasi forma di sfruttamento: «Non appena scomparirà lo spirito di sfruttamento, gli armamenti saranno sentiti come un effettivo insopportabile peso. Non si può giungere a un vero disarmo se le nazioni del mondo non cessano di sfruttarsi a vicenda.» Da questo punto di vista, sosteneva l'autodeterminazione dei popoli e il patriottismo purché non cercassero di affermarsi sulla miseria e lo sfruttamento delle altre nazioni:«vogliamo la libertà del nostro paese, ma non a costo di sacrificare o sfruttare gli altri, né in modo da degradare altri paesi [.] Voglio la libertà del mio paese affinché altri paesi possano imparare qualcosa del mio libero paese, affinché le risorse del mio paese possano essere utilizzate a vantaggio dell'umanità [.]. Perciò il mio amore per il nazionalismo, o la mia idea di nazionalismo, è che il mio paese diventi libero e, se fosse necessario, possa morire tutto affinché viva la razza umana. Qui non v'è posto per l'odio di razza. Sia questo il nostro nazionalismo.» Ma la nonviolenza per Gandhi è un imperativo religioso prima che un principio dell'azione politico-sociale derivante da quell'ahimsa che sta alla base della sua cultura indiana: «La nonviolenza è il primo articolo della mia fede e l'ultimo del mio credo.» Fede e credo che arrivano a sostenere una precisa non collaborazione: «La mia non-cooperazione non nuoce a nessuno; è non-cooperazione con il male [...] portato a sistema, non con chi
fa il male.» Una altro contributo prezioso e ancora carico di suggerimenti, soprattutto per chi studia modelli alternativi di difesa popolare, sono i cosiddetti corpi nonviolenti e le brigate della pace, un vero e proprio esercito nonviolento,fisicamente e spiritualmente addestrato ad affrontare situazioni di conflitto
più o meno intenso attraverso la mediazione e l'opposizione (che comportano anche il rischiare ed offrire spontaneamente la propria vita) verso chi porta avanti obiettivi distruttivi.Certo, si tratta di un traguardo arduo, si direbbe all'altezza della drammaticità della guerra, del quale Gandhi enuncia e incarna i requisiti e
le qualità principali, alcune essenziali altre più contingenti:
1. Il satyagrahi deve avere una profonda fede in Dio, poiché Egli è il suo
unico sostegno.
2. Deve avere come suo credo fondamentale la fede nella verità e nella
nonviolenza e dunque deve credere nella intrinseca bontà della natura
umana, che deve sforzarsi di portare alla luce con la sua verità e il suo
amore, espressi attraverso la sofferenza.
3. Deve condurre una vita casta ed essere pronto e disposto, nell'interesse
della sua causa, a rinunciare alla sua vita e ai suoi averi.
4. Deve indossare il Khadi e dedicarsi alla filatura. Questo è essenziale per
l'India.
5. Deve essere astemio e non fare uso di nessun altro intossicante, perché
la sua mente possa essere sempre lucida e presente a se stessa.
6. Deve sottomettersi con convinzione a tutte le regole disciplinari che
possono essere stabilite di volta in volta.
tratto da palabre

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