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domenica 29 agosto 2010

nessun quotidiano usa nei primi siti

Una ricerca di comScore sui primi 50 siti online americani – Il primo gruppo della carta stampata in classifica è il New York Times, al 13° posto, mentre i siti online del Washington Post sono solo al 47° posto
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Fra i primi 10 siti web americani non ci sono quelli dei maggiori quotidiani Usa. Lo ha rilevato uno studio effettuato da ComScore sui primi 50 siti online Usa mostrando che il primo quotidiano in classifica è il New York Times, ma al 13° posto.

Si tratta di uno studio che fotografa la situazione nel giugno scorso e che era molto atteso visto lo sforzo per il potenziamento della propria presenza sul web compiuto negli ultimi mesi da diverse aziende editoriali.

L’ analisi tra l’ altro – osserva Editorsweblog – risulta meno negativa di quanto prevedesse lo stesso rapporto dell’ anno scorso.

Tribune Interactive, con 28 milioni di visitatori unici e The Washington Post Company (con 26), sono al 40° e al 47° posto rispettivamente, mentre non erano presenti nella classifica dell’ anno scorso. New York Times Digital è salita di tre posizioni ed èal 13° posto, con 69 mln. E’ una buona notizia, ma che succederà quando il NYT a partire da gennaio passerà all’ Informazione a pagamento?

Google, Yahoo e Microsoft restano i tre siti più visti, mentre la tanto controversa ‘content farm’ Demand Media sale dal 25° al 17° posto, registrando rispetto all’ anno scorso quasi un raddoppio del traffico, passato da 29 a 55 milioni di visitatori.

Facebook sale di due posizioni, sostituendo al quarto posto AOL (che scende al 5°), con 142 milioni di visitatori: anche in questo caso un quasi raddoppio rispetto ai 77 milioni dell’ anno scorso.

fonte:lsdi

giovedì 12 novembre 2009

la censura contro i blogger


i blogger sono in pericolo.
Sono 185 i blogger che nel mondo sono minacciati, arrestati o rischiano il carcere a causa di quello che hanno scritto o denunciato sui loro blog. Il paese più pericoloso per i blogger è la Cina, seguita dall’Egitto e dall’Iran. Globalvoices.org ha lanciato il progetto Threatened voices per monitorare la censura sul web in tutti i paesi del mondo.Guardate la cartina subito per rendersi conto della situazione:
blogger_piccola1
Nella lista c’è anche la blogger cubana Yoani Sánchez, autrice del blog Generación Y, columnist di Internazionale, sequestrata e picchiata qualche giorno fa a L’Avana per le sue opinioni anticastriste.
Oppure la blogger tunisina Fatma Riahi, incarcerata a Tunisi il 2 novembre con l’accusa di essere l’autrice del blog satirico Blog de Z che pubblica anonimamente vignette contro il governo di Ben Ali. Il blog di Fatma (fatma-arabicca.blogspot.com) è stato oscurato qualche giorno prima del suo arresto.

mercoledì 21 ottobre 2009

libertà di stampa


il sito "reporter sans frontieres "ha pubblicato il rapporto annuale sulla libertà di stampa nel mondo.
Per la prima volta dal 2002, i venti Paesi europei non dominano più l'indice. Solo 15 dei 20 paesi leader sono del Vecchio Continente, rispetto ai 18 nel 2008. Undici di questi 15 paesi sono membri dell'Unione europea. Essi comprendono i prime tre, Danimarca, Finlandia e Irlanda. Un altro membro dell'UE, Bulgaria, è in calo costante dall'epoca dell'adesione nel 2007 e ora è al 68esimo (contro la 59esima nel 2008). Questa è la collocazione più bassa tra tutti i membri dell'Unione europea.
La più grande caduta nel corso di un anno tra tutti i membri dell'UE è stata quella della Slovacchia. Il Paese è crollato di 37 posizioni fino ad arrivare a quota 44. Ciò a causa principalmente dell'ingerenza del governo nelle attività dei media e l'adozione nel 2008 di una legge che impone un diritto automatico di risposta a mezzo stampa. Anche due paesi candidati all'adesione all'UE hannosperimentato cadute drammatiche. Si tratta di Croazia (78esima), scesa di 33 posti, e della Turchia (al 122esimo posto), scesa di 20 posizioni.
L'impatto della criminalità organizzata e il fatto che i giornalisti siano divenuti possibili obiettivi spiegano la caduta di entrambe Bulgaria e Italia (49esima ), Paese che ha ricevuto la classifica peggiore dell'UE tra i sei fondatori. Le pressioni del Cavaliere sui mezzi di comunicazione, una maggiore ingerenza, la violenza mafiosa contro i giornalisti che denunciano le attività della malavita e un disegno di legge che dovrebbe drasticamente ridurre la possibilità dei media di pubblicare intercettazioni telefoniche spiegano perché l'Italia è scesa per il secondo anno consecutivo. La Francia (43esimo posto) non se la cava molto meglio, cadendo di otto punti a causa delle indagini giudiziarie e di arresti di giornalisti e di incursioni su mezzi di informazione, e anche a causa di interferenze nei mezzi di comunicazione da parte di politici, tra cui il presidente Nicolas Sarkozy.
I paesi più repressivi della regione, Uzbekistan (160) e Turkmenistan (173), non si sono evoluti in modo significativo e i loro giornalisti sono ancora oggetto di censura, trattamenti arbitrari e di violenza. I colloqui cominciati con l'Unione europea e gli altri partner non sembrano avere dato frutto in termini di diritti umani e ci sono tutte le ragioni di temere che la comunità internazionale dovrà sacrificare la libertà di espressione nella corsa per la sicurezza energetica. Sia l'Uzbekistan che Turkmenistan sono ricchi di risorse naturali, compresi gli idrocarburi.La Russia (153esimo posto) è scesa di 12 posti, per la prima volta sotto la Bielorussia (151esimo posto). Le ragioni di questa caduta, tre anni dopo l'assassinio di Anna Politkovskaya, comprendono omicidi continui di giornalisti e attivisti per i diritti, che contribuiscono a informare la popolazione, e le aggressioni contro i rappresentanti dei media locali. Esse comprendono anche il ritorno con forza crescente di censura e di autocensura e il completo fallimento nella punizione dei responsabili per gli omicidi.
Indicatori mostrano un deterioramento della situazione della libertà di stampa in quasi tutte le ex repubbliche sovietiche, tranne la Georgia (81) e, in misura minore, la Bielorussia (151), il cui governo ha avviato una cauta e finora limitato miglioramento nelle sue relazioni con la stampa come parte di un rinnovato dialogo con l'UE. È difficile in questa fase prevedere se questa increspatura sulla superficie possa crescere o è destinata a sparire.
La Georgia è stata in grado di saltare di 39 posizioni, perché durante la guerra che ha combattuto non ha imposto coperture, anche se la tensione politica ha continuato ad avere un impatto sui mezzi di informazione. La sua vicina di casa a del Sud del Caucaso, l'Armenia (111esimo posto) è scesa notevolmente a causa di diversi casi di violenza fisica nei confronti di giornalisti e di tensione politica che ha continuato ad influenzare i media e la società.
Non vi è stato alcun cambiamento nella vicina Azerbaijan, dove la situazione continua ad essere davvero preoccupante. Questo era chiaro a Reporters sans frontières dai limiti imposti alla stampa durante la campagna elettorale presidenziale, nel novembre 2008, e dalla decisione della televisione nazionale e della radio di vietare alle stazioni radio straniere (BBCRadio Free Europe e Voice of America) di trasmettere sulle frequenze locali.
Il declino della libertà di stampa ha continuato in Asia centrale, soprattutto in Kirghizistan (125esimo posto) e nel vasto e ricco di risorse energetiche Kazakistan (142esimo posto) caduti entrambi di più di 15 posti. Il Kazakistan si è distinto per il numero di cause per diffamazione intentata contro giornali indipendenti e dell'opposizione e il suo ricorso alla collaudata pratica di chiedere somme colossali per danni per costringere le pubblicazioni a chiudere.
La classifica del Kazakistan, la peggiore da quando questo indice ha preso vita nel 2002 è dovuta anche a causa di intimidazioni e violenze contro i giornalisti e l'estensione ai siti web di una legge che restringe la libertà dei media tradizionali. In Kirghizistan, le preoccupazioni sono state alimentate da un aumento delle aggressioni e intimidazioni nei confronti dei giornalisti, fatto che ha portato alcuni a fuggire dal paese, da una campagna elettorale vista da un solo punto di vista e dalla pressione sulle stazioni radio straniere, che hanno bisogno di un accordo preliminare con le autorità per essere in grado di trasmettere a livello locale.La grande caduta della Turchia è dovuta a un'ondata di casi di censura, in particolare la censura dei mezzi di comunicazione che rappresentano le minoranze (soprattutto i curdi), e gli sforzi da parte dei membri degli organi di governo, le forze armate e il sistema giudiziario di a mantenere il loro controllo sulla copertura delle questioni di interesse generale.
Nella Croazia, che spera di poter aderire all'Unione europea molto presto, alcuni aspetti delle relazioni serbo-croate sono fonte di tensione e sono off-limits per i media. I giornalisti che violano il tabù sono spesso bersaglio di violenza. Gruppi di criminalità organizzata sono stati responsabili di attacchi fisici ai giornalisti.
La classifica completa la trovate qui.

giovedì 8 ottobre 2009

Anna Politkovskaya



in onore della giornalista uccisa,ripubblico l'articolo della Repubblica.a voi i commenti

MOSCA - Assassinata a Mosca Anna Politkovskaya, giornalista russa famosa in tutto il mondo per i suoi reportage sugli orrori della guerra in Cecenia e gli abusi compiuti dalle truppe federali. La donna è stata trovata morta nell'atrio dell'edificio in cui viveva da una vicina. Sul luogo del delitto, la polizia ha trovato una pistola e quattro bossoli.

Nata nel 1958, la Politkovskaya aveva due figli. Scriveva per il quotidiano dell'opposizione Novaya Gazeta. Nel settembre del 2004, mentre si apprestava a recarsi a Beslan per seguire il sequestro e il massacro degli ostaggi nella scuola numero 1 del capoluogo dell'Ossezia del Nord, era rimasta vittima di un misterioso avvelenamento da lei attribuito ai servizi segreti russi. Alle vicende del conflitto ceceno si era appassionata alla fine degli anni '90, e non solo come cronista: nel dicembre del 1999 fu lei a organizzare, sotto una pioggia di bombe, l'evacuazione dell' ospizio di Grozny, mettendo in salvo 89 anziani.

Dimitri Muratov, direttore del quotidiano Novaia Gazeta, ha dichiarato che l'omicidio "sembra essere una punizione per i suoi articoli". Politkovskaia aveva fra l'altro lavorato a una rigorosa inchiesta sulla corruzione in seno al ministero della Difesa e del contingente russo in Cecenia. Nella sua lunga attività di paladina dei diritti umani nella piccola repubblica caucasica, si era fatta molti nemici, sia fra le forze russe che fra i guerriglieri.

Madre di due figli, la Politkovskaya in passato era stata arrestata e anche più volte minacciata per la sua opposizione al governo e per le sue denunce di violazioni dei diritti umani commesse in Cecenia. Nell'ottobre del 2002, durante l'assalto al teatro Dubrovka di Mosca da parte di un commando di una cinquantina di terroristi ceceni aveva tentato di fare da mediatrice, ma poi l'irruzione delle forze speciali russe aveva vanificato i suoi sforzi.

Intervistata spesso anche dagli organi di stampa italiani in qualità di preziosa fonte indipendente sulle vicende dell'ex repubblica sovietica, nel 2004 Anna Politkovskaya era stata insignita con il premio intitolato all'ex premier svedese Olaf Palme in quanto "simbolo della lunga battaglia per i diritti umani in Russia". Nel suo paese aveva vinto il "Penna d'oro", l'equivalente del Pulitzer.

Tra i tanti messaggi di dolore per la morte di Anna Politkovskaya anche quella dell'ex presidente dell'Urss Mikhail Gorbaciov che ha definito l'omicidio "un crimine grave contro il Paese, un crimine contro tutti noi, è un colpo all'intera stampa democratica e indipendente".

Con l'omicidio della cronista russa sale a 56 il numero dei giornalisti uccisi quest'anno nel mondo. Le ultime due vittime, sempre oggi, erano state due reporter tedeschi uccisi in un'imboscata nel nord dell'Afghanistan. Secondo i dati, diffusi dall'organizzazione Reporters sans frontieres, il 2006 potrebbe rivelarsi più sanguinoso persino dell'anno precedente, quello più tragico per i cronisti di tutto il mondo.

(da La repubblica del 7 ottobre 2006)

venerdì 15 maggio 2009

LIBERTA' DI STAMPA



fonti:FREEDOM HOUSE,LA REPUBBLICA,SITI VARI
Stampa, Freedom House declassa l’Italia “Non è più un Paese pienamente libero”



La libertà di stampa si sta riducendo in tutto il mondo, e l’Italia non è esente da questa forma di degrado. Nel rapporto 2009 di Freedom House (organizzazione autonoma con sede negli Stati Uniti, che si pone come obiettivo la promozione della libertà nel mondo), infatti il nostro Paese viene declassato per la prima volta da Paese ‘libero’ (free) a ‘parzialmente libero’ (partly free), unico caso nell’Europa Occidentale insieme alla Turchia.
Le ragioni della retrocessione dell’Italia sono molteplici, spiegano gli estensori del Rapporto, che esamina la libertà di stampa in 195 Paesi da quasi 30 anni (dal 1980): “Nonostante l’Europa Occidentale goda a tutt’oggi della più ampia libertà di stampa, l’Italia è stata retrocessa nella categoria dei Paesi parzialmente liberi, dal momento che la libertà di parola è stata limitata da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di estrema destra, e a causa dell’eccessiva concentrazione della proprietà dei media”.
Più in dettaglio, Freedom House riconosce che, in generale, in Italia “la libertà di parola e di stampa sono costituzionalmente garantite e generalmente rispettate, nonostante la concentrazione della proprietà dei media”. Ma è proprio quest’ultimo il punto dolente. Certo, c’è la legge Gasparri, rispetto alla quale l’organizzazione avalla le critiche secondo le quali introduce norme che favoriscono l’attuale presidente del Consiglio . Ci sono i tanti processi per diffamazione a carico di altrettanti giornalisti, Freedom House ne cita alcuni tra i più eclatanti, tra i quali quelli a carico di Alexander Stille e di Marco Travaglio.
Ma il punto veramente dolente, a giudizio dell’organizzazione, è costituito “dalla concentrazione insolitamente alta della proprietà dei media rispetto agli standard europei”. E la crisi di La7 non ha certo giovato in questo panorama.
Tra i Paesi europei, anche la Grecia ha subito un significativo arretramento: precede infatti l’Italia di una sola postazione, e tuttavia mantiene la valutazione ‘free’, a differenza del nostro Paese. La quartultima posizione nell’Europa Occidentale è occupata dalla Grecia, preceduta, a parità di giudizio, da Malta, Francia e Cipro. Nella classifica generale l’Italia è al settantunesimo posto, a pari merito con Benin e Israele (tutti e tre primi ‘partly free’ della tabella).
I Paesi più liberi dell’Europa Occidentale sotto il profilo della libertà di stampa, sono, a giudizio di Freedom House, l’Islanda (primo), la Finlandia e la Norvegia (secondi), la Danimarca e la Svezia (quarti). Gli stessi Paesi sono anche in cima alla classifica generale. I primi Paese non europei nella classifica mondiale della libertà di stampa redatta da Freedom House sono la Nuova Zelanda e la Repubblica di Palau, all’undicesimo posto a pari merito con il Liechtenstein. Gli Stati Uniti arrivano solo al ventiquattresimo posto, a pari merito con la Repubblica Ceca e con la Lituania (rientrano ampiamente comunque tra i Paesi che godono di una libera stampa).
Ma la situazione europea, a parte il significativo deterioramento del clima in Italia, è decisamente positiva rispetto a quella di altre aree del mondo. “La professione giornalista è attualmente alle corde - denuncia Jennifer Windsor, direttore esecutivo di Freedom House - e sta lottando per rimanere in vita, stremata dalle pressioni dei governi e di altri potenti soggetti e dalla crisi economica globale. La stampa è la prima difesa della democrazia e la sua vulnerabilità ha enormi implicazioni per la sua tenuta, se i giornalisti non sono in grado di tener fermo il loro tradizionale ruolo di controllori dei poteri”.
Poco più di un terzo dei 195 Paesi esaminati garantiscono attualmente la libertà di stampa: sono classificati ‘free’ solo 70 Stati, il 36% del campione. Sessantuno (il 31%) sono ‘parzialmente liberi’ e 64 (il 33%) sono ‘non liberi’. Secondo l’indagine, solo il 17% della popolazione mondiale vive in Paesi che godono di una stampa libera.
La situazione è particolarmente peggiorata, oltre che in Italia, nell’Est asiatico, mentre per alcuni Paesi dell’ex Unione Sovietica, del Medio Oriente e del Nord Africa Freedom House parla di vere e proprie intimidazioni nei confronti della stampa libera. Un significativo passo in avanti è stato registrato dalle Maldive, passate dalla categoria ‘not free’ a quella ‘free’ grazie all’adozione di una nuova costituzione che protegge la libertà di manifestazione del pensiero, e al rilascio di un importante giornalista, detenuto in carcere.
Decisi peggioramenti si sono registrati in Cambogia (’not free’), Paese nel quale sono aumentate le forme di intimidazione e di violenza nei confronti dei giornalisti; Hong Kong (’partly free’), a causa delle eccessive forme di pressione esercitate dalla Cina, la stessa Cina e Taiwan; Bulgaria, Croazia, Bosnia e Russia; Israele, dove le pressioni sui giornalisti sono fortemente aumentate nel corso dell’ultimo conflitto a Gaza; Senegal e Madagascar; Messico, Bolivia, Ecuador, Guatemala e Nicaragua.
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