giovedì 30 dicembre 2010

sondaggio sul cinema di fantascienza:risultati parziali

ecco come sta andando il sondaggio sul miglior film di fantascienza
aggiornato alle ore 17.23 del 30 dicembre 2010
-2001: Odissea nello spazio 21 (25%)
Guerre Stellari 11 (13%)
E.T. l'extra-terrestre 1 (1%)
Arancia meccanica 1 (1%)
Ultimatum alla Terra 2 (2%)
-Blade Runner  23 (27%)
Alien 12 (14%)
Terminator 2: Il giorno del giudizio 2 (2%)
L'invasione degli Ultracorpi 5 (6%)
Ritorno al futuro 5 (6%)
come si noterà blade runner e 2001:odissea volano verso la vittoria
finale,mentre Alien e Guerre stellari lottano  per il terzo posto.
Per votera ancora andate su fantafilmpedia
Buon anno a tutti!

martedì 21 dicembre 2010

buon natale

auguro a tutti i miei lettori buon Natale e buon anno nuovo.Per un pò di giorni saro assente dalle tastiere e quindi vi ricordo il sondaggio sul cinema di fantascienza su Fantafilmpedia

venerdì 17 dicembre 2010

la cina e confucio

A Oslo una sedia vuota, a Pechino il gran ritorno di Confucio. Così la Cina ha cercato di gestire l'"incidente" Liu Xiaobo, il premio Nobel per la pace detenuto in un carcere cinese per "incitamento alla sovversione dei poteri dello Stato".
Mentre il comitato Nobel e il mondo occidentale celebrava Liu "per la sua lunga e non violenta lotta per i diritti umani fondamentali in Cina" (l'enfasi sulla non violenza è stato l'escamotage per assegnargli un premio relativo alla pace), Pechino assegnava il neonato premio Confucio per la pace a Lien Chan, ex vicepresidente di Taiwan e leader onorario del Partito nazionalista, "per avere costruito un ponte di pace tra la Cina continentale e Taiwan".E' prima di tutto una scelta politico-strategica. Premiare un membro di spicco del Partito nazionalista, premiare Taiwan, significa ricomporre anche simbolicamente antichi conflitti, nel nome della nuova Cina che oltre a essere potenza economica globale intende esercitare il suo ascendente sull'intera Asia orientale.Ai cinesi interessa il Nobel occidentale ma vogliono avere voce in capitolo. Altrimenti fanno da soli. Cosa ancor più profonda e importante, il premio Confucio delimita un'area culturale: qui c'è la civiltà cinese, non abbiamo bisogno dei vostri valori se voi li sventolate contro di noi.Esplicitamente creata per "interpretare l'idea di pace secondo il popolo cinese", l'onorificenza si inserisce nel solco del boom di Confucio con cui - sotto forma di guoxue re o "febbre per gli studi nazionali" - il Dragone colma il vuoto lasciato dalla fine del maoismo.Ma cosa significa confucianesimo? In termini politici soprattutto due cose: merito e virtù.Daniel A. Bell, docente di filosofia politica all'università Tsinghua di Pechino, è un esperto in materia. Autore di "China's New Confucianism", studia da anni gli aspetti sia teorici sia concreti - cioè nella vita di tutti i giorni - del fenomeno.
Nello stesso Partito comunista - sostiene Bell - vige ormai un criterio meritocratico di selezione: si cooptano i più capaci, non i più fedeli alla linea. E' un esito del graduale passaggio generazionale dalla vecchia guardia maoista ai nuovi tecnocrati alla Hu Jintao.Intanto, nelle accademie - tra cui la stessa scuola del Partito - si elabora un'alternativa politica alla democrazia occidentale che però non significhi necessariamente autoritarismo.
Il succo del discorso è una critica ai meccanismi democratici come strumenti di esclusione. Per i riformatori neoconfuciani, il sistema "una persona, un voto" ha un grosso limite: implica un'idea di uguaglianza che si ferma ai confini nazionali e che non tutela le generazioni future. Io e i miei concittadini scegliamo qui e ora. Ma in un mondo sempre più globalizzato, in cui le politiche hanno effetti sul lungo periodo, le comunità dei cittadini, specialmente di grandi Paesi leader, finiscono per decidere anche per gli altri, siano essi stranieri o posteri.
Si pensi per esempio a quanti ritengono che alle elezioni presidenziali Usa dovrebbero votare i cittadini di tutto il mondo. Una provocazione? I pensatori cinesi la prendono molto sul serio.Il modo migliore per realizzare ideali politici "globali" è secondo questi studiosi il merito, confucianamente inteso. Le posizioni di leadership andrebbero quindi assegnate ai membri più capaci e virtuosi della comunità, attraverso il meccanismo degli esami: una sorta di élite che poggerebbe però sull'eguaglianza di opportunità nell'accesso agli studi.
In pratica si tratterebbe di un sistema misto: la "nostra" democrazia per alcuni ambiti, la meritocrazia per altri. Su questioni come la distribuzione delle terre ai contadini o i livelli salariali nelle fabbriche, i diretti interessati avrebbero voce in capitolo (più di quanta ne abbiano oggi). Su temi come la politica estera e la protezione ambientale - che riguardano anche i non elettori - i neoconfuciani ipotizzano la creazione di una "camera del merito" dove deputati selezionati attraverso il meccanismo degli esami rappresenterebbero interessi più universali.Come è possibile valutare le virtù confuciane - senso della collettività, flessibilità, umiltà e compassione - attraverso gli esami? Secondo il principale pensatore neoconfuciano, Jiang Qing, la selezione dovrebbe creare il contesto e il "vocabolario morale" delle successive azioni politiche. In seguito, il candidato dovrebbe essere giudicato, una volta in carica, sulla base dei suoi atti pratici. Gabrielle Battaglia fonte Peacereporter

mercoledì 8 dicembre 2010

l'Amazzonia difesa da un prete ed un giornalista

Padre Mario Bartolini, è un missionario passionista che da 35 anno opera in Perù, zona dell’alto Amazonas. E’ originario di Roccafluvione (AP).
Geovani Acate Coronel, giornalista, è il direttore di “Radio Oriente”, la radio diocesana della provincia di Yurimaguas (Alto Amazonas – Perù).
Entrambi sono impegnati nella difesa dei diritti delle comunità indigene, minacciate dal disboscamento dell’alta amazzonia, dove il governo ha concesso ad una multinazionale la possibilità di distruggere la foresta per fare posto alle coltivazioni di biomasse per diesel. Il conflitto è sfociato nel Giugno del 2009 in scontri di piazza con morti e feriti sia tra le forze dell’ordine che tra i dimostranti. Secondo una fonte autorevole   lo scorso anno, in una regione attigua a quella dove Bartolini vive, l’esercito peruviano sparò contro le manifestazioni pacifiche degli indigeni causando un numero imprecisato di morti, forse oltre 200 .
Sia Bartolini, sia Acate sono sempre stati estranei ad azioni violente . Il primo (che ha già ricevuto diverse minacce di morte) è sempre stato vicino alla vita ed ai problemi dei suoi parrocchiani (il territorio della sua parrocchia è più grande della provincia di Firenze). Il secondo, da buon giornalista, ha solo raccontato attraverso la radio diocesana che dirige tutto il conflitto legato alla deforestazione dell’Amazzonia, compreso il sanguinoso assalto armato del 2009 contro gli indigeni che manifestavano.
Eppure oggi, insieme ad altri quattro leader delle comunità indigene dell’Alto Amazonas Padre Bartolini e il giornalista Geovani Acate Coronel sono sotto processo con l’accusa di  “Istigazione alla ribellione contro l’ordine pubblico”.Rischiano rispettivamente 15 e 10  anni di carcere. La sentenza di primo grado è attesa entro la fine del mese di Dicembre.Attorno alla vicenda si è creato un vasto movimento di opinione che porta solidarietà ai processati e pone il problema delle implicazioni sociali ed ambientali della deforestazione  dell’Amazzonia  .
In Italia ha espresso solidarietà e preoccupazione la FNSI, Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Il Sindacato dei giornalisti marchigiani (regione da cui proviene padre Bartolini) ha già chiesto un incontro all’ambasciatore del Perù in Italia.
La pagina facebook “sosteniamo padre Bartolini” ha già raggiunto i 2410 membri. Il sito www.aloemission.org ha promosso una campagna di sostegno ed offre al suo interno tutti i dettagli, gli approfondimenti ed i riscontri delle fonti .
fonte:LSDI

domenica 5 dicembre 2010

il web non è facebook

Si intitola Lunga vita al Web, ed è un articolo che verrà pubblicato sul numero di dicembre della rivista USA Scientific American. Un saggio apparso in anteprima sul sito dello stesso magazine a stelle e strisce, firmato dal padre del www, sir Tim Berners-Lee. Sei pagine per spiegare al mondo perché Internet sia un sinonimo di libertà e democrazia, ma anche come un pugno di nuovi protagonisti della Rete minacci quegli stessi principi che da più di un decennio ne rappresentano l'intima forza."Il web si è evoluto in uno strumento potente e ubiquo - ha esordito Berners-Lee - dal momento che è stato costruito su principi di uguaglianza nonché sul lavoro di migliaia di individui, università e aziende. Che hanno agito sia in maniera individuale che collettiva come parte del World Wide Web Consortium, affinché lo stesso web potesse espandere le sue possibilità". Ma il web attuale sarebbe in pericolo, minacciato sotto diversi aspetti.Alcuni dei nuovi protagonisti dell'IT avrebbero cioé gettato più di un'ombra su un principio fondamentale per la Rete, quello relativo alla sua universalità. Il web rischierebbe così di frammentarsi in una sorta di arcipelago, fatto di tante isole separate, ambienti chiusi in se stessi e dunque slegati da quello che invece dovrebbe essere un unico, gigantesco universo fatto di bit. Ma di quali isole ha parlato Tim Berners-Lee?
Innanzitutto da quelle potenzialmente create da social network come Facebook e Friendster. Siti il cui valore si baserebbe sulle informazioni fornite dagli utenti, aggregate in giganteschi database in attesa di un inevitabile sfruttamento commerciale. "Ognuno di questi siti rappresenta come un silo - ha spiegato Berners-Lee - separato rispetto agli altri. Una volta che si immettono dei dati verso uno di questi servizi, non è facile riutilizzarli in un altro spazio".
Come dire che le varie pagine personali rimangono presenti in un unico ambiente web, mentre tutte le informazioni inviate o i contenuti postati vengono recintati in quello che in lingua inglese viene chiamato walled-garden. Un ambiente recintato, contrassegnato dalla effe in blu di Facebook o dai profili curriculari di LinkedIn. Ma non di soli social network ha parlato il padre del web. Una decisa stoccata è arrivata a colpire operatori del cavo e provider della Rete.
Il tema è di quelli delicati. "Cosa succederebbe se il vostro provider vi offrisse una connettività più veloce per raggiungere un determinato negozio online di scarpe e al contempo vi complicasse l'accesso agli altri? - si è chiesto Berners-Lee a proposito di neutralità della Rete - Sarebbe un controllo molto potente. Cosa succederebbe se il vostro provider vi complicasse l'accesso a determinati siti, che parlino di una fazione politica o di una particolare religione?".
Il baronetto del web si è poi scagliato contro Apple, rea di promuovere una visione proprietaria della Rete. In particolare, la piattaforma iTunes rinchiuderebbe i propri utenti in una sorta di mercato obbligatorio, invece di indirizzarli verso un ambiente aperto. L'evoluzione futura dello stesso web sarebbe così limitata ad un pensiero indotto da società come quella di Cupertino. Berners-Lee ha dunque sottolineato come gli indirizzi interni alla piattaforma di Apple inizino sempre con itunes: piuttosto che con http:"Non si può linkare a qualsivoglia informazione nel mondo di iTunes - si può leggere ancora - Non si può inviare quel link a qualcun'altro. Non si è più sul web". Web che andrebbe invece preservato, sempre secondo Berners-Lee, proprio nella sua integrità e universalità. La strada da percorrere andrebbe perciò verso gli standard aperti, non verso ecosistemi chiusi e centralizzati come quelli social o al gusto Mela.Mauro Vecchio da punto-informatico.it