mercoledì 30 dicembre 2009

sondaggio sul nucleare

Il mio piccolo sondaggio sul ritorno dell'Italia alla energia nucleare si è concluso.

Su 31 persone che anno votato e che ringrazio di cuore i risultati sono stati i seguenti:
6 voti hanno deciso per il ritorno al nucleare, pari al 19 %;
25 hanno votato no  al nucleare e quindi sarebbero pari al 80 %.
Quindi l'80 % ha detto di no.
Penso che se tutti i sondaggi che si facessero sul ritorno al nucleare avessero questi risultati dovremmo rivedere tutta questa urgenza,questa ambizione di ritornare ad un tipo di energia altamente antieconomica e pericolosa,come ho scritto in altri post di questo blog.
In ogni caso consegno il risultato del sondaggio al web con la speranza di vedere cambiare rotta su questo argomento le autorità italiane.

sabato 19 dicembre 2009

le conclusioni di copenhagen

Ecco le conclusioni del summit della vergogna scritte attraverso una lettera spedita da Greenpeace a tutti gli attivisti 
Ciao attivista,sostenitore...
Come le decine di migliaia di attivisti attorno al globo che hanno lavorato in modo così duro perché da Copenhagen uscisse un trattato equo, ambizioso e legalmente vincolante, ho sperato fino all´ultimo che i nostri leader avrebbero agito, raggiungendo un accordo sul clima sufficiente a evitare la catastrofe climatica.

Ma la realtà è stata diversa. Nonostante il mandato ricevuto dai cittadini di tutto il mondo, e più di un centinaio di capi di governo arrivati a Copenhagen, il battibecco continua. I nostri leader non hanno agito come tali. Non hanno portato a termine il loro compito.

Il risultato non è equo, né ambizioso e legalmente vincolante. Oggi, i potenti della Terra hanno fallito l´obiettivo di impedire cambiamenti climatici disastrosi.

La città di Copenhagen è la scena di un crimine climatico, con i colpevoli che scappano verso l´aeroporto, coperti di vergogna. I leader mondiali hanno avuto un´occasione unica per cambiare il pianeta in meglio, evitando i cambiamenti climatici. Alla fine hanno prodotto un accordo debole, pieno di lacune abbastanza grandi da farci passare attraverso tutto l´Air Force One.

Ma non è finita. I cittadini di tutto il mondo chiedevano un vero accordo prima che il Summit iniziasse, e continuano a chiederlo. Possiamo ancora salvare centinaia di milioni di persone dalle devastazioni di un mondo sempre più caldo: ma è solo diventato molto più difficile.

La società civile, la maggior parte della quale è stata chiusa fuori nei giorni finali di questo Summit sul clima, ora deve raddoppiare i propri sforzi. Ciascuno di noi deve costringere i propri leader ad agire. Dobbiamo portare la lotta per impedire la catastrofe climatica a ogni livello politico: locale, regionale, nazionale e internazionale. E lo stesso per le stanze dei consigli di amministrazione e le strade principali delle nostre città. O lavoreremo per un cambiamento effettivo della nostra società o soffriremo le conseguenze di questo fallimento.

Come insulto finale, abbiamo appena saputo che i tre attivisti di Greenpeace entrati nel Palazzo Reale danese, nel corso della cena ufficiale dei capi di Stato, aprendo un banner con la richiesta di una vera azione per il clima, sono stati spediti in prigione per tre settimane. Si tratta dei leader sbagliati. I veri leader mondiali che hanno provato ad agire realmente sono ora in cella, mentre i presunti leader stanno abbandonando la scena.

venerdì 18 dicembre 2009

Alfred Elton van Vogt

In questi giorni sto leggendo "Crociera nell'infinito",devo dire un grande romanzo di fantascienza dello scrittore A.E.Vongt.Fantascienza pura,spaziale proprio come la stavo cercando da un pò di tempo:io grande lettore di romanzi di fantascienza,una volta aimè,non ho mai letto nesun romanzo di questo scrittore.Sto rimediando ed in suo onore publico la sua biografia tratta da Wikipedia.
Alfred Elton van Vogt (Winnipeg, 26 aprile 1912 – Los Angeles, 26 gennaio 2000) è stato uno scrittore statunitense di fantascienza.Figlio di un ammiraglio olandese, nasce in Canada dove vive fino all'inizio degli anni quaranta, quando si trasferisce a Los Angeles prendendo la cittadinanza statunitense.Nonostante la sua accanita lettura di riviste di fantascienza, ed in particolare di Amazing Stories, Van Vogt si avvicina (nel 1935)
all'attività di scrittore con racconti d'avventura e d'amore che vengono regolarmente pubblicati, sotto pseudonimi, su True Story. Realizza inoltre drammi radiofonici, e solo nel 1939 debutta nel mondo della
fantascienza con "Black Destroyer", apparso sul numero di luglio di Astounding Science-Fiction, racconto che ebbe un tale immediato e notevole successo da convincere l'autore a proseguire in tale genere.Nel 1950 Black Destroyer, insieme ad altri 3 racconti ("War of Nerves"(1950), "Discord in Scarlet" (1939) ed "M 33 in Andromeda" (1943), andrà a formare il famoso romanzo "The Voyage of the Space Beagle", noto in Italia con il titolo Crociera nell'infinito, una delle serie più acclamate della fantascienza dell'età d'oro che,con la sua crociera verso l'ignoto, avente per oggetto l'esplorazione di pianeti e galassie lontanissime, è ispirato alla famosa relazione L'origine delle specie che il naturalista Charles Darwin pubblicò al ritorno del suo viaggio intornoal mondo a bordo della nave Beagle. Su Astounding van Vogt continua a pubblicare per anni. Anche Slan, il suo romanzo più celebre, esce sulla stessa rivista nel 1940, scritto di notte mentre lavora allo United States Department of Defense. Slan rappresenta un notevole arricchimento per la fantascienza di quegli anni, ed introduce un elemento,quello dei superuomini, che costituirà un importante filo conduttore per molte altre opere di Van Vogt.
Dal 1941 decide di dedicarsi alla fantascienza a tempo pieno. Si dimette dallo U.S. Department of Defense ed iniziacosì, con "The Seesaw", uno dei suoi cicli di maggior successo, quello dei fabbricanti di armi (The Weapon Shops of Isher, 1941-1949). Nel 1944 legge, apprezzandola, Science and Sanity: an Introduction to Non-Aristotelian Systems and General Semantics dell'ingegnere polacco Alfred Korzybski. L'idea di una logica Non-aristotelica lo porta ad iniziare il ciclo del "Non-A" (1945-1985), considerato unanimemente come il suo capolavoro. Nel 1950 legge su Astoundingl'articolo Dianetics: the Modern Science of Mental Health di L. Ron Hubbard (altro importante scrittore di fantascienza di quegli anni). Van Vogt viene così a conoscenza di un metodo che promette di migliorare le facoltà mentali. Affascinato dall'idea comincia a prendere contatti con Hubbard, e negli anni successivi, a lavorare intensamente per la sua organizzazione. Il notevole interesse per le teorie di Korzybski ed Hubbard lo porta ad allontanarsi dalla fantascienza ed a impiegare ingenti risorse (fisiche ed economiche) in tali dottrine. In questi anni meno produttivi dal punto di vista letterario escono per lo più adattamenti di suoi racconti scritti in precedenza, tra i quali bisogna almeno ricordare I ribelli dei 50 soli (The Mixed Men, 1952), L'impero dell'atomo (Empire of the Atom, 1956), ispirato alle vicende e alla caduta dell'Impero Romano, The Beast (1963) e soprattutto La guerra contro
i Rull (The War Against the Rull, 1959), da molti considerato come il miglior romanzo d'avventura spaziale di Van Vogt, ma anche il meno unitario.Van Vogt riprende a scrivere solo nel 1963, soprattutto dietro l'interessamento e gli inviti di Frederik Pohl (alloradirettore di Galaxy), non riuscendo però più a raggiungere il medesimo livello qualitativo degli anni precedenti. Le storie di questo secondo periodo nascono, quasi tutte, direttamente come romanzi omogenei; dimostrano pertanto una maggiore coesione nello stile e nella trattazione tematica rispetto a quelle precedenti, ma allo stesso tempo risultano meno adeguate a tenere il passo con l'evoluzione della fantascienza, che è ormai molto diversa da quella degli anni quaranta. L'autore sembra ormai faticare a ritrovare la creatività e il guizzo geniale dei suoi romanzi giovanili e le sue ultime opere vengono accolte con commenti non molto positivi da parte della critica e dei lettori. Di questo periodo degno di nota è dunque soltanto The Silkie (1969).
Lo stile di Van Vogt è spesso confuso. Questo è principalmente dovuto al fatto che la maggior parte dei suoi romanzi altro non sono che fusioni di racconti scritti in precedenza. Nel 1945 Damon Knight scrive un articolo sulla fanzine Destiny's Child in cui attacca duramente lo stile di Van Vogt. Lo accusa di avere uno stile povero, goffo, inadatto; lo accusa di creare trame inconsistenti ed incoerenti che non reggono ad un esame attento e scrupoloso; ne denuncia la povertà intellettuale e l'incapacità tecnica. L'articolo terminava con un'espressione ormai divenuta famosa «come scrittore Van Vogt non è affatto un gigante come si dice: è soltanto un pigmeo che usa una gigantesca macchina da scrivere». Tutto vero? in parte. È forse vero che il nostro autore ha uno stile spesso confuso, ma non si può non ammirarne il notevole fascino, il sense of wonder che le sue opere trasmettono. Altri critici e scrittori infatti ammettono sentimenti contrastanti nei confronti di quest'autore: così Aldiss confessa che, pur negando la validità della tecnica di Van Vogt, non può non ammirare il fascino delle sue ciclopiche avventure, e Frederik Pohl gli dà atto di un virtuosismo non comune e di una grandiosità raggiunta con non indifferente bravura. Il giudizio più centrato di Van Vogt comunque l'ha forse dato Alexei Panshin: «molte delle sue storie, comprese quelle che ci colpiscono maggiormente, cadono in pezzi se vengono sottoposte ad un esame rigoroso. Il suo stile è rozzo: privo di
sensibilità, privo di grazia e spesso vago. I suoi intrecci sono complicati, ma quando alla fine tutto il turbine si
ferma, appaiono contraddittori. [...] i dettagli sono la debolezza di Van Vogt. [...] Ma chissà perché Van Vogt non cade immediatamente morto quando vengono così mostrati i suoi difetti. La sua forza è costituita dai simboli trascendenti».
La forza di Van Vogt sta effettivamente sì nel mettere le parole sulla carta alla meno peggio, ma anche nell'infondere nuove idee e colpi di scena continuamente, nel tentativo di mantenere un clima di suspense, di tensione dall'inizio alla fine del romanzo. Sta nello sviluppare la saga spaziale verso direzioni nuove, non ingenue, in cui s'inseriscono spesso considerazioni di ordine linguistico e filosofico non banali... e poi nel suo pensare in grande! Van Vogt sa scrivere soltanto di personaggi dai poteri immensi, di Superuomini, di astronavi lunghe otto chilometri, di mostri giganteschi. Nelle sue storie è sempre in gioco, come minimo, il destino di un Impero Galattico, se non dell'intera Umanità o addirittura dell'intero Universo. Van Vogt non riesce a pensare se non in termini megalomaniaci, sproporzionati di grandezza. È in questo modo che egli riesce ad aprire filoni di meraviglia e stupore nel lettore che altrimenti potrebbe trovare solo nell'amore o nei sogni.
Un altro elemento fondamentale dei contenuti delle storie del nostro autore sono le sue "mitologie scientifiche", cioè le scienze create da lui stesso, di volta in volta. In genere Van Vogt si rifà a teorie già esposte da altri pensatori e scienziati (ma spesso pseudo-scienziati) del nostro tempo, a cui tuttavia dà interpretazioni del tutto personali.
Nascono così: la Teoria dell'Universo Ombra di "The Universe Maker" (1953), il Sistema Bates per il Rafforzamento della Vista che sta alla base di "Siege of Unseen" (1959), il Connettivismo di "The Voyage of the Space Beagle", il Callidetico e l'Uomo-No di "The Weapon Shops of Isher", la De-Differenziazione e la Totipotenza delle Cellule del Corpo Umano di "The Beast", ed ovviamente la celeberrima e controversa Logica Non-Aristotelica del "Non-A". Ma in alcuni casi egli stesso inventa dal nulla nuove leggi fisiche per uscire da situazioni particolarmente intricate. In Non-A, ad esempio, per spiegare la capacità del protagonista di teletrasportarsi in qualsiasi luogo dell'Universo, Van Vogt crea una Legge della Similarità dei Tre Punti che non ha alcun riscontro dal punto di vista scientifico.
(Bibliografia parziale)
• Il distruttore nero (Black Destroyer, 1939, confluito in Crociera nell'infinito, 1950)
• Il segreto degli Slan (Slan, 1940)
• La cripta della bestia (Vault of the Beast, 1940)
• Il libro di Ptah (The Book of Ptath, 1943)
• Destinazione Centauro (Far Centaurus, 1944)
• Il mondo del Non-a o Anno 2650 (The World of Ā o The World of Null-A, 1945)
• L'occhio dell'infinito (The Cronicler, 1946)
• Hedrock l'immortale (The Weapon Makers, 1947)
• Caro corrispondente (Dear Pen Pal, 1949)
• La casa senza tempo (The House That Stood Still, 1950)
• Crociera nell'infinito (The Voyage of the Space Beagle, 1950)
• Le armi di Isher (The Weapon Shops of Isher, 1951; da tre racconti pubblicati nel 1941, 1942 e 1949)
• I ribelli dei 50 soli (The Mixed Men, 1952)
• Gli uomini ombra (Universe Maker, 1953)
• Pianeti da vendere (Planets For Sale, 1954; in collaborazione con sua moglie Edna Mayne Hull)
• Gli schiavi del Non-a (The Pawns of Null-A, conosciuto anche come The Players of Null-A, 1956)
• Il cervello trappola (The Mind Cage, 1957)
• L'impero dell'atomo (Empire of the Atom, 1957)
• La guerra contro i Rull (The War against the Rull, 1959)
• Lo stregone di Linn (The Wizard of Linn, 1962)
• Creature (Monsters, 1965), antologia
• I polimorfi (The Silkie, 1969)
• Reflections of A.E. Van Vogt (1975), autobiografia
• Mente suprema (Supermind, 1977)
• I cavalieri delle stelle (Star Raiders, 1977)
• Non-a 3 (Null-A Three, 1985)

martedì 15 dicembre 2009

la conferenza di Copenhagen non và...

Una delle sedute della conferenza di Copenaghen si è chiusa in una grande confusione dopo che i rappresentanti dei paesi africani e di altri paesi in via di sviluppo hanno accusato la presidenza della conferenza di cercare di “uccidere” il protocollo di Kyoto.Secondo i delegati, all’interno del meeting c’è una corrente che cerca di mettere da parte le richieste dei paesi più poveri. La crisi è scoppiata dopo che l’Australia ha proposto di sospendere la discussione sul taglio delle emissioni di anidride carbonica. La Danimarca e le Nazioni Unite hanno cercato di rassicurare i rappresentanti africani (particolarmente quello nigeriano, appoggiato dai paesi del G77). Ma si fa sempre più lontana l’ipotesi di riuscire a raggiungere un accordo globale entro venerdì, per la chiusura del meeeting.
Un altro filone di polemiche parte dalle parole di Barack Obama, nel suo discorso di Oslo, sui cambiamenti climatici: “Se non faremo niente, avremo sempre più siccità, carestie e spostamenti di massa, che negli anni farano aumentare i conflitti”. “L’allusione agli spostamenti di massa come fattore di conflitto fa riferimento alle lobby statunitensi legate all’esercito e ai neocon, che sono riusciti a imporre l’idea che i futuri profughi ambientali sono un ‘moltiplicatore di minacce’ per la sicurezza degli stati Uniti”, scrive Público.
Una delle lobby più influenti è l’American security project che una una recente campagna pubblicitaria affermava che “le migrazioni di massa e le emergenze umanitarie mettono in pericolo gli interessi nazionali degli Stati Uniti e li costringeranno a intervenire”.
Un parere simili è quelo del ministro degli esteri francese Hubert Védrine, secondo cui “se i movimenti di migratori sono sempre più di massa e rapidi, sicuramente ci dovrà essere una risposta di sicurezza”.
Su una cosa c’è abbastanza consenso: entro il 2050 i profughi ambientali potrano essere 200 milioni. E se davvero le nevi del Tibet e dell’Himalay stano sciogliendosi, anche molti di più.
fonte:internazionale

giovedì 10 dicembre 2009

il potere nega il cambiamento del clima


La Conferenza intergovernativa per i cambiamenti climatici (Ipcc) si è impegnata a investigare a fondo lo scandalo delle mail e dei documenti rubati dagli archivi del Centro ricerche sul clima (Cru) dell’università britannica di East Anglia, che ha sollevato un polverone politico e mediatico a pochi giorni dall’inizio del vertice di Copenaghen. Qualunque sia il risultato dell’inchiesta, secondo New Scientist e Nature questo scandalo non minaccia affatto la credibilità della ricerca scientifica sul clima.
Alcune email e documenti sottratti dal Cru dimostrano, secondo alcuni, che gli scienziati di uno dei centri di ricerca sul clima più importanti del mondo hanno alterato alcuni dati per dimostrare che i cambiamenti climatici sono causati direttamente dall’attività umana. Ma un’inchiesta dell’Ipcc e del settimanale britannico Mail on Sunday sostiene che l’operazione di delegittimazione della comunità scientifica sia stata opera dei servizi segreti russi. Secondo i giornali scientifici, tuttavia, questa vicenda non smentisce in nessun modo il fenomeno dei cambiamenti climatici e la loro dipendenza dai gas serra.
“Siamo sicuri al cento per cento che il mondo si stia riscaldando”, afferma New Scientist. È sotto gli occhi di tutti, basta guardare il proprio giardino: “Osservate la campagna a primavera, quando sbocciano i fiori, quando nascono nuove foglie, quando arrivano gli uccelli migratori. Se confrontate le vostre osservazioni con i dati degli anni passati, vi accorgerete che la primavera arriva giorni, forse settimane in anticipo rispetto a qualche decennio fa”.
Lo scandalo delle mail rubate è grave e suscita timori di manipolazione, “ma dimostra semplicemente che molti dati devono essere confermati e confrontati e che ci possono essere degli errori di rilevazione che dipendono dalle condizioni delle misurazioni e da fattori ambientali, anche se il quadro generale è chiaro: i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera sono aumentati e questo è direttamente connesso al riscaldamento globale”.
Anche Nature è della stessa opinione: “Le mail rubate non rivelano un complotto scientifico, ma mettono in luce il rapporto difficile tra ricerca scientifica e opinione pubblica”. Questo scandalo, sostiene Nature, e le tesi di chi lo ha utilizzato per sostenere un atteggiamento di scetticismo rispetto ai cambiamenti climatici, in passato avrebbe suscitato ilarità per la sua inconsistenza. “Invece sarà strumentalizzato dagli ostruzionisti, per esempio nel senato statunitense, per combattere la legge in discussione per la riduzione delle emissioni”.
Certo i meteorologi potrebbero usare criteri di apertura e di condivisione delle informazioni più aperti e più orizzontali e questo eviterebbe vicende come quella delle mail rubate, “ma è anche vero che molti governi impediscono agli istituti di ricerca di rendere pubblici i loro studi sul clima per ragioni di sicurezza. Anche questo, per esempio dovrebbe cambiare”.
fonte:internazionale

mercoledì 9 dicembre 2009

la catastrofe climatica


Secondo l'ONU il numero di persone colpite da catastrofi naturali è più che raddoppiato negli ultimi anni. Lo studio, che è stato rilasciato il secondo giorno della Conferenza sul cambiamento climatico a Copenaghen, stima che tra 25 milioni e un miliardo di persone potrebbero essere cacciati dalle loro case per i prossimi quattro decenni, ma solo pochi di questi rifugiati "climatici" sarebbero in grado di lasciare i loro paesi a causa della mancanza di mezzi e la capacità di viaggiare in luoghi più ricchi. Potenziali punti caldi per le migrazioni internazionali sono già stati identificati. Questi sono i paesi che hanno alti tassi di emigrazione, con enormi sfide socio-economiche. Essi comprendono l'Afghanistan, Bangladesh, la maggior parte del Centro America, dell'Africa occidentale e diversi paesi del sud est asiatico.
Sul piano pratico, dal Protocollo di Kyoto (1997) a oggi, quanti degli obiettivi fissati per ridurre le emissioni di gas a effetto serra sono stati raggiunti?
Antonello Pasini, esperto di cambiamenti climatici dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr spiega:
Innanzitutto, va precisato che  Kyoto è stato fondamentalmente un atto di buona volontà dell’Occidente per dare il buon esempio sulla riduzione delle emissioni .Tra i firmatari occidentali, però, mancarono gli USA, che addirittura dal 1990 hanno aumentato le emissioni del 20%, mentre Russia e Australia hanno aderito solo nel 2005 e nel 2007. La ‘filosofia’ del Protocollo è la responsabilità comune differenziata, per cui il problema è globale ma chi ha contribuito di più alle emissioni deve ridurre in misura maggiore e per primo.
Peraltro, non tutti i paesi aderenti hanno rispettato gli impegni presi. I più virtuosi sono stati la Germania, (- 22%), l'Inghilterra(-17%) e la Francia (-6%). I più inefficienti, la Spagna (+54%), la Finlandia (+11%) e l’Italia (+7%)”. Fuori dal protocollo,  sono poi rimasti Cina e India, cioè altri due dei maggiori ‘inquinatori’, Brasile e paesi in via di sviluppo, tra cui l’Africa che emette pochissimo ma è anche il continente più vulnerabile.
In questa situazione, Copenhagen è attesa come un appuntamento fondamentale, soprattutto dopo che Obama ha dichiarato che parteciperà al vertice, anticipando l’impegno a ridurre le emissioni di gas serra del 17% in dieci anni. Una decisione importante in un momento di empasse in cui le forze centrifughe sembrano più forti di quelle di coesione, anche se negli ultimi giorni c’è stato un altro segnale positivo: la Cina ha deciso di diventare più efficiente, cioè di emettere meno CO2 per unità di Pil, Certo è che le riduzioni di cui parla il presidente americano sono relative al 2005: gli Usa tornerebbero dunque soltanto a valori di emissione simili a quelli del 1990, anno di riferimento.
fonti:ONU,CNR

lunedì 7 dicembre 2009

la sfida del clima a copenhagen




conferenza di copenhagen sul clima.
Finalmente la grande ora è giunta:a Copenhagen si apre la Conferenza sui cambiamenti climatici,dove più di 15.000 partecipanti provenienti da 192 paesi del mondo,in due settimane,decideranno le sorti della nostra Terra.Secondo l'ONU,cioè chi ha organizzato questa gigantesca conferenza,essa rappresenta un punto di svoltanella lotta per impedire il disastro cliamatico.
Il mondo si aspetta che con questa conferenza vengano fatti concreti passi in avanti sul clima, così da gettare le basi per giungere ad un accordo di alto livello.una delle maggiori organozzazioni ambientaliste del mondo, Greenpeace,chiede a gran voce che per giungere a un accordo stringente sia necessario che gli stessi capi di stato, che hanno i maggiori poteri decisionali, partecipino direttamente al vertice di Copenaghen. Ministri e altri delegati non sono infatti in grado di prendere le decisioni necessarie in quella sede, col rischio di concludere il percorso in un “nulla di fatto”.
Greenpeace insieme a WWF chiedono inoltre:(secondo me sono i punti più importanti da raggiungere)
I Paesi industrializzati, come gruppo, devono impegnarsi a ridurre le proprie emissioni di gas serra di almeno il 40% entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990
False soluzioni, pericolose e immature, come l’energia nucleare e la cattura e lo stoccaggio della CO2 da impianti a carbone (CCS) non devono rientrare tra le opzioni finanziabili all’interno del Protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni
La deforestazione (e le emissioni ad essa associate) deve essere fermata in tutti i paesi in via di sviluppo al più tardi entro il  2020. L’obiettivo “Deforestazione ZERO” deve essere raggiunto già entro il 2015 in Amazzonia, Congo e Indonesia.
Mantenimento dell’aumento delle temperature ben al di sotto della pericolosa soglia dei 2°C, e declino delle emissioni globali a partire dal 2017.
L’International Energy Agency ha calcolato che per ridurre di due gradi la temperatura del pianeta sono necessari 10500 miliardi di dollari di nuovi investimenti per aggiornare centrali elettriche, oleodotti e raffinerie.
Questi obiettivi sono molto ambiziosi,se i governi dei paesi più industrializzati lavoreranno duro,si riuscirà a raggiungerli.Putroppo i paesi del mondo partono alla Conferenza già divisi nei propri egoismi e questo sarà uno dei motivi del fallimento di questa conferenza(scusate il mio pessimismo.)

venerdì 4 dicembre 2009

giornalisti in pericolo

Il mestiere di giornalista è  uno dei mestieri più pericolosi al mondo,specialmente se si fà in zone di guerra o in regimi dittatoriali, e lo conferma quello che è successo recentemente a Mogadiscio dove tre giornalisti sono morti in un'esplosione , che ha ucciso almeno 22 persone, compresi tre ministri del governo. Altri due giornalisti sono feriti gravemente. Un attentatore suicida ha fatto esplodere la bomba durante una cerimonia del diploma universitario presso l'Hotel Shamo. Diversi giornalisti sono stati uccisi in Somalia di quest'anno, che lo rendono uno dei paesi più letali al mondo per la stampa, e il più sanguinoso in Africa.A difendere il giornalista oppresso ci pensa il Committee to Protect Journalists che è un'organizzazione indipendente senza scopo di lucro fondata nel 1981 con sede a New York che promuove la libertà di stampa in tutto il mondo, difendendo i diritti dei giornalisti di riferire la notizia, senza timore di rappresaglie.
Nel sito sono raccolte le seguenti statistiche:
36 giornalisti uccisi nel 2009
763 giornalisti uccisi dal 1992
485 i giornalisti uccisi impunemente dal 1992
30 giornalisti scomparsi in tutto il mondo
Queste le prime quattro nazioni dell'anno in corso:
Somalia: 6
Iraq: 4
Pakistan: 4
Russia: 3
CPJ organizza vigorose proteste pubbliche opera attraverso i canali diplomatici per difendere i giornalisti in pericolo in tutto il mondo. CPJ pubblica articoli, comunicati stampa, relazioni speciali, una rivista semestrale e un'indagine annuale a livello mondiale della libertà di stampa .CPJ gestisce anche l'annuale CPJ International Press Freedom Award, che premia ed onora i giornalisti e sostenitori della libertà di stampa che hanno subito percosse, minacce, intimidazioni e la prigione per aver segnalato la news.
CPJ è un membro fondatore della International Freedom of Expression Exchange (IFEX), una rete globale di oltre 70 organizzazioni non governative che monitora le violazioni della libera espressione di tutto il mondo e difende i giornalisti, scrittori,blogger e altri che sono perseguitati per aver esercitato il loro diritto di libertà di espressione.

martedì 1 dicembre 2009

castelli di sabbia


“Il più grande mistero nel crac finanziario di Dubai non è perché il sogno del deserto si è trasformato in un incubo, ma perché ci ha messo così tanto”, scrive il Guardian. Oggi laborsa di Abu Dhabi ha perso più di otto punti e il titolo Dubai World 15. E domani non andrà meglio, dopo la notizia che il governo non si assumerà la responsabilità dei debiti di Dubai World, società completamente controllata dallo stato.
La stampa britannica segue la crisi di Dubai con molta attenzione, visto che molti inglesi vivono o fanno affari negli Emirati. E spiega che la crisi viene da lontano, e che molti hanno solo fatto finta di non vederla arrivare. “Fin dall’inizio della crisi dei mutui negli Stati Uniti, la stretta internazionale sui prestiti ha portato allo scoppio di alcune bolle finanziarie nel mondo, come quella in Islanda o in Gran Bretagna. Ma altre ci hanno messo un po’ di più. A Dubai, i costruttori dei grattacieli si erano resi conto che sarebe stato difficile terminarli e venderli, e che i costi delle case stavano crollando. Ma hanno preferito andare avanti lo stesso, nella speranza di un miglioramento”.
Ma le cose non sono andate come speravano e ora, secondo le banche internazionali, la società Dubai World deve affrontare un buco di 60 miliardi di dollari. A Dubai il tempo degli arcipelaghi a forma di planisfero e degli alberghi sospesi sull’acqua sembra sempre più lontano.
tratto da: internazionale