giovedì 7 ottobre 2010

omaggio a vargas llosa

Vargas Llosa è uno scrittore straordinario, ha note, nella sua prosa, di immensa forza e varietà: come non sentire che spesso la grandezza letteraria chiude la bocca a ogni sospetto di incoerenza politica? Come non affermare, in questo caso come in passato per Balzac, che l'arte può prendere la mano allo scrittore e procedere per strade diverse rispetto alle scelte ideologiche dell'autore? La festa del caprone è un grande romanzo "rivoluzionario", un romanzo che denuncia con intensità la violenza barbara di una dittatura, che mostra "di che lacrime grondi e di che sangue" ogni tirannide che ha insanguinato la storia di tanti paesi dell'America latina. Santo Domingo e il suo dittatore, Trujillo, sono il cuore del romanzo: uno stato che per appagare il Chivo, il Caprone, ha sacrificato se stesso, ha venduto e corrotto i cuori degli uomini, ha permesso alle sue donne di diventare trastullo di un vecchio laido, ha offerto le proprie vergini da stuprare per soddisfare le sue frustrazioni sessuali. I vari adulatori che circondavano il dittatore, ricattabili in tutto da lui, gli avevano regalato l'anima in parte per vigliaccheria (e costoro erano i migliori), in parte per adesione piena al criminale progetto di potere. Ma, come avviene per fortuna sempre, c'è chi si ribella: c'è chi lo fa per una profonda coscienza dell'orrore che si sta perpetrando, o per vendetta di un torto subito, o per ribellione quando la fedeltà al regime impone gesti contro natura. A tutti costoro è chiaro che la posta in gioco è la vita stessa, la propria in cambio di quella del nemico, ma forse anche la propria per spegnere quella del nemico.
Il romanzo procede su tre linee parallele. La prima vede Urania Cabral, figlia dell'ex presidente del Senato caduto in disgrazia nell'ultimo periodo del regime, tornare a Santo Domingo dopo più di trent'anni di assenza, e rievocare, accanto al letto del vecchio padre malato e da lungo tempo odiato e disprezzato, un'infanzia e un'adolescenza profondamente segnate da quella dittatura. La seconda vede i preparativi dell'attentato al "Caprone" e le storie individuali degli uomini che stanno per eseguire l'agguato al dittatore, e i percorsi che hanno portato persone tra loro diverse per cultura e stato sociale ad un comune destino. La terza linea narrativa entra nel Palazzo, osserva Trujillo e il suo entourage, ricostruisce la personalità del Capo e quella dei suoi collaboratori, e osserva la crudeltà spietata dei gesti, delle parole, delle azioni che questi hanno compiuto per conquistare e conservare il potere.
Queste tre dimensioni di un'unica storia si ricompongono negli ultimi capitoli, uniti dall'esplosione dei colpi di pistola che interrompono quel cammino di sangue: ci saranno dei morti, primo fra tutti il Caprone, ma altri porteranno per sempre ferite che nessuna vendetta potrà rimarginare.
Se, come ha recentemente affermato Vargas Llosa, "il disadattamento al mondo reale, il romanzo, la letteratura sono un atto di ribellione", questa ultima prova testimonia quanto può essere importante e coinvolgente la presa di posizione di un intellettuale contemporaneo per creare la coscienza dei lettori e il loro spirito critico.articolo di Grazia Casagrande

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