mercoledì 23 febbraio 2011

libia,ora

Nella serata di martedì 22 febbraio, il dittatore libico Muhammed Al Gheddafi ha da poco terminato il suo discorso alla Tv di Stato. Un intervento furioso in cui ha rivolto avvertimenti e minacce a tutti coloro, sostenitori inclusi, che in questi giorni stanno portando avanti manifestazioni anti-governative. La Libia rischia di finire come l'Afghanistan, l'Iraq, la Somalia - questo l'avvertimento lanciato dal dittatore libico. Gheddafi ha incoraggiato poi i cittadini ad uscire, domani, dalle proprie case per cacciar via i “terroristi” e consegnarli alle forze di sicurezza affinché vengano “puniti con la morte”. Ha aggiunto di essere pronto a lottare fino “all'ultima goccia di sangue” e ha continuato elencando con ampiezza di dettagli ogni singola cosa che avrebbe punito con la morte, incluso lavorare per un'Organizzazione internazionale, usare violenza contro le forze governative o minacciare l'unità del Paese. Tale discorso delirante e, sembrerebbe improvvisato a braccio, è stato seguito da libici, arabi e in ogni parte del mondo. In molti hanno colto e rilanciato immediatamente su Twitter il sarcasmo e il ridicolo derivante da certe espressioni del dittatore libico, pur non dimenticando le tragiche uccisioni e l'instabilità che vanno caratterizzando il Paese.
Gheddafi ha giustificato la brutale repressione contro le proteste degli ultimi giorni, elencando altri momenti nella storia, portando esempi di governi che hanno ucciso i manifestanti e affermando cose del tipo: “L'unità della Cina era più importante della gente a piazza Tienamen.” Domani - ha poi detto - i giovani (non quelli “drogati”) dovrebbero costituire dei comitati per difendere la sua rivoluzione. “Voi siete più di loro”, ha aggiunto.(E noi italiani dovremmo essere amici di quest'uomo?).scritto da Amira Al Hussaini
fonte:globalvoices

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