lunedì 6 settembre 2010

ramadan

di Jillian C. York · tradotto da Gabriella Imparato · vai all'articolo originale [en]
Per i Musulmani, il sacro mese del Ramadan è un periodo di riflessione, di comunione, e ovviamente di digiuno. Ma per i non credenti in Paesi in cui digiunare è la regola – o addirittura un'imposizione – il Ramadan può essere un grosso peso da sopportare. Lo scorso anno, Global Voices ha riportato [en, come gli altri link, eccetto ove diversamente indicato] un articolo a proposito di un gruppo di attivisti marocchini, il Movimento Alternativo per le Libertà Individuali (il cui acronimo francese è MALI, che significa anche “e io cosa dovrei fare?”, in darija). Il gruppo ha tentato di protestare contro la legge marocchina, che impone ai musulmani di digiunare, mangiando un panino in pubblico all'ora di pranzo.
Quest'anno, come riferisce l'Economist il confronto prosegue. Tuttavia secondo l'articolo, i dimostranti quest'anno non intendono inscenare una dimostrazione pubblica, ma continuano ad impegnarsi online, con un gruppo su Facebook, e ovviamente anche offline.
Un'intervista con la leader del gruppo, Ibtissame “Betty” Lachgar, è stata pubblicata da Giovane Africa e tradotta in inglese dal Morocco Board. Quando le è stato chiesto se rimpiangesse le proteste dell'anno scorso, Lachgar ha risposto:
Niente affatto. L'iniziativa è stata un successo e molte persone hanno dimostrato sostegno. Ha aperto il dibattito sull'Articolo 222 del Codice Penale, che prevede il carcere per quanti rompono apertamente il digiuno durante il mese del Ramadan. Noi non siamo contro l'Islam, ma siamo per la libertà di coscienza. Cioè che ogni marocchino, ateo, Cristiano o Musulmano, venga trattato a pari condizioni.
Nella sezione dei commenti, “MaroccoGurl” è uno dei pochi che si dicono d'accordo con Lachgar:
Invito qui i miei amici marocchini ad essere aperti mentalmente su questo tema. Presumo che la maggior parte dei lettori viva o negli Stati Uniti o in un altro Paese occidentale. Chiediamo una posizione equa per i Musulmani e dovremmo sforzarci di ottenere un trattamento equo per i non-Musulmani o non-religiosi nel nostro Paese di nascita. Possiamo discutere delle motivazioni dietro questo movimento e come sia semplicemente più cortese evitare di mangiare di fronte ad una folla che digiuna, ma rimane il fatto che esiste una legge che obbliga la gente a nascondere il fatto che non digiunano durante il Ramadan. Se uno è contento di praticare la propria religione non c'è nessun motivo di sentirsi offesi se altri non lo fanno.
Comunque, è chiaro dai commenti nella blogosfera che Lachgar e suoi sostenitori dovranno lottare ancora parecchio. Sia in calce al post di Morocco Board che a quello dell'Economist, numerosi commentatori hanno deriso la campagna del MALI.
Un altro commento a quest'ultimo post spiega che in fondo le cose non sono messe così male:
Per decenni, oltre a Ebrei, Cristiani e ogni altra religione per cui non è obbligatorio digiunare, ci sono anche marocchini che non digiunano, ma nessuno è mai stato punito. Occorre però rispettare i sentimenti di questa maggioranza di Musulmani. Non siamo contrari all'idea di non digiunare, e ognuno è libero di fare ciò in cui crede, ma in cambio dovrebbe tenere in considerazione la libertà altrui. E quando mangiamo in pubblico, mentre la maggioranza digiuna, fa un effetto strano ed influisce sulla libertà altrui. Ci sono moltissimi ristoranti aperti dove stranieri e marocchini che non digiunano possono andare e sentirsi completamente liberi, senza essere attaccati. Non si è mai sentito che qualcuno fosse stato aggredito in casa propria perché mangiava durante il Ramadan; tuttavia, ci sono molti marocchini che è risaputo non digiunano, ma poiché li rispettano mangiando nelle proprie case, nessuno li aggredisce.
Tuttavia un recente intervento del blogger marocchino Kacem El Ghazzali dice diversamente. El Ghazzali, che si autodefinisce ateo, scrive:
Durante gli ultimi anni della mia adolescenza, ogni anno durante il Ramadan, lo Stato e la società dichiarano l’inizio del mese del digiuno, e siccome io non sono credente, quei comandamenti non mi toccano; ecco perché mi trovo costretto a consumare il cibo in segreto, circondato da quattro pareti, soltanto separato da una distanza tra le mie ginocchia e la mia schiena (in posizione seduta): le pareti del bagno che frequento normalmente per scaricare le mie feci rumorose. Devo trascorrere circa un’ora in quel bagno per alimentarmi con le rimanenze del s’hour (il pasto che si consuma prima dell’alba durante il Ramadan); è una posizione scomoda, ma è decisamente meglio che trascorrere l’intera giornata in una lotta chiamata “la battaglia dello stomaco vuoto”.
Non posso mangiare in pubblico, e non potete immaginare cosa potrebbe accadermi se mai ci provassi.
Il blogger Youssef Debbagh dissente dall’opinione della Generazione Y marocchina che, scrive Debbagh, “preferisce il dialogo, la leadership e decide il modello operativo per fare network e pressioni”. Il blogger continua [fr]:
Les Y marocains n’hésitent pas à accroitre de plus en plus leur champ de libertés individuelles, même au risque de choquer ou de bouleverser l’équilibre socio-culturel du Royaume. Le meilleur exemple de cela est l’initiative du mouvement alternatif des libertés individuelles (MALI) qui, en utilisant Facebook, a décidé de défier l’autorité de l’état en rompant le jeûne en public durant le mois de Ramadan.
La Generazione Y marocchina non esita ad aumentare l'ambito delle libertà individuali, anche rischiando di offendere o turbare l’equilibrio socioculturale del Marocco. L’esempio migliore è l’iniziativa del Movimento Alternativo per le Libertà Individuali (MALI) che, grazie a Facebook, ha deciso di sfidare le autorità statali rompendo il digiuno in pubblico durante il Ramadan.

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