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sabato 31 luglio 2010

l'acqua diventa un diritto

IN questi giorni una notizia importante e bellissima che mi sono fatto sfuggire ma è talmente importante per le sue ripercussioni future che la voglio pubblicare lo stesso:dopo oltre 15 anni di dibattiti sulla questione,l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato un documento che stabisce l'accesso all'acqua come un diritto umano universale. A favore di una risoluzione in tal senso (presentata dalla Bolivia) hanno votato 122 Paesi, mentre altri 41 si sono astenuti: tra questi Stati Uniti, Gran Bretagna, Israele, Giappone, Olanda, Grecia, Irlanda, Islanda, Lettonia, Lituania, Polonia, Nuova Zelanda, Romania, Turchia, Ucraina.
Il testo dichiara che "l'accesso a un'acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell'uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita". La risoluzione ha preso spunto dal fatto che 884 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all' acqua potabile, e che più di 2,6 miliardi di persone, per lo più bambini, non dispongono di postazioni mediche di base. Secondo le organizzazioni umanitarie, sono circa due milioni i bambini che ogni anno nel mondo muoiono di sete o in seguito a malattie contratte per aver bevuto acqua non potabile e che non possono essere curate per la mancanza di servizi sanitari accessibili. Il testo invita gli Stati e le organizzazioni internazionali ad adoperarsi per fornire aiuti finanziari e tecnologici ai Paesi in via di sviluppo e li esorta a "aumentare gli sforzi affinchè tutti nel mondo abbiano accesso all'acqua pulita e a installazioni mediche di base".
fonte:peacereporter

lunedì 7 dicembre 2009

la sfida del clima a copenhagen




conferenza di copenhagen sul clima.
Finalmente la grande ora è giunta:a Copenhagen si apre la Conferenza sui cambiamenti climatici,dove più di 15.000 partecipanti provenienti da 192 paesi del mondo,in due settimane,decideranno le sorti della nostra Terra.Secondo l'ONU,cioè chi ha organizzato questa gigantesca conferenza,essa rappresenta un punto di svoltanella lotta per impedire il disastro cliamatico.
Il mondo si aspetta che con questa conferenza vengano fatti concreti passi in avanti sul clima, così da gettare le basi per giungere ad un accordo di alto livello.una delle maggiori organozzazioni ambientaliste del mondo, Greenpeace,chiede a gran voce che per giungere a un accordo stringente sia necessario che gli stessi capi di stato, che hanno i maggiori poteri decisionali, partecipino direttamente al vertice di Copenaghen. Ministri e altri delegati non sono infatti in grado di prendere le decisioni necessarie in quella sede, col rischio di concludere il percorso in un “nulla di fatto”.
Greenpeace insieme a WWF chiedono inoltre:(secondo me sono i punti più importanti da raggiungere)
I Paesi industrializzati, come gruppo, devono impegnarsi a ridurre le proprie emissioni di gas serra di almeno il 40% entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990
False soluzioni, pericolose e immature, come l’energia nucleare e la cattura e lo stoccaggio della CO2 da impianti a carbone (CCS) non devono rientrare tra le opzioni finanziabili all’interno del Protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni
La deforestazione (e le emissioni ad essa associate) deve essere fermata in tutti i paesi in via di sviluppo al più tardi entro il  2020. L’obiettivo “Deforestazione ZERO” deve essere raggiunto già entro il 2015 in Amazzonia, Congo e Indonesia.
Mantenimento dell’aumento delle temperature ben al di sotto della pericolosa soglia dei 2°C, e declino delle emissioni globali a partire dal 2017.
L’International Energy Agency ha calcolato che per ridurre di due gradi la temperatura del pianeta sono necessari 10500 miliardi di dollari di nuovi investimenti per aggiornare centrali elettriche, oleodotti e raffinerie.
Questi obiettivi sono molto ambiziosi,se i governi dei paesi più industrializzati lavoreranno duro,si riuscirà a raggiungerli.Putroppo i paesi del mondo partono alla Conferenza già divisi nei propri egoismi e questo sarà uno dei motivi del fallimento di questa conferenza(scusate il mio pessimismo.)

mercoledì 23 settembre 2009

obama all'onu


OBAMA ALL'ONU
Ci tengo a ringraziare il segretario generale per aver organizzato questa riunione e tutti i dirigenti che partecipano al summit. Il fatto che oggi siamo così numerosi dimostra che la minaccia che costituiscono i cambiamenti climatici è grave, pressante e crescente. La reazione della nostra generazione di fronte a questo problema sarà giudicata dalla storia, perché se non attaccheremo arditamente, rapidamente e di concerto, rischiamo di produrre una catastrofe irreversibile per le generazioni future.
Nessuno Stato, che sia grande o piccolo, ricco o povero, può sfuggire agli effetti dei cambiamenti climatici. L'innalzamento del livello dei mari minaccia tutte le coste. Tempeste e inondazioni di sempre più grande ampiezza minacciano tutti i continenti. Siccità e cattivi raccolti producono la sotto-alimentazione e i conflitti in luoghi dove la sotto-alimentazione ed i conflitti sono già frequenti. Nelle isole dove la superficie diminuisce, le famiglie sono già obbligaste ad abbandonare le loro abitazioni per diventare rifugiati del clima. La sicurezza e la stabilità  di tutti i Paesi e di tutti i popoli - nostra prosperità, nostra salute e nostra sicurezza - sono in pericolo ed il tempo che abbiamo per rimediare a questa situazione è limitato.
Eppure possiamo porre rimedio.  Come ha detto John Kennedy, «I nostri problemi sono creati dall'uomo, possono dunque essere risolti dall'uomo». E' vero che per troppi anni l'umanità ci ha messo del tempo a reagire o anche a riconoscere l'ampiezza della minaccia climatica. E' vero anche per il mio Paese. Noi lo riconosciamo. Si tratta però di un nuovo giorno, di una nuova epoca. Sono fiero di poter dire che gli Stati Uniti hanno fatto di più per incoraggiare la produzione di energia pulita e per ridurre l'inquinamento dovuto alle emissioni di CO2 in questi ultimi otto mesi che durante tutto l'altro periodo della loro storia.
Il nostro governo dedica gli investimenti più importanti che abbia mai fatto al settore delle energie rinnovabili; questi investimenti sono destinati a raddoppiare la capacità di produzione di energia eolica ad altre energie rinnovabili in tre anni. In tutti gli Stati Uniti, degli imprenditori costruiscono delle pale eoliche, dei pannelli solari e delle batterie per auto ibride  con l'aiuto di garanzie di prestito e di crediti d'imposta, progetti che creano posti di lavoro ed imprese. Noi investiamo miliardi di dollari al fine di ridurre lo spreco di energia nelle nostre abitazioni, nei nostri edifici e quello dovuto alle nostre apparecchiature elettroniche e casalinghe, il che permette anche alle famiglie americane di risparmiare denaro grazie alla riduzione dei loro livelli di elettricità e di carburante.
Abbiamo proposto la prima politica nazionale mirante tanto ad accrescere il risparmio di carburante che a ridurre l'inquinamento dovuto alle emissioni di gas serra per tutte le nuove auto e tutti i nuovi camion, questo farà risparmiare denaro ai nostri consumatori e petrolio al nostro Paese. Noi progrediamo in quello che riguarda la realizzazione dei primi progetti di costruzione di eolico  al largo delle coste del nostro Paese. Noi investiamo miliardi di dollari in vista del sequestro del carbonio, in modo che potremo ridurre l'inquinamento causato dalle nostre centrali a carbone. Questa settimana, annunceremo che per la prima volta cominceremo a sorvegliare le quantità di gas serra emesse in tutto il nostro Paese.
Alla fine della settimana, aprirò di concerto con i miei colleghi all'interno del G20 per mettere fine alle sovvenzioni riguardanti I combustibili fossili in modo che possiamo meglio affrontare il problema climatico.
Sappiamo già che il recente calo dell'insieme delle emissioni americane è in parte dovuto alle misure che puntano ad incoraggiare un migliore rendimento energetico ed un migliore impiego delle energie rinnovabili.
Cosa ancora più importante, la Camera dei rappresentanti ha adottato a giugno un testo di legge sull'energia e il clima che dovrà permettere finalmente che l'energia pulita sia una forma di energia redditizia per le imprese americane e ridurre considerevolmente le emissioni di gas serra. Una commissione del Senato  ha già esaminato questo testo di legge ed io conto di operare di concerto con altri quando progrediremo.
Dato che nessun Paese può rilevare da solo questa sfida, gli Stati Uniti incitano un numero d'alleati e di persone più grande che mai a trovare una soluzione. In aprile, abbiamo convocato qui negli Stati Uniti la prima delle 6 riunioni del Forum delle grandi potenze economiche sull'energia ed il clima che hanno avuto luogo fino ad oggi. A Trinidad,  ho proposto un partenariato sull'energia ed il clima per le Americhe. Noi agiamo con l'intermediazione della Banca mondiale per incoraggiare I progetti di energie rinnovabili e delle tecnologie connesse nei Paesi in via di sviluppo. Infine, accordiamo in posto prioritario alle questioni climatiche nel quadro delle nostre relazioni diplomatiche con dei Paesi così diversi come la Cina e il Brasile, l'India e il Messico, dal continente africano al continente europeo.
Tutte queste misure rappresentano da parte del popolo Americano e del suo governo un riconoscimento di importanza storica. Noi comprendiamo la gravità della minaccia climatica. Noi siamo risoluti ad agire e ci prenderemo le nostre responsabilità verso le generazioni future.
Tuttavia, benché un gran numero di Paesi abbia preso delle misure ardite e condivida la nostra determinazione, non siamo venuti qui per celebrare i progressi odierni. Noi siamo venuti perché occorre progredire molto di più. Noi siamo venuti perché resta molto da fare.
Si tratta di un compito che non sarà facile. Mentre ci apprestiamo ad andare a Copenhagen, non dobbiamo farci illusioni sul fatto che il più difficile è davanti a noi. Noi cerchiamo cambiamenti radicali ma necessari nel bel mezzo di una recessione mondiale, nella quale il compito prioritario di tutti i Paesi è di rilanciare l'economia e di diminuire la disoccupazione. Tutti noi dovremo avremo a che fare nelle nostre rispettive capitali con i dubbi e le difficoltà, su come cerchiamo di raggiungere una soluzione duratura ai problemi climatici.
Io sono venuto qui oggi per dire che le difficoltà non possono servire da scusa per accontentarsi. L'imbarazzo non è più una scusa per l'inazione. Infine, non dobbiamo permettere che la perfezione diventi nemica del progresso. Ognuno di noi deve fare quello che può quando può per far aumentare l'economia del suo Paese senza mettere in pericolo il nostro pianeta e dobbiamo farlo tutti insieme. Noi dobbiamo cogliere l'occasione per fare della riunione di Copenhagen un passo importante nella lotta mondiale contro i cambiamenti climatici.
Noi non possiamo più permettere che le vecchie divisioni che hanno caratterizzato il dibattito sul clima durante tanti anni blocchino i nostri progressi. Si, spetta sempre ai Paesi  industriali che hanno causato una gran parte dei danni subiti dal nostro clima nel corso del secolo scorso, tra i quali gli Stati Uniti, di giocare un ruolo di primo piano. Noi continueremo a farlo, investendo nei settori delle energie rinnovabili, favorendo un miglior rendimento e riducendo considerevolmente le nostre emissioni in maniera da raggiungere gli obiettivi che abbiamo fissato per il 2020 e i nostri obiettivi di lunga durata per il 2050.
Tuttavia, anche i Paesi in via di sviluppo rapido che saranno responsabili di quasi tutta la crescita delle emissioni di CO2 nei decenni a venire devono giocare il loro ruolo. Alcuni di questi Paesi hanno già fatto dei grandi progressi per quel che riguarda la produzione di energia pulita e il suo utilizzo. Essi devono però impegnarsi a prendere delle misure vigorose sul loro territorio ed accettare di rispettare questi impegni proprio come fanno i paesi industriali. Noi non possiamo rilevare questa fida se tutti I grandi emettitori di gas serra non agiscono di concerto. Non c'è altra soluzione.
Noi dobbiamo anche raddoppiare i nostri sforzi per mettere gli altri Paesi in via di sviluppo, in particolare i Paesi più poveri e più vulnerabili, sulla strada di una crescita sostenibile. Questi Paesi non dispongono delle stesse risorse per lottare contro i cambiamenti climatici di Paesi quali gli Stati Uniti o la Cina, ma sono loro ad avere l'impegno più immediato per una soluzione, perché conoscono già gli effetti del riscaldamento del nostro pianeta: la fame, la siccità, la sparizione dei villaggi costieri e i conflitti dovuti alla rarità delle risorse. Il loro futuro non è più la scelta tra un'economia  crescente ed un pianeta più pulito, perché la loro sopravvivenza dipende da entrambe. La riduzione della povertà avrà poco effetto se non si può raccogliere quel che si è seminato o trovare dell'acqua potabile.
E' per questo che incombe su di noi di fornire l'aiuto finanziario e tecnico del quale questi Paesi hanno bisogno per adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici e per incoraggiare uno sviluppo che causi poche emissioni di CO2.
Dopo tutto, quel che ricerchiamo non è semplicemente un accordo sulla limitazione delle emissioni di gas serra. Noi cerchiamo di concludere un accordo che permetterà a tutti i Paesi di conoscere un buon tasso di crescita e di aumentare il livello di vita della popolazione senza mettere in pericolo il nostro pianeta. Mettendo a punto delle tecnologie non inquinanti e condividendo il nostro know how, noi possiamo aiutare i Paesi in via di sviluppo ad evitare le tecnologie inquinanti ed a ridurre le emissioni pericolose.
Signor segretario generale, mentre siamo riuniti qui oggi, la buona notizia é che, dopo tanti anni di inazione e negazione, la maggior parte dei Paesi riconoscono finalmente l'urgenza del problema che ci si pone. Noi sappiamo quel che conviene fare. Noi sappiamo che l'avvenire del nostro pianeta dipende da un impegno  mondiale a ridurre in modo permanente l'inquinamento dovuto ai gas serra. Noi sappiamo che, se adottiamo le regole e gli incentivi appropriati, daremo libero corso al potere creativo dei nostri migliori scienziati, ingegneri ed imprenditori per costruire un mondo migliore. Un gran numero di Paesi hanno già fatto il primo passo sulla via che porta alla realizzazione di questo obiettivo. Questa strada sarà però lunga e difficile e noi non abbiamo molto tempo per arrivare fino alla conclusione. E' una via che esigerà che ciascuno di noi perseveri nonostante le battute di arresto per progredire poco a poco, anche quando ci saranno degli ostacoli.  Cominciamo dunque subito, perché se siamo flessibili e pragmatici, se possiamo decidere di lavorare instancabilmente e di concerto, noi potremo allora realizzare il nostro obiettivo comune, vale a dire un mondo che sia più sicuro, più pulito ed in migliore salute di quello che abbiamo trovato ed un futuro che sia degno dei nostri figli.
Vi ringrazio.
dal sito:  greenreport.it
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