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mercoledì 20 marzo 2013

Cercasi democrazia

E' stupefacente come la legge elettorale non sia vincolata di fatto da nessun articolo della Costituzione. I partiti, che hanno scritto la Costituzione nel dopoguerra, in particolare la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, hanno preferito tenersi le mani libere. La legge elettorale può quindi essere cambiata a ridosso delle elezioni, riscritta dai segretari di partito come un abito su misura per favorire il proprio raggruppamento, sottratta a ogni controllo da parte degli elettori. I partiti, in caso di "emergenza", definita tale ovviamente da loro, hanno persino il potere di spostare la data delle elezioni per evitare la cacciata dal Parlamento. E' il rovesciamento della democrazia. La legge elettorale non può essere un giocattolo nelle mani di chi ne trae un vantaggio. I cittadini italiani devono decidere, attraverso una pubblica consultazione, le modalità con cui eleggere i loro "dipendenti". Dovrebbe essere inserito nella Costituzione che ogni cambiamento alla legge elettorale sia soggetto a referendum confermativo.
fonte

domenica 3 marzo 2013

Le spese folli della politica

E mentre il Movimento 5 Stelle annunciava che avrebbe restituito i suoi rimborsi elettorali pari alla bella cifretta di 42,7 milioni di euro i vecchi partiti che fanno? Il PDL dichiara apertamente "se ne discuterà in Parlamento" (sob!). Il PDL intanto se li tiene i suoi 38 milioni di euro e poi si vedrà.  Fonte. Sempre vecchie storie da Vecchia Repubblica, da torte da spartirsi mentre il popolo ha fame. Per la cronaca  il finanziamento pubblico ai partiti fu tolto con un referendum voluto e vinto dai radicali ( nel frattempo scomparsi) nel 1993: fu subito riabilitato con una gattopardesca-macchiavellica operazione come "contributo per le spese elettorali" e da allora la torta è stata di 503 milioni di euro nel 2008 ( doppio sob!!) , per non parlare degli altri anni. Fonte. Basta con i finanziamenti pubblici ai partiti!!! Che ben venga il buon Grillo a spazzare via il vecchio regime.

domenica 24 luglio 2011

vento nero


PARIGI.Anders Behring Breivik, arrestato come responsabile della strage di Utoya, era stato membro dell'organizzazione giovanile del Partito del Progresso dal 1999 fino al 2006, quando era stato radiato. Il leader di questa formazione di estrema destra norvegese, Siv Jensen, ieri si è detto «rattristato» per il gesto del terrorista. Il Partito del Progresso è ormai la seconda forza politica in Norvegia, con il 22,9%. In Danimarca, il Partito del Popolo, ormai la terza forza del paese, dal 2001 appoggia dall'esterno i governi conservatori e ha ottenuto che alcune sue proposte venissero trasformate in legge: Copenhagen ha la peggiore legge europea sull'immigrazione e, di recente, ha chiuso le frontiere denunciando Schengen. In Finlandia, alle ultime elezioni la vera novità è stata l'irruzione del Partito dei veri finlandesi, impostosi come forza politica di primo piano. L'estrema destra è da anni in crescita in tutta Europa. Dal Fpö austriaco, che ha un leader di 41 anni, Heinz-Christian Strache, e alle municipali di Vienna del 2010 è arrivato al 27% (in crescita di 12 punti) all'Udc svizzera, dall'Atika bulgara allo Jobbic (Movimento per un'Ungheria migliore), che è ormai la terza forza ungherese, al Partito della libertà olandese, dove Geert Wilders è arrivato a rappresentare la terza forza politica, con il 15,4% dei suffragi e 24 seggi in parlamento. In Francia, Marine Le Pen, la nuova leader del Fronte nazionale figlia del fondatore Jean-Marie, punta a essere presente al secondo turno delle presidenziali del 2012, come suo padre, che arrivò al ballottaggio nel 2002, escludendo il socialista Jospin. Tutte queste forze stanno creando un terreno comune: difesa delle identità nazionali, insistendo sullo scontro di civiltà, ponendosi come anti-islam e anti-immigrati. Prosperano aiutate dalle difficoltà sociali che si diffondono in un periodo di crisi.
Interpol, in un rapporto del 2010, pur escludendo rischi imminenti di attentati di estrema destra, aveva però sottolineato la «professionalità» crescente di queste organizzazioni, che si rafforzano attraverso la propaganda xenofoba e si costruiscono grazie ai social network. Il contro-spionaggio britannico aveva sottolineato di recente che «un individuo isolato può causare danni enormi»: nel '99, a Londra, il terrorista David Copeland aveva causato la morte di tre persone con una bomba artigianale lanciata contro un locale di incontro di omosessuali.
L'atto terrorista di Anders Behring Breivik ricorda i fatti di Oklahoma, negli Usa, quando nel '95, Timoty McVeich, un militante di estrema destra, aveva ucciso 168 persone facendo esplodere un'autobomba di fronte a un edificio federale.

fonte:Miccia Corta

venerdì 8 aprile 2011

che cosa è il fascismo

Ultimamente sento sempre più parlare bene del fascismo anche con azioni parlamentari che ne vorrebbero la rinascita,sotto spinte revisionistiche che annullerebbero 50 anni e più di democrazia postfascista.Mi sono messo a cercare su alcune enciclopedie che cosa era questo movimento politico ed ecco le definizioni che non lasciano spazio ad ulteriori interpretazioni. Dall'enciclopedia "Millenium"DeAgostini:Il fascismo...movimento politico...resse il  governo italiano  con modalità dittatoriali tra il  1922 e il 1945...Furono sciolti partiti e sindacati  oppositori,creata una polizia  politica speciale (OVRA) e un Tribunale Speciale per la Difesa dello  Stato,vietato lo sciopero e riconosciuto solo il  sindacato fascista...Accentuò la struttura  autoritaria e totalitaria dello Stato...Laa società  civile fu controllata in ogni sua manifestazione e  le forme di opposizione represse...crebbe anche  il consenso mobilitato da un amplissimo ed  efficace apparato di propaganda.L'ideologia  fascista si consolidò in senso nazionalista (imperialismo in Etiopia).Il regime adottò una  politica filogermanica ed antisemita di stampo  nazista(1936-1938).Dall'enciclopedia"L'Universale Garzanti":
...il fascismo instaurò un regime totalitario con la  soppressione della libertà di stampa,lo  scioglimento dei partiti,l'esautoramento del  parlamento...venne condotta una decisa  fascistazione del paese attraverso la scuola...e  l'uso propagandistico di cinema,radio e stampa

lunedì 28 marzo 2011

le rivolte arabe

Proprio in queste ore, su Twitter viene diffuso The Arab Tyrant Manual. Diversi utenti del social network si sono uniti a Iyad Elbaghdadi per raccogliere tutte le scuse usate dai governi di quei Paesi arabi che, a partire dalla Tunisia alla fine del 2010, hanno assistito a proteste in cui si reclamano cambi di regime e riforme.
Scuse che sembrano battute uscite da un fumetto, ma la tragedia è che noi le abbiamo sentite, e la stampa le ha registrate e diffuse. I Capi di Stato e le più alte cariche seguitano a ripeterle e, nonostante ciò, continuano ad avere un pubblico di sostenitori nei rispettivi Paesi. Tutti noi abbiamo visto i simpatizzanti di Gheddafi acclamare e applaudire i deliranti discorsi in cui prometteva di annientare i Libici sollevatisi contro il suo regime, in piedi da 42 anni. Una storia analoga si sta riproponendo in tutta la regione.
Ecco alcuni estratti del Manuale del despota arabo, selezionati tra quelli comparsi su Twitter con l'hashtag #ArabTyrantManual:
@iyad_elbaghdadi: Di' che le proteste sono iniziate come semplice movimento giovanile, e sono poi state “dirottate” da interessi stranieri.
@iyad_elbaghdadi: Usa la religione. Chiama il tuo mufti di stato e promettigli un aumento in cambio di una fatwa ad hoc.
@iyad_elbaghdadi: Di' che i giovani che manifestano sono stati manipolati da X (KFC, Nescafé, droga, sesso, ecc.).
@iyad_elbaghdadi: Chiama la tua celebrità leccapiedi preferita (cantante, ballerino, calciatore, ecc.) e chiedile di andare in tv a parlare in tuo favore.
@L_Auvergnate: Quando le cose si mettono male, fa' il tuo primo discorso di un'ora, verso mezzanotte, per dire quanto tu sia devoto alla patria.
@iyad_elbaghdadi: Di' che gli spari sui manifestanti tramite elicotteri/jet/carrarmati sono stati accidentali.
@iyad_elbaghdadi: Organizza una parata militare dicendo che è per la nazione. In realtà, è per dimostrare alla gente chi li attaccherà in caso di rivolte.
@L_Auvergnate: Mentre uccidi i manifestanti, fingi di essere aperto al dialogo e pronto a fare il necessario.
@iyad_elbaghdadi: Di' che hai sempre governato il Paese per amore e devozione e che non hai alcun desiderio di potere né possiedi denaro.
@iyad_elbaghdadi: Rispolvera l'uomo nero della generazione di tuo nonno: colonialismo e imperialismo.
@iyad_elbaghdadi: Tieni una conferenza stampa per ingraziarti i giornalisti, poi falli seguire dai picchiatori affinché li pestino e distruggano le telecamere.
@iyad_elbaghdadi: Inscena manifestazioni in tuo supporto. Ma non dare ai dimostranti bandiere e striscioni. Dagli 50 dollari e un AK47.
@iyad_elbaghdadi: Se gli altri stati ti criticano, attaccali per non aver compreso la tua cultura. “Nella nostra cultura, io comando. Loro obbediscono.”
@iyad_elbaghdadi: Ammazza un migliaio di persone. Poi di' che non hai idea di come siano morti visto che tu non hai “ancora” fatto ricorso alla violenza.
@iyad_elbaghdadi: Fatti intervistare da un famoso giornalista. La Amanpour sarà disponibile.
@kissmyroti: Parla del tuo sostegno ai diritti umani in [inserire qui lingua europea preferita], poi tortura chi li rivendica.
@iyad_elbaghdadi: Interesse straniero X (dove X può essere: islamismo, sionismo, Israele, Iran, Stati Uniti, colonialismo, imperialismo…).
@QuimFont: Da' la colpa a Israele e Stati Uniti, poi deposita gli assegni emessi da Israele e Stati Uniti su un conto in Svizzera.
@defendfreespeak: Spaventa la gente tirando in ballo i Fratelli Musulmani.
@iyad_elbaghdadi: Di' che il tuo popolo non è pronto per la democrazia. Il tuo compito è preparare il cammino verso di essa, comportandoti da perfetto stronzo.
@iyad_elbaghdadi: Di' che, finalmente, capisci il popolo. “Adesso vi capisco”.
@studentIslam: La gente non si solleverebbe contro di te in condizioni mentali normali. Al Qaeda deve aver dato loro allucinogeni.
@minimaliteter: @iyad_elbaghdadi Fa' frequenti e inaspettate comparse in tv, senza dire assolutamente niente.
@studentIslam: Comunica ai disinformati che il tuo Paese non ha un capo e che tu sei soltanto protettore e fratello del popolo.
@iyad_elbaghdadi: Di' che hai “colto il messaggio” e che “presto agirai di conseguenza”. Non specificare cosa intendi con “presto”.
@iyad_elbaghdadi: Di' loro che se non tornano a casa, arriveranno gli uomini cattivi e porteranno via tutto il petrolio.
@AmbroseandDogII: @iyad_elbaghdadi POI di' che se non tornano a casa, arriveranno gli uomini cattivi e prenderanno le loro famiglie.
@L_Auvergnate: Invadi le strade con l'esercito per proteggere i manifestanti.
@iyad_elbaghdadi: Manda l'esercito nelle strade, di' che è lì per “proteggere i bambini”. Poi, incarica l'esercito di rapire i bambini e di violentarli.
@iyad_elbaghdadi: Esagera. Vantati dei successi conseguiti in guerra per il bene del tuo Paese.
@L_Auvergnate: Fai credere in giro che il tuo Paese non è come la Tunisia/l'Egitto/la Libia/lo Yemen/la Siria…
@EG_Freedom: Lancia senza motivo una campagna propagandistica contro una catena di fast food come la KFC - perché non si sa mai, potrebbe essere d'aiuto.
@EG_Freedom: Interrompi le comunicazioni e fa' crollare gli affari, anche se i manifestanti pubblicheranno i video non appena internet tornerà a funzionare.
@imstrawman: Se tutto il resto non funziona, piazzati davanti alla telecamera e fai la vittima.
@chanadbh: Fa' volare i caccia sopra le loro teste per dimostrare che non stai scherzando.
@L_Auvergnate: Spaventa tutti con Al Qaeda.
@L_Auvergnate: Organizza false manifestazioni in tuo supporto.
@studentIslam: Non hai mai voluto essere un dittatore, e il tuo lavoro al servizio della gente ne è la prova.
@studentIslam: Dichiara di essere un leader internazionale, re dei re dell'Africa, e che la tua posizione internazionale non ti consente di dimetterti.
fonte:Global Voices

mercoledì 23 febbraio 2011

libia,ora

Nella serata di martedì 22 febbraio, il dittatore libico Muhammed Al Gheddafi ha da poco terminato il suo discorso alla Tv di Stato. Un intervento furioso in cui ha rivolto avvertimenti e minacce a tutti coloro, sostenitori inclusi, che in questi giorni stanno portando avanti manifestazioni anti-governative. La Libia rischia di finire come l'Afghanistan, l'Iraq, la Somalia - questo l'avvertimento lanciato dal dittatore libico. Gheddafi ha incoraggiato poi i cittadini ad uscire, domani, dalle proprie case per cacciar via i “terroristi” e consegnarli alle forze di sicurezza affinché vengano “puniti con la morte”. Ha aggiunto di essere pronto a lottare fino “all'ultima goccia di sangue” e ha continuato elencando con ampiezza di dettagli ogni singola cosa che avrebbe punito con la morte, incluso lavorare per un'Organizzazione internazionale, usare violenza contro le forze governative o minacciare l'unità del Paese. Tale discorso delirante e, sembrerebbe improvvisato a braccio, è stato seguito da libici, arabi e in ogni parte del mondo. In molti hanno colto e rilanciato immediatamente su Twitter il sarcasmo e il ridicolo derivante da certe espressioni del dittatore libico, pur non dimenticando le tragiche uccisioni e l'instabilità che vanno caratterizzando il Paese.
Gheddafi ha giustificato la brutale repressione contro le proteste degli ultimi giorni, elencando altri momenti nella storia, portando esempi di governi che hanno ucciso i manifestanti e affermando cose del tipo: “L'unità della Cina era più importante della gente a piazza Tienamen.” Domani - ha poi detto - i giovani (non quelli “drogati”) dovrebbero costituire dei comitati per difendere la sua rivoluzione. “Voi siete più di loro”, ha aggiunto.(E noi italiani dovremmo essere amici di quest'uomo?).scritto da Amira Al Hussaini
fonte:globalvoices

sabato 12 febbraio 2011

egitto,ora

Il rischio, tra gli altri, era che scegliesse di uscire di scena come era entrato: con un bagno di sangue. Il giorno che il mondo ha conosciuto Hosni Mubarak (il 6 ottobre 1981) aveva le mani e gli abiti imbrattati del sangue del presidente egiziano Anwar al-Sadat, assassinato al Cairo sul palco autorità di una parata militare. Caduto sotto il fuoco di una cellula jihdaista. Mubarak, da vice presidente, rimase al suo posto, pronto a prendere il potere.
Pronto a farsi Faraone, fino al punto di voler cedere il trono al figlio. Non è andata così e oggi, 11 febbraio 2011, il popolo egiziano lo ha mandato via. Lo ha annunciato Omar Suleiman, vice presidente ed eminenza occulta del potere del regime, che consegna il potere ai militari. Una partita, questa, che dal 1952 si gioca tra le stanze dei generali.
Naguib, Nasser, Sadat e Mubarak. Ruota tutto attorno a questi quattro militari la storia dell'Egitto repubblicano.(Cosa altamente antidemocratica:da quando è nata la Repubblica non ci sono mai state elezioni!) L'esercito, amato dal popolo, si è posto a garante dell'ordine costituito. Ha tentato di trovare una via di uscita dignitosa per Mubarak, uno di loro, comunque. Non è stato possibile e, per ora, il ritiro a Sharm el Sheik è probabilmente una via di mezzo tra la fuga all'estero (che la riunione fiume di ieri ha tentato di scongiurare) e un crepuscolo tranquillo, senza processi o espropri economici.
Tutto questo, per ora, è prematuro. L'esercito è una garanzia, per gli Usa, per Israele, per l'Ue e per il popolo. Forse la soluzione migliore per tutti. Ma temporanea, ovviamente. Potrebbero gestire la transizione fino a settembre, se venisse confermata quella come data delle presidenziali. Di sicuro, magari già stanotte, pretenderanno lo sgombero di piazza Tahrir e il ritorno alla normalità della vita politica egiziana.
L'attesa di ieri, con il rinvio di quello che pareva già scontato, è stato un tentativo estremo di Mubarak e dei suoi di avere garanzie sulla loro incolumità personale e sulla loro impunità. Non è dato sapere, per ora, se queste garanzie siano state concesse, ma di sicuro la credibilità dell'esercito passa adesso anche dall'idea che va rimosso lo stato di emergenza.
La gente di piazza Tahrir, in attesa degli sviluppi, festeggia. Un pianto liberatorio, che ha unito in questi giorni islamisti e laici, giovani e vecchi, nasseriani e Fratelli Musulmani, musulmani e copti. Adesso l'obiettivo 'minimo', seppur enorme nella storia, è raggiunto. Mubarak se ne va, senza quella tempistica che gli avrebbe - poco in realtà - salvato la faccia. La piazza ha vinto, senza concedere l'onore delle armi all'odiato nemico. Ora si inizia a scrivere il futuro, che potrebbe essere la parte più difficile.Articolo di Christian Elia tratto da peacereporter

domenica 14 novembre 2010

Aung San Suu Kyi

Nel suo primo comizio dopo la liberazione, Aung San Suu Kyi ha parlato dalla sede della Lega Nazionale per la Democrazia (Nld) davanti a 40 mila persone. Le forze di sicurezza della giunta militare erano presenti ma non sono intervenute, limitandosi a fotografare e filmare la folla .
"La base della libertà democratica è la libertà di parola", ha detto la premio Nobel per la pace. "Io penso di sapere cosa vuole il popolo birmano, ma siate voi stessi a dirmelo. La mia voce, da sola, non è democrazia, niente può essere raggiunto senza la partecipazione della gente: dobbiamo camminare assieme, senza perdere la speranza, senza farsi scoraggiare".
"C'è democrazia quando il popolo controlla il governo, e io accetterò che il popolo mi controlli. Insieme decideremo quello che vogliamo, e per ottenerlo dobbiamo agire nel modo giusto. Dobbiamo lavorare insieme: voglio lavorare con tutte le forze democratiche della Birmania".
"Parlerò con chiunque voglia lavorare per il bene del paese e per la democrazia, anche se la riconciliazione nazionale significa riconoscere che vi sono differenze. Non nutro ostilità nei confronti del governo per avermi tenuta prigioniera per tanto tempo: gli ufficiali della sicurezza mi hanno trattato bene: chiedo loro di trattare bene anche il popolo birmano".
"Questo è il momento in cui la Birmania ha bisogno di aiuto da parte delle nazioni occidentali, delle nazioni orientali, del mondo intero: tutto comincia con il dialogo. E se il popolo vuole veramente la revoca delle sanzioni internazionali contro la Birmania, ne terrò contro", ha concluso Aung San Suu Kyi.
fonte:Peacereporter

venerdì 24 settembre 2010

teresa lewis

Ecco i miei tweet sulla povera teresa lewis…”e così Teresa Lewis è stata uccisa:sono assolutamente contrario agli Assassini di Stato:ecco la pena di morte come dovrebbe essere chiamata : dal 2005 e’ la prima in tutti gli Stati Uniti d’America.gli USA sempre a caccia di nuovi record. Da piu’ di un secolo la Virginia non vedeva una donna morire condannata a morta. Il quoziente intellettivo di teresa lewis era pari a 72 (il limite per poter eseguire la pena di morte e’ di 70).un po di tolleranza no?? la pena di morte o Assassini Di Stato:il lato oscuro degli Stati Uniti D'america”…

Più del 40% dei condannati a morte negli USA sono neri, sebbene essi costituiscano soltanto il 12% della popolazione totale. Circa l'80% dei condannati a morte sono riconosciuti colpevoli di omicidi di bianchi, nonostante neri e bianchi siano vittime di omicidi in misura simile. Solo nel 1986 la Corte Suprema stabilì che i procuratori non potevano escludere potenziali giurati solamente in base alla razza.Molte persone affette da ritardi o malattie mentali sono attualmente ospitate nei bracci della morte. Amnesty International ha documentato i casi di oltre 50 detenuti affetti da gravi problemi mentali giustiziati a partire dal 1982, in contrasto con la risoluzione 1989/64 del Consiglio Economico e Sociale dell'ONU nella quale si raccomanda l'eliminazione della pena capitale per coloro che sono affetti malattie mentali o che hanno capacità mentali estremamente limitate.
In diversi stati la soglia di capacità mentale fissata al di sotto della quale non si può giustiziare una persona è estremamente bassa, e solo nove stati proibiscono l'inflizione di una condanna a morte quando l'imputato è mentalmente ritardato. La soglia di ritardo mentale è un QI di 70. fonte

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mercoledì 4 agosto 2010

risultati del sondaggio

Il sondaggio che ho fatto ultimamente era basato sulla famosa frase"E' meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature"di Sandro Pertini (1896 1990),si è concluso ed ha avuto il seguente risultato:
VOTANTI 24
PEGGIOR DEMOCRAZIA 19 pari al 79%
MIGLIOR DITTATURA 5 pari al 20%.
Ricordo anche il risultato dell'altro sondaggio sul nucleare che avevo fatto tempo fà:
Su 31 persone che anno votato:
6 voti hanno deciso per il ritorno al nucleare, pari al 19 %;
25 hanno votato no al nucleare e quindi sarebbero pari al 80 %.
Consegno questi risultati la web...

lunedì 21 giugno 2010

diritti dell’uomo nel mondo del lavoro

Ecco cosa dicono i diritti dell’uomo a proposito del lavoro:ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità… ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione… senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro... chi lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale… ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi… ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite… ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

mercoledì 2 giugno 2010

un anno di Iran

dal sito di Amnesty International …”L'annuncio della vittoria del presidenteMahmoud Ahmadinejad nelle elezioni presidenziali del 12 giugno 2009 ha provocato diffuse proteste in tutto l'Iran. La violenta repressione che ne è seguita non ha avuto precedenti nella storia della Repubblica islamica. 
Le autorità hanno ammesso oltre 40 mortima secondo Amnesty International sarebbero almeno il doppio, se non di più. Almeno 5000 persone sono state arrestate, molte di esse sottoposte a tortura e numerose decine incriminate con vaghe accuse e condannate a seguito di "processi spettacolo". Oltre 100 sarebbero gli imputati condannati al carcere, alle frustate o all'impiccagione.
Le condanne a morte inflitte sono state 15. Mohammad Reza Ali-Zamani e Arash Rahmanipour sono stati messi a morte il 28 gennaio, dopo essere stati condannati a termine di un processo iniquo per "comportamento ostile a Dio" e in quanto membri del Anjoman-e Padeshahi-e Iran, un gruppo illegale che chiede il ritorno della monarchia in Iran.Il 22 ottobre circa 70 persone sono state arrestate mentre prendevano parte a un incontro di preghiera a sostegno degli attivisti in carcere.
Nella seconda metà di novembre e nella prima settimana di dicembre, oltre 90 studenti sono stati arrestati e ad altri è stato impedito di proseguire gli studi per evitare la ripresa delle manifestazioni.La morsa repressiva si è acuita a dicembre con l'arresto di diverse persone in occasione della Giornata nazionale dello studente (7 dicembre). Il 20 dicembre sono state arrestatealmeno cinque persone, compresi difensori per i diritti umani, che si stavano recando al funerale dell'Ayatollah Hosseinali Montazeri, il religioso che aveva criticato la violenta risposta del governo alle manifestazioni post elettorali.Le commemorazioni religiose dell'Ashura del 27 dicembre 2009 si sono trasformate in un bagno di sangue con la morte di 15 persone. Durante e dopo le manifestazioni di massa per le celebrazioni della festa religiosa, oltre 1000 persone sarebbero state arrestate.  
A gennaio, le autorità hanno tentato di isolare i cittadini iraniani dal resto del mondo, bandendo 60 istituzioni straniere, compresi mezzi di informazione e organizzazioni per i diritti umani.  Sono proseguiti gli arresti e sono state eseguite le prime due condanne a morte.
Le proteste di massa dell'11 febbraio, 31° anniversario della Rivoluzione islamica in Iran, sono state aspramente represse. A diverse persone, compreso Hossein Mousavi, era stato impedito di radunarsi e le forze di sicurezza hanno usato la forza contro i dimostranti e lanciato gas lacrimogeni.
All'inizio di marzo 2010, c'è stata una grande ondata di arresti di difensori dei diritti umani. Nei primi giorni di aprile, 45 afgani sono stati messi a morte. Il 9 maggio, dopo essere stati giudicati colpevoli di moharebeh (comportamento ostile a Dio), sono stati impiccati quattro attivisti politici curdi e un altro iraniano.

mercoledì 19 maggio 2010

bangkok,thailandia

La situazione in thailandia sta precipitando.
Amnesty International ha chiesto all'esercito thailandese di porre immediatamente fine all'uso della forza letale nei confronti delle manifestazioni antigovernative in corso nella capitale Bangkok.
Dal 13 maggio, quando il governo ha dato inizio all' "Operazione Rachaprasong", i soldati hanno sparato con proiettili letali e di gomma, uccidendo almeno 35 persone prive di armi: tra queste, due medici che indossano delle uniformi bianche con una croce rossa ben visibile, colpiti il 15 e il 16 maggio, e un ragazzo di 15 anni, ucciso il 15 maggio ed anche una vittima italiana, Fabio Polenghi, fotoreporter milanese di 48 anni, colpito all'addome da un proiettile. I feriti sono stati oltre 200, tra cui diversi giornalisti locali e stranieri e un ragazzo di 10 anni.

 Molti testimoni oculari hanno riferito ad Amnesty International di aver visto soldati sparare con fucili a lunga gittata a una distanza dalla quale le vittime non potevano rappresentare alcun pericolo.
 Il 14 maggio il colonnello dell'esercito thailandese Sansern Kaewkamnerd, a nome del Centro per la soluzione delle situazioni di emergenza, ha dichiarato che i soldati avrebbero dovuto mantenersi a distanza dai manifestanti e usare le munizioni per impedir loro di avvicinarsi, mirando sotto il ginocchio e sparando un colpo alla volta.
 Si tratta, secondo Amnesty International, di disposizioni inaccettabili ai sensi del diritto internazionale e degli standard internazionali, che prevedono che le armi da fuoco devono essere usate solo come ultima risorsa, quando una persona sospetta oppone resistenza armata o mette in pericolo la vita di altre persone e solo se misure meno estreme non siano risultate sufficienti a trattenerla o arrestarla. Al di là di evidenti situazioni di autodifesa, il controllo dell'ordine pubblico deve essere eseguito da personale di polizia formato che usa armi non letali e non da soldati dotati di munizioni letali.

altre notizie dalla thailandia

giovedì 22 aprile 2010

google contro la censura

L’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani afferma che “ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione; questo diritto include la libertà di sostenere opinioni senza condizionamenti e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo ai confini”. Scritto nel 1948, questo principio è oggi perfettamente applicabile ad Internet – uno dei più importanti strumenti per la libertà di espressione nel mondo. Tuttavia il controllo esercitato dai Governi sulla rete sta crescendo rapidamente: dal blocco completo al filtraggio dei siti, ai provvedimenti giudiziari che limitano l’accesso ad alcune informazioni, fino alle misure legislative che obbligano le aziende a controllare i propri contenuti.

Non è quindi una sorpresa il fatto che Google, come altre aziende del settore tecnologico e delle telecomunicazioni, riceva regolarmente dalle autorità governative richieste di rimozione di contenuti dai propri servizi. Naturalmente molte di queste richieste sono assolutamente legittime, come quelle mirate alla rimozione di materiale pedopornografico. Riceviamo inoltre regolarmente, da parte delle Autorità competenti, richieste relative ai dati personali degli utenti. Anche in questo caso, la stragrande maggioranza di queste richieste è fondata e queste informazioni sono necessarie per il legittimo svolgimento di inchieste giudiziarie. Tuttavia, i dati relativi a queste attività non sono stati finora resi disponibili su larga scala. Crediamo che una maggiore trasparenza porterà a ridurre i rischi di censura.
Per questo lanciamo oggi il Government Requests tool, che permette di fornire a tutti le informazioni relative alle richieste di rimozione di contenuti o di dati personali degli utenti che riceviamo dalle autorità governative di tutto il mondo. Per questo lancio, stiamo utilizzando dati relativi al periodo Luglio-Dicembre 2009, e prevediamo per il futuro di aggiornarli con cadenza semestrale. Leggete questo post per sapere di più sui nostri principi riguardanti la libertà di espressione e i contenuti controversi sulla rete.
Stiamo già cercando di agire con la maggiore trasparenza legalmente possibile per quanto riguarda le richieste dei Governi. Quando possibile, informiamo gli utenti sulle richieste che potrebbero riguardarli direttamente. Se rimuoviamo un contenuto nei risultati delle ricerche, lo segnaliamo apertamente agli utenti. Le cifre che oggi condividiamo portano questa trasparenza un passo più avanti e riflettono il numero totale di richieste ricevute, suddivise per giurisdizione. Inoltre, condividiamo la quantità di richieste di rimozione di contenuti alle quali non ci conformiamo, e sebbene non ci risulti al momento possibile fornire maggiori dettagli utili sulla nostra osservanza di richieste relative ai dati degli utenti, è nostra volontà farlo in futuro.
Nel più ampio contesto del nostro impegno nei confronti della Global Network Initiative, abbiamo già sottoscritto i principi e le prassi che governano la privacy e la libera espressione. Nello spirito di tali principi, ci auguriamo che questo nostro strumento aiuti a far luce sulla vastità e la portata delle richieste di rimozione di contenuti e di trasferimento dati che ci pervengono dai Governi di tutto il mondo. Speriamo inoltre che tale strumento rappresenti solo il primo passo verso una maggiore trasparenza di tutte le aziende del settore tecnologico e delle telecomunicazioni per quanto riguarda queste attività.
Scritto da: David Drummond, Senior Vice-President, Corporate Development and Chief Legal Officer
fonte:il blog di Google

martedì 20 aprile 2010

nuovo sondaggio

Ispirandomi alla frase "E' meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature"di sandro pertini,grande presidente della repubblica,ho fatto un sondaggio.
Voi cosa ne pensate?

domenica 18 aprile 2010

il federalismo di Carlo Levi

Un omaggio a Carlo Levi e alle sue idee,sempre attuali...
...Si usa dire che il grande nemico è
il latifondo, il grande proprietario; e certamente, là dove il latifondo esiste,
esso è tutt'altro che una istituzione benefica. Ma se il grande proprietario,
che sta a, Napoli, a Roma, o a Palermo, è un nemico dei contadini, non è
tuttavia il maggiore né il più gravoso. Egli almeno è lontano, e non pesa
quotidianamente sulla vita di tutti. Il vero nemico, quello che impedisce
ogni libertà e ogni possibilità di esistenza civile ai contadini, è la piccola
borghesia dei paesi. È una classe degenerata, fisicamente e moralmente:
incapace di adempiere la sua funzione, e che solo vive di piccole rapine e
della tradizione imbastardita di un diritto feudale. Finché questa classe non
sarà soppressa e sostituita non si potrà pensare di risolvere il problema
meridionale.
Questo problema, nel suo triplice aspetto, preesisteva al fascismo; ma il
fascismo, pure non parlandone più, e negandolo, l'ha portato alla sua
massima acutezza, perché con lui lo statalismo piccolo-borghese è arrivato
alla più completa affermazione. Noi non possiamo oggi prevedere quali
forme politiche si preparino per il futuro: ma in un paese di piccola
borghesia come l'Italia, e nel quale le ideologie piccolo-borghesi sono
andate contagiando anche le classi popolari cittadine, purtroppo è
probabile che le nuove istituzioni che seguiranno al fascismo, per
evoluzione lenta o per opera di violenza, e anche le più estreme e
apparentemente rivoluzionarie fra esse, saranno riportate a riaffermare, in
modi diversi, quelle ideologie; ricreeranno uno Stato altrettanto, e forse
più, lontano dalla vita, idolatrico e astratto, perpetueranno e peggioreranno,
sotto nuovi nomi e nuove bandiere, l'eterno fascismo italiano. Senza una
rivoluzione contadina, non avremo mai una vera rivoluzione italiana, e
viceversa. Le due cose si identificano. Il problema meridionale non si
risolve dentro lo Stato attuale, né dentro quelli che, senza contraddirlo
radicalmente, lo seguiranno. Si risolverà soltanto fuori di essi, se sapremo
creare una nuova idea politica e una nuova forma di Stato, che sia anche lo
Stato dei contadini; che li liberi dalla loro forzata anarchia e dalla loro
necessaria indifferenza. Né si può risolvere con le sole forze del
mezzogiorno: ché in questo caso avremmo una guerra civile, un nuovo
atroce brigantaggio, che finirebbe, al solito, con la sconfitta contadina, e il
disastro generale; ma soltanto con l'opera di tutta l'Italia, e il suo radicale
rinnovamento. Bisogna che noi ci rendiamo capaci di pensare e di creare
un nuovo Stato, che non può più essere né quello fascista, né quello
liberale, né quello comunista, forme tutte diverse e sostanzialmente
identiche della stessa religione statale. Dobbiamo ripensare ai fondamenti
stessi dell'idea di Stato: al concetto d'individuo che ne è la base; e, al
tradizionale concetto giuridico e astratto di individuo, dobbiamo sostituire
un nuovo concetto, che esprima la realtà vivente, che abolisca la
invalicabile trascendenza di individuo e di Stato. L'individuo non è una
entità chiusa, ma un rapporto, il luogo di tutti i rapporti. Questo concetto di
relazione, fuori della quale l'individuo non esiste, è lo stesso che definisce
lo Stato. Individuo e Stato coincidono nella loro essenza, e devono arrivare
a coincidere nella pratica quotidiana, per esistere entrambi. Questo
capovolgimento della politica, che va inconsapevolmente maturando, è
implicito nella civiltà contadina, ed è l'unica strada che ci permetterà di
uscire dal giro vizioso di fascismo e antifascismo. Questa strada si chiama
autonomia. Lo Stato non può essere che l'insieme di infinite autonomie,
una organica federazione. Per i contadini, la cellula dello Stato, quella sola
per cui essi potranno partecipare alla molteplice vita collettiva, non può
essere che il comune rurale autonomo. È questa la sola forma statale che
possa avviare a soluzione contemporanea i tre aspetti interdipendenti del
problema meridionale; che possa permettere la coesistenza di due diverse
civiltà, senza che l'una opprima l'altra, né l'altra gravi sull'una; che
consenta, nei limiti del possibile, le condizioni migliori per liberarsi dalla
miseria; e che infine, attraverso l'abolizione di ogni potere e funzione sia
dei grandi proprietari che della piccola borghesia locale, consenta al
popolo contadino di vivere, per sé e per tutti. Ma l'autonomia del comune
rurale non potrà esistere senza l'autonomia delle fabbriche, delle scuole,
delle città, di tutte le forme della vita sociale...
tratto da "Cristo si è fermato ad Eboli" dello scrittore Carlo Levi scritto tra il dicembre del 1943 e il luglio del 1944 a Firenze e pubblicato da Einaudi nel 1945.

mercoledì 14 aprile 2010

discorso finale de "Il grande dittatore"

Mi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore: non è il mio mestiere; non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca fra le cose più abbiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l'avidità ci ha resi duri e cattivi; pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità; più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti; la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico: non disperate! L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e, qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un'anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini!
Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto: "Il Regno di Dio è nel cuore dell'uomo". Non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi! Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera; di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza. Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore! Che dia a tutti gli uomini lavoro; ai giovani un futuro; ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse, e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere; eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole. Un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia, siate tutti uniti!
Hannah, puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia. Guarda in alto, Hannah! Le nuvole si diradano: comincia a splendere il Sole. Prima o poi usciremo dall'oscurità, verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Un mondo più buono in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto, Hannah! L'animo umano troverà le sue ali, e finalmente comincerà a volare, a volare sull'arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto Hannah, lassù.

Una carta del mondo che non contiene il Paese dell'Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo
Oscar Wilde.

Il grande dittatore, film del 1940 diretto e interpretato da Charlie Chaplin.
fonte:wikipedia

domenica 21 marzo 2010

massacro di sharpeville

Con l'espressione massacro di Sharpeville ci si riferisce a una sparatoria avvenuta in Sudafrica il 21 marzo 1960, nel periodo di massima intensità delle proteste popolari contro la politica dell'apartheid messa in atto dal National Party. Durante una manifestazione pacifica a Sharpeville, la polizia sudafricana aprì il fuoco sulla folla dei dimostranti, uccidendo 72 persone.
La manifestazione di Sharpeville era stata organizzata dal Pan Africanist Congress (PAC) per protestare contro il decreto governativo dello Urban Areas Act, informalmente chiamato pass law ("legge del lasciapassare"). Questa legge prevedeva che i cittadini sudafricani neri dovessero esibire uno speciale permesso se fossero stati fermati dalla polizia in un'area riservata ai bianchi. I lasciapassare venivano concessi solo ai neri che avevano un impiego regolare nell'area in questione.
L'African National Congress (ANC) organizzò negli anni successivi diverse manifestazioni pacifiche, inclusa quella commemorata nel Sudafrica moderno nella Giornata Nazionale della Donna. Una nuova manifestazione organizzata dall'ANC doveva svolgersi il 30 marzo. Il PAC, che era il rivale diretto dell'ANC nella guida alla lotta anti-apartheid, decise di anticipare i tempi e chiamò la popolazione a manifestare il 21 marzo.
I dimostranti (in numero compreso fra 5.000 e 7.000) si radunarono verso le 10 del mattino presso la stazione di polizia di Sharpeville, nell'odierno Gauteng; si dichiararono sprovvisti di lasciapassare e chiesero alla polizia di arrestarli. Le autorità usarono diverse forme di intimidazione per disperdere la folla, inclusi caccia militari in volo radente e lo schieramento di veicoli blindati della polizia. Alle 13:15, la polizia aprì il fuoco sulla folla. Secondo i dati ufficiali furono uccise 69 persone (inclusi 8 donne e 10 bambini) e oltre 180 furono ferite.
I motivi per cui la polizia decise di aprire il fuoco sono stati a lungo indagati. L'ufficiale in comando in seguito dichiarò che i dimostranti avevano iniziato a lanciare sassi, e che ad aprire il fuoco furono alcuni poliziotti meno esperti, senza che fosse impartito alcun ordine in merito. Un certo grado di nervosismo nelle file della polizia poteva essere dovuto al fatto che poche settimane prima alcuni poliziotti erano stati uccisi a Cato Manor. Le indagini della Truth and Reconciliation Commission stabilirono che la decisione di aprire il fuoco era stata in qualche misura deliberata e che c'era stata una grossolana violazione dei diritti umani, in quanto era stata usata una violenza eccessiva e non necessaria per fermare una folla disarmata. La polizia continuò a sparare anche mentre i dimostranti fuggivano, e molte delle vittime furono colpite alla schiena.
La notizia del massacro contribuì a creare una escalation della tensione fra i neri e il governo bianco. In risposta al diffondersi della protesta, il 30 marzo il governo dichiarò la legge marziale. Seguirono oltre 18.000 arresti.
Il 1º aprile, le Nazioni Unite condannarono ufficialmente l'operato del governo sudafricano con la Risoluzione 134. Il massacro divenne un punto di svolta nella storia sudafricana, dando inizio al progressivo isolamento internazionale del governo del National Party. Il massacro di Sharpeville fu anche uno dei motivi che convinsero il Commonwealth a estromettere il Sudafrica.
In ricordo del massacro avvenuto 45 anni prima, il 21 marzo 2005 è stato dichiarato dall'ONU "Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale".
In Sudafrica, a partire dal 1994, il 21 marzo si celebra la Giornata dei Diritti Umani.
tratto da wikipedia
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