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mercoledì 15 febbraio 2012
spese militari
C'è crisi?Aboliamo le spese militari e riconvertiamo le industrie belliche verso scopo più pacifici.Secondo le statistiche di Google(dati riferiti al 2009) le spese militari di queste grandi nazioni incidono così sul PIL:
USA 4,71 %
Regno Unito 2,68 %
Germania 1,37 %
Italia 1,69 %
Francia 2,43 %
Ripeto la strada è quella:trovare un industria sostitutiva a quella bellica (spazio,sanità,istruzione,scienza,tecnologia)ed abolire la spesa militare che alla fine ha uno solo sbocco:la Guerra.
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martedì 19 ottobre 2010
i diritti umani sottotorchio in cina
In Cina il caso del premio Nobel per la pace 2010 Liu Xiaobo in carcere per 11 anni per "incitamento alla sovversione dei poteri dello stato", non è il solo.La persecuzione e la repressione degli attivisti per i diritti umani nel Celeste Impero è sempre più dura; ecco i nomi di altri attivisti impegnati in prima linea,per la difesa dei diritti civili nel paese orientale:Liu Xianbin, attivista della provincia del Sichuan e promotore, insieme a Liu Xiaobo, del manifesto Carta 08, è in carcere dal 28 giugno 2010 in attesa di processo. Già condannato nel 1992 e nel 1999 per reati di opinione, rischia un'ulteriore verdetto.Gao Zhisheng, avvocato della provincia dello Shaanxi, risulta scomparso dal 4 febbraio 2009. Avvocato di primo piano, è stato preso di mira nel 2005 per aver preso le difese degli aderenti al movimento Falun Gong e nel 2007 per essersi schierato contro lo svolgimento delle Olimpiadi Pechino nel 2008.Tan Zuoren, ambientalista della provincia del Sichuan, sta scontando una condanna a cinque anni di carcere per aver denunciato la corruzione e le violazioni delle norme di sicurezza nella costruzione delle scuole che si sbriciolarono durante il terremoto del 2008, che causò la morte di innumerevoli bambini.Hairat Niyaz, giornalista della regione autonoma dello Xinjiang, è stato condannato nel luglio 2010 a 15 anni di carcere per "aver messo in pericolo la sicurezza dello stato". Secondo il mandato d'arresto, eseguito nell'ottobre 2009, aveva "concesso troppe interviste" sulle violazioni dei diritti umani ai danni della minoranza uigura.Dhondup Wangchen, autore cinematografico della provincia del Qinghai, sta scontando una condanna a sei anni a carcere per "incitamento al separatismo". Nel 2008, telecamera in spalla, aveva intervistato un centinaio di tibetani sulla situazione dei diritti umani nel Tibet. Ne era derivato un documentario, "Lasciando la paura alle spalle", censurato dalle autorità di Pechino.
fonte:amnesty international
fonte:amnesty international
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venerdì 4 giugno 2010
l’anno nero del pacifismo
Questo 2010 è un anno nero per il pacifismo;prima il caso Emergency quando il 10 aprile scorso tre operatori dell’organizzazione umanitaria (Marco Garatti, Matteo Dell'Aira e Matteo Pagani) furono arrestati a Lashkar Gah, nella provincia afghana di Helmand, con l'accusa - poi rivelatasi infondata - di aver complottato per uccidere il governatore della provincia. Nel corso delle operazioni della polizia afghana, coadiuvata da truppe occidentali impelagate nella locale guerra, furono trovate all'interno dell'ospedale gestito da Emergency cinture esplosive, granate e pistole. L'arresto dei tre suscitò particolare clamore. Secondo Gino Strada l'operazione era un tentativo di screditare quello che ha definito un "testimone scomodo", riferendosi alla sua organizzazione.Dopo i tre cooperanti di Emergency furono per fortuna liberati, in quanto non colpevoli.Tutta questa faccenda ha portato però alla sospensione delle attività dell'ospedale di Lashkar Gah,con grande danno alla popolazione civile.Poi pochi giorni fa il caso Gaza quando le forze armate israeliane hanno attaccato un convoglio di aiuti umanitari diretto a Gaza. Almeno 16 civili, quasi tutti turchi, sono stati uccisi nel raid compiuto e che racconto qui.La mia idea è che il pacifismo militante,quello delle semplici persone,non delle spedizioni militarguerresche che di pace non hanno nulla, dà sempre fastidio a chi vuole quella guerra,a chi detiene il “potere” e questo pacifismo certe volte,involontariamente,si confonde con le idee del”nemico” proprio come successe al grande filosofo Bertrand Russell che allo scoppio della Prima guerra mondiale,per le sue idee pacifiste (nel 1916 aveva pubblicato i Principi di riforma sociale) gli costarono l'allontanamento dall'insegnamento e la rottura col Trinity College e nel 1918, per via di un articolo contro la coscrizione obbligatoria, scontò sei mesi di carcere:il suo pacifismo fu accusato di essere filotedesco,il nemico di allora.Il vero pacifismo è contro tutte le guerre e non ci sono guerrafondai buoni o cattivi:chi fa la guerra ,qualunque tipo di guerra,sta sempre dalla parte del torto,in ogni caso w la pace sempre.
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lunedì 19 aprile 2010
joe glenton
L’inglese Joe Glenton, il primo militare in Europa ad essersi pubblicamente rifiutato di continuare a combattere in Afghanistan è stato condannato a nove mesi di carcere e rinchiuso in una prigione militare. È la conclusione della campagna condotta da Glenton dopo aver lasciato il suo posto nell’esercito.Joe Glenton, che si era arruolato volontariamente convinto di partecipare ad una missione pacifica, era rimasto traumatizzato dalle violenze contro i civili e dall’uccisione di vari commilitoni. I medici, durante una licenza, gli avevano diagnosticato il Ptsd, Disturbo da stress post traumatico, ma i superiori gli avevano imposto ugualmente di tornare in Afghanistan. E allora lui non si era più presentato, mettendo in atto la cosidetta “licenza senza permesso”: scelta sempre più diffusa fra i militari inglesi, fatta da ben 2 mila soldati nel solo 2009. In sé la scelta non è un reato vero e proprio, e l’esercito è disposto a chiudere un occhio, a patto che chi la fa se ne stia zitto. Glenton invece aveva parlato ai giornali e alla tv e partecipato da protagonista alle manifestazioni pacifiste. Quando era stato arrestato per diserzione, reato che prevede 10 anni di pena, la madre Sue e la moglie Claire avevano preso il suo posto, portando in giro la protesta contro la guerra in tutta Europa. La condanna di Joe Glenton ha fatto rumore in Inghilterra, dove più del 70 per cento, secondo i sondaggi più recenti, chiede il ritiro dei propri soldati dall’Afganistan. È scesa in campo fra l’altro la Marcia delle madri, di cui Sue e Claire fanno parte (payday@paydaynet.org), una rete di donne che in vari paesi, dall’India al Messico agli Stati Uniti, si batte contro la guerra e in difesa dei propri figli, mariti e fratelli.(Articolo di Chiara Valentini-L’Espresso)
domenica 21 marzo 2010
massacro di sharpeville
Con l'espressione massacro di Sharpeville ci si riferisce a una sparatoria avvenuta in Sudafrica il 21 marzo 1960, nel periodo di massima intensità delle proteste popolari contro la politica dell'apartheid messa in atto dal National Party. Durante una manifestazione pacifica a Sharpeville, la polizia sudafricana aprì il fuoco sulla folla dei dimostranti, uccidendo 72 persone.
La manifestazione di Sharpeville era stata organizzata dal Pan Africanist Congress (PAC) per protestare contro il decreto governativo dello Urban Areas Act, informalmente chiamato pass law ("legge del lasciapassare"). Questa legge prevedeva che i cittadini sudafricani neri dovessero esibire uno speciale permesso se fossero stati fermati dalla polizia in un'area riservata ai bianchi. I lasciapassare venivano concessi solo ai neri che avevano un impiego regolare nell'area in questione.
L'African National Congress (ANC) organizzò negli anni successivi diverse manifestazioni pacifiche, inclusa quella commemorata nel Sudafrica moderno nella Giornata Nazionale della Donna. Una nuova manifestazione organizzata dall'ANC doveva svolgersi il 30 marzo. Il PAC, che era il rivale diretto dell'ANC nella guida alla lotta anti-apartheid, decise di anticipare i tempi e chiamò la popolazione a manifestare il 21 marzo.
I dimostranti (in numero compreso fra 5.000 e 7.000) si radunarono verso le 10 del mattino presso la stazione di polizia di Sharpeville, nell'odierno Gauteng; si dichiararono sprovvisti di lasciapassare e chiesero alla polizia di arrestarli. Le autorità usarono diverse forme di intimidazione per disperdere la folla, inclusi caccia militari in volo radente e lo schieramento di veicoli blindati della polizia. Alle 13:15, la polizia aprì il fuoco sulla folla. Secondo i dati ufficiali furono uccise 69 persone (inclusi 8 donne e 10 bambini) e oltre 180 furono ferite.
I motivi per cui la polizia decise di aprire il fuoco sono stati a lungo indagati. L'ufficiale in comando in seguito dichiarò che i dimostranti avevano iniziato a lanciare sassi, e che ad aprire il fuoco furono alcuni poliziotti meno esperti, senza che fosse impartito alcun ordine in merito. Un certo grado di nervosismo nelle file della polizia poteva essere dovuto al fatto che poche settimane prima alcuni poliziotti erano stati uccisi a Cato Manor. Le indagini della Truth and Reconciliation Commission stabilirono che la decisione di aprire il fuoco era stata in qualche misura deliberata e che c'era stata una grossolana violazione dei diritti umani, in quanto era stata usata una violenza eccessiva e non necessaria per fermare una folla disarmata. La polizia continuò a sparare anche mentre i dimostranti fuggivano, e molte delle vittime furono colpite alla schiena.
La notizia del massacro contribuì a creare una escalation della tensione fra i neri e il governo bianco. In risposta al diffondersi della protesta, il 30 marzo il governo dichiarò la legge marziale. Seguirono oltre 18.000 arresti.
Il 1º aprile, le Nazioni Unite condannarono ufficialmente l'operato del governo sudafricano con la Risoluzione 134. Il massacro divenne un punto di svolta nella storia sudafricana, dando inizio al progressivo isolamento internazionale del governo del National Party. Il massacro di Sharpeville fu anche uno dei motivi che convinsero il Commonwealth a estromettere il Sudafrica.
In ricordo del massacro avvenuto 45 anni prima, il 21 marzo 2005 è stato dichiarato dall'ONU "Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale".
In Sudafrica, a partire dal 1994, il 21 marzo si celebra la Giornata dei Diritti Umani.
tratto da wikipedia
La manifestazione di Sharpeville era stata organizzata dal Pan Africanist Congress (PAC) per protestare contro il decreto governativo dello Urban Areas Act, informalmente chiamato pass law ("legge del lasciapassare"). Questa legge prevedeva che i cittadini sudafricani neri dovessero esibire uno speciale permesso se fossero stati fermati dalla polizia in un'area riservata ai bianchi. I lasciapassare venivano concessi solo ai neri che avevano un impiego regolare nell'area in questione.
L'African National Congress (ANC) organizzò negli anni successivi diverse manifestazioni pacifiche, inclusa quella commemorata nel Sudafrica moderno nella Giornata Nazionale della Donna. Una nuova manifestazione organizzata dall'ANC doveva svolgersi il 30 marzo. Il PAC, che era il rivale diretto dell'ANC nella guida alla lotta anti-apartheid, decise di anticipare i tempi e chiamò la popolazione a manifestare il 21 marzo.
I dimostranti (in numero compreso fra 5.000 e 7.000) si radunarono verso le 10 del mattino presso la stazione di polizia di Sharpeville, nell'odierno Gauteng; si dichiararono sprovvisti di lasciapassare e chiesero alla polizia di arrestarli. Le autorità usarono diverse forme di intimidazione per disperdere la folla, inclusi caccia militari in volo radente e lo schieramento di veicoli blindati della polizia. Alle 13:15, la polizia aprì il fuoco sulla folla. Secondo i dati ufficiali furono uccise 69 persone (inclusi 8 donne e 10 bambini) e oltre 180 furono ferite.
I motivi per cui la polizia decise di aprire il fuoco sono stati a lungo indagati. L'ufficiale in comando in seguito dichiarò che i dimostranti avevano iniziato a lanciare sassi, e che ad aprire il fuoco furono alcuni poliziotti meno esperti, senza che fosse impartito alcun ordine in merito. Un certo grado di nervosismo nelle file della polizia poteva essere dovuto al fatto che poche settimane prima alcuni poliziotti erano stati uccisi a Cato Manor. Le indagini della Truth and Reconciliation Commission stabilirono che la decisione di aprire il fuoco era stata in qualche misura deliberata e che c'era stata una grossolana violazione dei diritti umani, in quanto era stata usata una violenza eccessiva e non necessaria per fermare una folla disarmata. La polizia continuò a sparare anche mentre i dimostranti fuggivano, e molte delle vittime furono colpite alla schiena.
La notizia del massacro contribuì a creare una escalation della tensione fra i neri e il governo bianco. In risposta al diffondersi della protesta, il 30 marzo il governo dichiarò la legge marziale. Seguirono oltre 18.000 arresti.
Il 1º aprile, le Nazioni Unite condannarono ufficialmente l'operato del governo sudafricano con la Risoluzione 134. Il massacro divenne un punto di svolta nella storia sudafricana, dando inizio al progressivo isolamento internazionale del governo del National Party. Il massacro di Sharpeville fu anche uno dei motivi che convinsero il Commonwealth a estromettere il Sudafrica.
In ricordo del massacro avvenuto 45 anni prima, il 21 marzo 2005 è stato dichiarato dall'ONU "Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale".
In Sudafrica, a partire dal 1994, il 21 marzo si celebra la Giornata dei Diritti Umani.
tratto da wikipedia
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domenica 28 febbraio 2010
che cosa è la nonviolenza
Grazie ad uomini come Mahatma Gandhi (1869-1948) e Martin Luther King (1929-1968)che l'umanità ha qualche speranza in più ,che hanno usato la nonviolenza come arma per risolvere i problemi ma in ultima analisi che cosa è la nonviolenza?.
Il termine nonviolenza è la traduzione letterale del termine sanscrito ahimsa, composto da a privativa e himsa: danno, violenza. La parola ahimsa implica una sfumatura intenzionale che si potrebbe rendere con"assenza del desiderio di nuocere, di uccidere". Altre proposte, per esempio "innocenza", sembrano perdere qualcosa del significato originario. In Italia è stato Aldo Capitini a proporre di scrivere la parola senza il trattino separatore, per sottolineare come la nonviolenza non sia semplice negazione della violenza bensì un valore autonomo e positivo. Il Mahatma Gandhi sottolineava proprio questo elemento negativo: «In effetti la stessa espressione “non-violenza”, un'espressione negativa, sta ad indicare uno sforzo diretto ad eliminare la
violenza che è inevitabile nella vita.» (Gandhi, Teoria e pratica della non-violenza, p.77). Chi segue la nonviolenza viene spesso definito nonviolento, ma molti preferiscono utilizzare l'espressione amico della nonviolenza per sottolineare che nessuno puo' avere la pretesa di eliminare dalla propria vita la violenza che fa parte integrante della natura umana, ma tutti possiamo avvicinarci alla pratica nonviolenta da amici seguendo un percorso che non puo' mai dirsi concluso.L'espressione resistenza passiva era usata dallo stesso Gandhi fino a quando si rese conto che l'espressione correva il rischio di far pensare a un pacifismo di tipo religioso, inerte di fronte all'ingiustizia. Inoltre Gandhi voleva una parola indiana per una forma di lotta indiana. Satyagraha è un neologismo di Gandhi.
Letteralmente significa forza della verità (Satya:Verità, graha: forza). Gandhi adottò tale termine per distinguere la “nonviolenza del forte” dalla resistenza passiva, la quale può coincidere con la “nonviolenza del debole”.
Il 10 novembre 1998 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il primo decennio del XXI secolo e del III millennio, gli anni dal 2001 al 2010, Decennio internazionale di promozione di una cultura della nonviolenza e della pace a profitto dei bambini del mondo.
Nel 2007 l'ONU ha dichiarato il 2 ottobre (giorno di nascita di Gandhi) "Giornata Mondiale per la Nonviolenza".
fonte:wikipedia
Il termine nonviolenza è la traduzione letterale del termine sanscrito ahimsa, composto da a privativa e himsa: danno, violenza. La parola ahimsa implica una sfumatura intenzionale che si potrebbe rendere con"assenza del desiderio di nuocere, di uccidere". Altre proposte, per esempio "innocenza", sembrano perdere qualcosa del significato originario. In Italia è stato Aldo Capitini a proporre di scrivere la parola senza il trattino separatore, per sottolineare come la nonviolenza non sia semplice negazione della violenza bensì un valore autonomo e positivo. Il Mahatma Gandhi sottolineava proprio questo elemento negativo: «In effetti la stessa espressione “non-violenza”, un'espressione negativa, sta ad indicare uno sforzo diretto ad eliminare la
violenza che è inevitabile nella vita.» (Gandhi, Teoria e pratica della non-violenza, p.77). Chi segue la nonviolenza viene spesso definito nonviolento, ma molti preferiscono utilizzare l'espressione amico della nonviolenza per sottolineare che nessuno puo' avere la pretesa di eliminare dalla propria vita la violenza che fa parte integrante della natura umana, ma tutti possiamo avvicinarci alla pratica nonviolenta da amici seguendo un percorso che non puo' mai dirsi concluso.L'espressione resistenza passiva era usata dallo stesso Gandhi fino a quando si rese conto che l'espressione correva il rischio di far pensare a un pacifismo di tipo religioso, inerte di fronte all'ingiustizia. Inoltre Gandhi voleva una parola indiana per una forma di lotta indiana. Satyagraha è un neologismo di Gandhi.
Letteralmente significa forza della verità (Satya:Verità, graha: forza). Gandhi adottò tale termine per distinguere la “nonviolenza del forte” dalla resistenza passiva, la quale può coincidere con la “nonviolenza del debole”.
Il 10 novembre 1998 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il primo decennio del XXI secolo e del III millennio, gli anni dal 2001 al 2010, Decennio internazionale di promozione di una cultura della nonviolenza e della pace a profitto dei bambini del mondo.
Nel 2007 l'ONU ha dichiarato il 2 ottobre (giorno di nascita di Gandhi) "Giornata Mondiale per la Nonviolenza".
fonte:wikipedia
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domenica 21 febbraio 2010
Ernesto Teodoro Moneta Nobel per la pace 1907
l'Italia,patria di tantissime missioni umanitarie-pacifiche(sigh)un solo nobel alla pace...
« Forse non è lontano il giorno in cui tutti i popoli, dimenticando gli antichi
« Forse non è lontano il giorno in cui tutti i popoli, dimenticando gli antichi
rancori, si riuniranno sotto la bandiera della fraternità universale e, cessando ogni
disputa, coltiveranno tra loro relazioni assolutamente pacifiche, quali il commercio e le
attività industriali, stringendo solidi legami. Noi aspettiamo quel giorno. »
Ernesto Teodoro Moneta
Nobel per la pace 1907
L'unico italiano ad aver ricevuto - nel 1907 - il premio Nobel per la Pace è Ernesto
Teodoro Moneta (Milano, 20 settembre 1833 – Milano, 10 febbraio 1918) giornalista e patriota italiano.
Nato da aristocratici genitori milanesi, egli passò la sua fanciullezza in due ville di campagna, e fin dall'adolescenza fu influenzato dall'esperienza della lotta per
l'indipendenza contro l'Austria. Un documento ritrovato dall'Archivio Storico dell'Ateneo, attesta la presenza all'Università di Pavia di Ernesto Teodoro Moneta, studente di discipline politico-legali nell'anno accademico 1852 - 1853. Egli decise però presto di abbandonare gli studi, per partecipare
alle lotte risorgimentali. Successivamente Moneta ebbe parte negli eventi bellici del Risorgimento: dal 1848 al 1866 si impegnò nella realizzazione dell'indipendenza e unificazione dell'Italia, partecipando
alle cinque giornate di Milano. Dopo gli studi alla Scuola Militare di Ivrea, si unì a Garibaldi nel 1859 e 1860, per passare poi col grado di sottotenente, nell'esercito italiano sotto il Generale Sirtori di cui divenne aiutante di campo. Combatté con valore a Custoza. Disilluso dalla campagna del 1866, interruppe la promettente carriera militare per ritornare alla vita civile.Nel 1867 due suoi amici rilevarono il giornale Il Secolo, fondato nel 1866 da Edoardo Sonzogno, ed egli accettò la carica di direttore, che ricoprì fino al 1895. Moneta
trasformò Il Secolo in un potente strumento di formazione dell'opinione pubblica, senza compromettere il suo bilancio editoriale. Benché fosse rispettoso della religione e cattolico praticante, il suo giornale assunse spesso posizioni politiche anticlericali: convinzione di Moneta era che il potere del Vaticano costituisse un impedimento all'unificazione italiana e al progresso sociale.
Durante gli ultimi anni del XIX secolo Moneta si dedicò alla raccolta di materiale per la sua opera Le guerre, le insurrezioni e la pace nel secolo XIX, che pubblicò in quattro volumi nel 1903, 1904, 1906, e 1910. Il primo volume contiene una puntuale descrizione dello sviluppo del movimento internazionale per la pace durante il corso del secolo.
Durante la sua carriera di editore de Il Secolo, Moneta fu uno dei più accaniti nazionalisti in Italia. Nonostante ciò, la portata delle attività nelle quali Moneta fu coinvolto per la propagazione della pace mondiale, è impressionante.Ma il suo lavoro più importante fu quello di avvicinare la Francia all'Italia.A quei tempi l'amicizia delle due nazioni non era scontata Già fin dai primi sentori di sentimenti antifrancesi in Italia, al principio del penultimo decennio del XIX secolo, Moneta combattè fieramente dalle colonne del suo giornale. E nel 1888 egli promosse un convegno a Milano invitando deputati francesi e italiani: si rivelò come possente mezzo per avvicinare le due nazioni.Ogniqualvolta l'antagonismo tra i francesi e gli italiani andava scemando Moneta istruiva i suoi lettori in termini entusiastici di progresso; considerando un fatto compiuto l'accordo franco-italiano del 1903, Moneta ricevette, non solo dai propri compatrioti, ma anche dai francesi, dimostrazioni di piena riconoscenza per il gran lavoro che aveva
fatto.Allo stesso tempo, Moneta ha attivamente lavorato per stabilire un buon accordo con l'Austria e ha combattuto le agitazioni degli irredentisti italiani contro questo Paese.Nel 1890 cominciò a pubblicare un almanacco annuale chiamato L'Amico della pace. In seguito abbandonò la carica di editore de Il Secolo, anche se continuò a contribuire alle sue colonne di tanto in tanto e a ripubblicare molti dei suoi articoli in manifestini e periodici.Nel 1898 fondò la rivista La Vita Internazionale, che ebbe un discreto successo, tanto da garantirne la pubblicazione su basi regolari per molti anni.Nel 1895 Moneta divenne il rappresentante italiano nella Commissione del International Peace Bureau.
Nel 1887 partecipò alla fondazione dell'Unione Lombarda per la Pace e l'arbitrato internazionale e di molte altre organizzazioni tra cui la Società per la pace e la Giustizia Internazionale.
Nel 1906 programmò e costruì un Padiglione per la Pace alla Esposizione Internazionale di Milano, durante la quale condusse come Presidente il 15° Congresso Internazionale sulla Pace.Nel 1907 Ernesto Teodoro Moneta ricevette il Premio Nobel per la Pace insieme al giurista francese Louis Renault.Dal 1900 fino alla sua morte Moneta soffrì di glaucoma, e subì numerosi interventi agli occhi che a malapena gli evitarono la totale cecità. Moneta soccombette alla polmonite nel 1918, all'età di 85 anni. È sepolto a Missaglia (Lc), nella tomba di famiglia dei Moneta.
fonti: villanobel,wikipedia
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sabato 14 novembre 2009
greenpeace
Mi sento molto in sintonia con Greenpeace che è un'associazione non violenta, che utilizza azioni dirette per denunciare in maniera creativa i problemi ambientali e promuovere soluzioni per un futuro verde e di pace.
Greenpeace è fermamente convinta che se la gente ha terra, fiumi e laghi puliti ha più possibilità di nutrirsi senza dipendere da altri paesi e ci sono meno probabilità che scoppino conflitti o guerre.
Greenpeace è indipendente e non accetta fondi da enti pubblici, aziende o partiti politici.
Greenpeace è un'organizzazione non governativa ambientalista e pacifista fondata a Vancouver nel 1971.
È famosa per la sua azione diretta e non violenta per la difesa del clima, delle balene, dai test nucleari e dell'ambiente in generale. Negli ultimi anni l'attività dell'organizzazione si è rivolta ad altre questioni ambientali come il riscaldamento globale, l'ingegneria genetica e la pesca a strascico.
Il 15 settembre 1971, ancora prima che apparisse il nome Greenpeace, una vecchia barca da pesca (la Phyllis Cormack) salpa da Vancouver (costa occidentale del Canada) con a bordo dodici volontari. Tra loro c'erano Jim Bohlen, Irving Stowe, Paul Cote e tra i giornalisti c'erano Robert Hunter del "Vancouver Sun", Ben Metcalfe della Canadian Broadcasting Corporation e Bob Cummings del "Georgia Strait".Lo scopo era di impedire l'esplosione di una bomba nucleare ad Amchitka (un'isola nel oceano pacifico settentrionale vicino alla costa dell'Alaska) perché lo scoppio poteva danneggiare una zona naturale protetta (ultimo rifugio per 3000 lontre di mare in pericolo e casa per aquile di mare testabianca e falchi pellegrini) provocando un terremoto e un maremoto. Il rischio era alto e i volontari speravano di impedire l'esperimento per il fatto di essere fisicamente presenti sul posto con una imbarcazione. A bordo c'erano anche dei giornalisti per poter documentare il viaggio. Il gruppo di protesta si faceva chiamare Comitato "Non create l'onda", ma durante il primo viaggio l'imbarcazione fu ribattezzata Greenpeace. L'imbarcazione fu intercettata dalla guardia costiera nei pressi dell'isola di Akutan con motivazioni legate a formalità doganali e, anche a causa delle continue cattive condizioni meteorologiche, sfibrati i volontari decisero di abbandonare l'impresa. Con grande stupore scoprirono di essere sulle prime pagine di tutti i giornali con supporto da parte di molte persone. Nel viaggio di ritorno l'equipaggio incontrò un gruppo di indiani Kwatkiutl che rivelò una profezia secondo cui dei Guerrieri dell'arcobaleno avrebbero salvato il mondo prima che fosse troppo tardi e li dichiararono fratelli di sangue. Grazie all'inaspettato supporto della gente (economico e di volontari) si riuscì a progettare una nuova spedizione chiamata Greenpeace Too, ma la distanza da coprire era troppa e il tempo a disposizione poco, il test venne portato a termine ugualmente il 6 novembre.Era fatta :la prima grande azione della futura Greenpeace si era compiuta e si scatenarono molte proteste tra Canada e USA tanto da rendere nota pubblicamente la volontà di non effettuare ulteriori test, da quella volta Amchitka è una riserva naturale per uccelli.
La drammatica svolta:
Nel 1985 viene affondata la "Rainbow Warrior", un vecchio peschereccio che Greenpeace aveva acquistato con l'aiuto del WWF e che prende il nome da quella antica profezia indiana.(foto)
La "Rainbow Warrior" aveva da poco concluso l'"Operazione Exodus" sull'atollo di Rongelap, nel Pacifico: l'isola di Rongelap era stata infatti colpita dalle radiazioni dei test nucleari condotti dagli americani tra il 1948 e il 1956 e tra i suoi abitanti si riscontrava un'incidenza altissima di cancro alla tiroide, di leucemia e di malformazioni fetali. Su richiesta dei rappresentanti di Rongelap al Parlamento delle Isole Marshall, Greenpeace aveva acconsentito ad evacuare l'intera popolazione dell'isola nella più salubre isola di Mejato. Una volta terminata la missione, si era diretta verso Auckland, in Nuova Zelanda, in attesa di fare rotta per Moruroa.
La "Rainbow Warrior" non arriverà mai a Moruroa. Il 10 luglio 1985, quando mancano dieci minuti alla mezzanotte, due esplosioni squarciano lo scafo della nave ormeggiata nel porto di Auckland. La "Rainbow Warrior" affonda e Fernando Pereira, un fotografo di Greenpeace, rimane ucciso. Le esplosioni sono chiaramente il frutto di un atto di sabotaggio e l'attenzione cade subito sui servizi segreti francesi. L'inchiesta ufficiale non attribuisce responsabilità dirette al Governo di Parigi, ma due mesi dopo il sabotaggio il Ministro della Difesa Charles Hernu si dimette.
Questo evento, seppure tragico, ha dimostrato il ruolo sempre più importante di Greenpeace e del movimento ambientalista a livello internazionale.
Con circa tre milioni di sostenitori in tutto il mondo, Greenpeace è uno dei più grandi movimenti ambientalisti del mondo. Greenpeace si ispira ai principi della nonviolenza; è indipendente da qualsiasi partito politico; non accetta aiuti economici né da governi né da società private e si finanzia esclusivamente con il contributo di singoli individui che ne condividono gli ideali e la missione.
fonti:Greenpeace,Wikipedia
Greenpeace è fermamente convinta che se la gente ha terra, fiumi e laghi puliti ha più possibilità di nutrirsi senza dipendere da altri paesi e ci sono meno probabilità che scoppino conflitti o guerre.
Greenpeace è indipendente e non accetta fondi da enti pubblici, aziende o partiti politici.
Greenpeace è un'organizzazione non governativa ambientalista e pacifista fondata a Vancouver nel 1971.
È famosa per la sua azione diretta e non violenta per la difesa del clima, delle balene, dai test nucleari e dell'ambiente in generale. Negli ultimi anni l'attività dell'organizzazione si è rivolta ad altre questioni ambientali come il riscaldamento globale, l'ingegneria genetica e la pesca a strascico.
La drammatica svolta:
Nel 1985 viene affondata la "Rainbow Warrior", un vecchio peschereccio che Greenpeace aveva acquistato con l'aiuto del WWF e che prende il nome da quella antica profezia indiana.(foto)
La "Rainbow Warrior" aveva da poco concluso l'"Operazione Exodus" sull'atollo di Rongelap, nel Pacifico: l'isola di Rongelap era stata infatti colpita dalle radiazioni dei test nucleari condotti dagli americani tra il 1948 e il 1956 e tra i suoi abitanti si riscontrava un'incidenza altissima di cancro alla tiroide, di leucemia e di malformazioni fetali. Su richiesta dei rappresentanti di Rongelap al Parlamento delle Isole Marshall, Greenpeace aveva acconsentito ad evacuare l'intera popolazione dell'isola nella più salubre isola di Mejato. Una volta terminata la missione, si era diretta verso Auckland, in Nuova Zelanda, in attesa di fare rotta per Moruroa.
La "Rainbow Warrior" non arriverà mai a Moruroa. Il 10 luglio 1985, quando mancano dieci minuti alla mezzanotte, due esplosioni squarciano lo scafo della nave ormeggiata nel porto di Auckland. La "Rainbow Warrior" affonda e Fernando Pereira, un fotografo di Greenpeace, rimane ucciso. Le esplosioni sono chiaramente il frutto di un atto di sabotaggio e l'attenzione cade subito sui servizi segreti francesi. L'inchiesta ufficiale non attribuisce responsabilità dirette al Governo di Parigi, ma due mesi dopo il sabotaggio il Ministro della Difesa Charles Hernu si dimette.
Questo evento, seppure tragico, ha dimostrato il ruolo sempre più importante di Greenpeace e del movimento ambientalista a livello internazionale.
Con circa tre milioni di sostenitori in tutto il mondo, Greenpeace è uno dei più grandi movimenti ambientalisti del mondo. Greenpeace si ispira ai principi della nonviolenza; è indipendente da qualsiasi partito politico; non accetta aiuti economici né da governi né da società private e si finanzia esclusivamente con il contributo di singoli individui che ne condividono gli ideali e la missione.
fonti:Greenpeace,Wikipedia
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domenica 18 ottobre 2009
Cosa fare dopo Kyoto?
Cosa fare dopo Kyoto?
di Al Gore premio nobel della pace,ex vicepresidente U.S.A.,fondatore di Current.
Noi – la specie umana – siamo giunti ad un momento
decisivo. È inaudito, e fa perfino ridere, pensare di poter
davvero compiere delle scelte in quanto specie, ma è proprio
questa la sfida che ci troviamo davanti. La nostra casa
– la Terra – è in pericolo. Non è il pianeta a correre il rischio
di essere distrutto, ma le condizioni che lo hanno reso un
luogo accogliente per gli esseri umani.
Senza renderci conto delle conseguenze delle nostre azioni,
abbiamo cominciato a riversare nel sottile involucro di
aria che circonda il nostro mondo quantità di anidride carbonica
tali da arrivare letteralmente ad alterare l’equilibrio
termico tra la Terra e il Sole. Se non ci fermeremo, e in fretta,
la temperatura media crescerà a livelli che gli esseri umani
non hanno mai sperimentato fino ad ora, mettendo fine
al propizio equilibrio climatico su cui poggia la nostra
civiltà.
Nell’ultimo secolo e mezzo, sempre più freneticamente,
abbiamo estratto dal terreno quantità sempre maggiori di
carbonio, principalmente sotto forma di petrolio e carbone,
bruciandolo al ritmo di 70 milioni di tonnellate di CO2
riversate ogni 24 ore nell’atmosfera terrestre. Le concentrazioni
di anidride carbonica, che non erano mai salite
oltre il livello di 300 parti per milione (ppm) da almeno un
milione di anni a questa parte, sono cresciute dalle 280 ppm
dell’inizio del boom del carbone fino alle 383 ppm di quest’anno.
La conseguenza diretta è che molti scienziati adesso ci
avvertono che ci stiamo avvicinando a una serie di “punti
di non ritorno”, che nel giro di 10 anni potrebbero metterci
nell’impossibilità di evitare danni irreparabili all’abitabilità
del pianeta per gli esseri umani.
Negli ultimi mesi, nuovi studi hanno dimostrato che la
calotta glaciale artica, che aiuta il pianeta a raffreddarsi, si
sta sciogliendo a ritmi quasi tre volte più veloci di quanto
previsto dai più pessimistici tra i modelli elaborati al computer.
Se non agiremo, nel giro di appena 35 anni, il ghiaccio
potrebbe arrivare a scomparire completamente nei mesi
estivi. All’altra estremità del pianeta, al Polo Sud, gli scienziati
hanno scoperto nuove prove di scioglimento della
neve in un’area dell’Antartide occidentale grande quanto
la California.
Non è una questione politica. È una questione morale,
che riguarda la sopravvivenza della civiltà umana. Non è
una questione di destra o di sinistra, è una questione di giusto
o sbagliato. Per metterla in termini semplici, è sbagliato
compromettere l’abitabilità del nostro pianeta e rovinare
il futuro di tutte le generazioni che verranno dopo di noi.
Il 21 settembre del 1987, il presidente degli Stati Uniti
Ronald Reagan disse: “Ossessionati come siamo dagli antagonismi
del momento, spesso ci dimentichiamo quante
cose uniscano tutti noi membri della razza umana. Forse ci
serve una minaccia esterna, universale, per riconoscere
questo legame comune. Ogni tanto penso che le nostre
divergenze scomparirebbero rapidamente se ci trovassimo
a fronteggiare una minaccia aliena proveniente da un altro
mondo”.
Noi – tutti noi – ci troviamo ora di fronte a una minaccia
universale, che non proviene da un altro mondo, ma che è,
cionondimeno, di portata cosmica.
Compariamo due pianeti del nostro sistema solare, la Terra
e Venere: i due corpi celesti hanno dimensioni quasi
identiche, e un quantitativo di carbonio quasi identico. La
differenza è che sulla Terra la maggioranza di questo carbonio
si trova sottoterra, depositato da varie forme di vita
nel corso degli ultimi 600 milioni di anni, mentre su Venere
la maggioranza del carbonio si trova nell’atmosfera.
Il risultato è che mentre sulla Terra la temperatura media
equivale a un gradevolissimo 15 gradi centigradi, su Venere
lo stesso parametro schizza fino a 464. Certo, Venere è
più vicina al Sole, ma la colpa non è del nostro astro: Venere
è mediamente tre volte più calda di Mercurio, che è il
pianeta più vicino al Sole in assoluto. La colpa è dell’anidride
carbonica.
Questa minaccia ci impone, come diceva Reagan, di unirci
nella consapevolezza di ciò che ci accomuna.
A questo scopo, dovremo esigere dai nostri governanti
che gli Stati Uniti sottoscrivano, nel giro dei prossimi due
anni, un trattato internazionale che tagli le emissioni inquinanti
del 90% nei Paesi sviluppati e di oltre la metà a livello
mondiale, in tempo perché la prossima generazione possa
ricevere in eredità una Terra in buona salute.
Questo trattato segnerà un nuovo sforzo. Io sono fiero
del ruolo che ho avuto durante l’amministrazione Clinton
nei negoziati per il protocollo di Kyoto, ma sono del parere
che quell’accordo sia stato demonizzato a tal punto, negli
Stati Uniti, che probabilmente non potrà mai venire ratificato,
più o meno come accadde ai tempi dell’amministrazione
Carter, nel 1979, quando il governo non riuscì a spuntare
la ratifica di un ambizioso trattato per la limitazione
degli armamenti strategici. E in ogni caso, tra breve prenderanno
il via i negoziati per arrivare a un trattato più ambizioso
sul problema dei cambiamenti climatici.
Perciò, così come il presidente Reagan cambiò nome e
modificò l’accordo Salt (ribattezzato in Start), dopo averne,
tardivamente, riconosciuto la necessità, il Presidente dovrà concentrarsi immediatamente sul
raggiungimento di un nuovo accordo, ancora più ambizioso,
per la lotta contro i cambiamenti climatici. Dobbiamo
puntare a completare questo trattato globale entro la fine
del 2009, e non aspettare fino al 2012, come previsto attualmente.
Se per l’inizio del 2009 gli Stati Uniti avranno già messo
in campo una serie di misure interne per ridurre le emissioni
di gas serra, sono sicuro che quando daremo all’industria
un traguardo da raggiungere e gli strumenti e la flessibilità
per ridurre drasticamente le emissioni di anidride
carbonica, riusciremo a completare e a ratificare in tempi
rapidi un nuovo trattato. Quella che abbiamo di fronte,
d’altronde, è un’emergenza planetaria.
Un nuovo trattato prevederà, in ogni caso, come già Kyoto,
gradi differenziati di impegno: ai Paesi saranno richiesti
sforzi di diversa entità, tenendo conto di quanto hanno
contribuito, storicamente, a creare questo problema, e
tenendo conto della loro capacità relativa di sostenere gli
oneri del cambiamento. È un precedente consolidato nel
diritto internazionale, e non esistono altri modi per procedere.
Qualcuno cercherà di distorcere questo precedente utilizzando
argomentazioni xenofobiche e nazionalistiche per
dire che ogni Paese dovrebbe essere tenuto a rispettare gli
stessi standard. Ma perché Paesi che hanno un quinto del
nostro prodotto interno lordo, Paesi che in passato non
hanno contribuito se non maniera marginalissima a creare
questa crisi, dovrebbero sopportare lo stesso sforzo degli
Stati Uniti? Siamo così spaventati da questa sfida da non
riuscire ad assumere un ruolo guida? I nostri figli hanno
diritto a pretendere da noi una maggiore responsabilità, ora
che è il loro futuro – anzi, il futuro di tutta la civiltà umana
– a essere in bilico. Meritano qualcosa di meglio di un
governo che censura i dati scientifici più attendibili e se la
prende con quegli scienziati onesti che cercano di metterci
in guardia dalla catastrofe incombente. Meritano qualcosa
di meglio di politici che se ne stanno con le mani in
mano e non fanno niente per affrontare la sfida più grande
che il genere umano abbia mai dovuto affrontare, perfino
ora che il pericolo, ormai, incombe su di noi.
Noi ci dobbiamo concentrare sulle opportunità che derivano
da questa sfida. Nuovi posti di lavoro, nuove occasioni
di profitto spunteranno fuori una volta che le grandi
aziende si saranno messe in moto con decisione per cogliere
le colossali opportunità economiche offerte da un futu-
ro di energia pulita. Ma c’è qualcosa di ancora più prezioso
da guadagnare se faremo la cosa giusta. La crisi climatica
ci offre l’occasione di sperimentare quello che poche
generazioni nel corso della storia hanno avuto il privilegio
di sperimentare: una missione generazionale, un obiettivo
morale convincente, una causa comune e l’entusiasmante
prospettiva di venire obbligati dalle circostanze a mettere
da parte le meschinità e i conflitti della politica per abbracciare
una sfida autenticamente morale e spirituale.
fonte: ECO LOGO di STEFANO APUZZO • DANILO BONATO
se ti interessa quest'articolo ti interessa anche questo
di Al Gore premio nobel della pace,ex vicepresidente U.S.A.,fondatore di Current.
Noi – la specie umana – siamo giunti ad un momento
decisivo. È inaudito, e fa perfino ridere, pensare di poter
davvero compiere delle scelte in quanto specie, ma è proprio
questa la sfida che ci troviamo davanti. La nostra casa
– la Terra – è in pericolo. Non è il pianeta a correre il rischio
di essere distrutto, ma le condizioni che lo hanno reso un
luogo accogliente per gli esseri umani.
Senza renderci conto delle conseguenze delle nostre azioni,
abbiamo cominciato a riversare nel sottile involucro di
aria che circonda il nostro mondo quantità di anidride carbonica
tali da arrivare letteralmente ad alterare l’equilibrio
termico tra la Terra e il Sole. Se non ci fermeremo, e in fretta,
la temperatura media crescerà a livelli che gli esseri umani
non hanno mai sperimentato fino ad ora, mettendo fine
al propizio equilibrio climatico su cui poggia la nostra
civiltà.
Nell’ultimo secolo e mezzo, sempre più freneticamente,
abbiamo estratto dal terreno quantità sempre maggiori di
carbonio, principalmente sotto forma di petrolio e carbone,
bruciandolo al ritmo di 70 milioni di tonnellate di CO2
riversate ogni 24 ore nell’atmosfera terrestre. Le concentrazioni
di anidride carbonica, che non erano mai salite
oltre il livello di 300 parti per milione (ppm) da almeno un
milione di anni a questa parte, sono cresciute dalle 280 ppm
dell’inizio del boom del carbone fino alle 383 ppm di quest’anno.
La conseguenza diretta è che molti scienziati adesso ci
avvertono che ci stiamo avvicinando a una serie di “punti
di non ritorno”, che nel giro di 10 anni potrebbero metterci
nell’impossibilità di evitare danni irreparabili all’abitabilità
del pianeta per gli esseri umani.
Negli ultimi mesi, nuovi studi hanno dimostrato che la
calotta glaciale artica, che aiuta il pianeta a raffreddarsi, si
sta sciogliendo a ritmi quasi tre volte più veloci di quanto
previsto dai più pessimistici tra i modelli elaborati al computer.
Se non agiremo, nel giro di appena 35 anni, il ghiaccio
potrebbe arrivare a scomparire completamente nei mesi
estivi. All’altra estremità del pianeta, al Polo Sud, gli scienziati
hanno scoperto nuove prove di scioglimento della
neve in un’area dell’Antartide occidentale grande quanto
la California.
Non è una questione politica. È una questione morale,
che riguarda la sopravvivenza della civiltà umana. Non è
una questione di destra o di sinistra, è una questione di giusto
o sbagliato. Per metterla in termini semplici, è sbagliato
compromettere l’abitabilità del nostro pianeta e rovinare
il futuro di tutte le generazioni che verranno dopo di noi.
Il 21 settembre del 1987, il presidente degli Stati Uniti
Ronald Reagan disse: “Ossessionati come siamo dagli antagonismi
del momento, spesso ci dimentichiamo quante
cose uniscano tutti noi membri della razza umana. Forse ci
serve una minaccia esterna, universale, per riconoscere
questo legame comune. Ogni tanto penso che le nostre
divergenze scomparirebbero rapidamente se ci trovassimo
a fronteggiare una minaccia aliena proveniente da un altro
mondo”.
Noi – tutti noi – ci troviamo ora di fronte a una minaccia
universale, che non proviene da un altro mondo, ma che è,
cionondimeno, di portata cosmica.
Compariamo due pianeti del nostro sistema solare, la Terra
e Venere: i due corpi celesti hanno dimensioni quasi
identiche, e un quantitativo di carbonio quasi identico. La
differenza è che sulla Terra la maggioranza di questo carbonio
si trova sottoterra, depositato da varie forme di vita
nel corso degli ultimi 600 milioni di anni, mentre su Venere
la maggioranza del carbonio si trova nell’atmosfera.
Il risultato è che mentre sulla Terra la temperatura media
equivale a un gradevolissimo 15 gradi centigradi, su Venere
lo stesso parametro schizza fino a 464. Certo, Venere è
più vicina al Sole, ma la colpa non è del nostro astro: Venere
è mediamente tre volte più calda di Mercurio, che è il
pianeta più vicino al Sole in assoluto. La colpa è dell’anidride
carbonica.
Questa minaccia ci impone, come diceva Reagan, di unirci
nella consapevolezza di ciò che ci accomuna.
A questo scopo, dovremo esigere dai nostri governanti
che gli Stati Uniti sottoscrivano, nel giro dei prossimi due
anni, un trattato internazionale che tagli le emissioni inquinanti
del 90% nei Paesi sviluppati e di oltre la metà a livello
mondiale, in tempo perché la prossima generazione possa
ricevere in eredità una Terra in buona salute.
Questo trattato segnerà un nuovo sforzo. Io sono fiero
del ruolo che ho avuto durante l’amministrazione Clinton
nei negoziati per il protocollo di Kyoto, ma sono del parere
che quell’accordo sia stato demonizzato a tal punto, negli
Stati Uniti, che probabilmente non potrà mai venire ratificato,
più o meno come accadde ai tempi dell’amministrazione
Carter, nel 1979, quando il governo non riuscì a spuntare
la ratifica di un ambizioso trattato per la limitazione
degli armamenti strategici. E in ogni caso, tra breve prenderanno
il via i negoziati per arrivare a un trattato più ambizioso
sul problema dei cambiamenti climatici.
Perciò, così come il presidente Reagan cambiò nome e
modificò l’accordo Salt (ribattezzato in Start), dopo averne,
tardivamente, riconosciuto la necessità, il Presidente dovrà concentrarsi immediatamente sul
raggiungimento di un nuovo accordo, ancora più ambizioso,
per la lotta contro i cambiamenti climatici. Dobbiamo
puntare a completare questo trattato globale entro la fine
del 2009, e non aspettare fino al 2012, come previsto attualmente.
Se per l’inizio del 2009 gli Stati Uniti avranno già messo
in campo una serie di misure interne per ridurre le emissioni
di gas serra, sono sicuro che quando daremo all’industria
un traguardo da raggiungere e gli strumenti e la flessibilità
per ridurre drasticamente le emissioni di anidride
carbonica, riusciremo a completare e a ratificare in tempi
rapidi un nuovo trattato. Quella che abbiamo di fronte,
d’altronde, è un’emergenza planetaria.
Un nuovo trattato prevederà, in ogni caso, come già Kyoto,
gradi differenziati di impegno: ai Paesi saranno richiesti
sforzi di diversa entità, tenendo conto di quanto hanno
contribuito, storicamente, a creare questo problema, e
tenendo conto della loro capacità relativa di sostenere gli
oneri del cambiamento. È un precedente consolidato nel
diritto internazionale, e non esistono altri modi per procedere.
Qualcuno cercherà di distorcere questo precedente utilizzando
argomentazioni xenofobiche e nazionalistiche per
dire che ogni Paese dovrebbe essere tenuto a rispettare gli
stessi standard. Ma perché Paesi che hanno un quinto del
nostro prodotto interno lordo, Paesi che in passato non
hanno contribuito se non maniera marginalissima a creare
questa crisi, dovrebbero sopportare lo stesso sforzo degli
Stati Uniti? Siamo così spaventati da questa sfida da non
riuscire ad assumere un ruolo guida? I nostri figli hanno
diritto a pretendere da noi una maggiore responsabilità, ora
che è il loro futuro – anzi, il futuro di tutta la civiltà umana
– a essere in bilico. Meritano qualcosa di meglio di un
governo che censura i dati scientifici più attendibili e se la
prende con quegli scienziati onesti che cercano di metterci
in guardia dalla catastrofe incombente. Meritano qualcosa
di meglio di politici che se ne stanno con le mani in
mano e non fanno niente per affrontare la sfida più grande
che il genere umano abbia mai dovuto affrontare, perfino
ora che il pericolo, ormai, incombe su di noi.
Noi ci dobbiamo concentrare sulle opportunità che derivano
da questa sfida. Nuovi posti di lavoro, nuove occasioni
di profitto spunteranno fuori una volta che le grandi
aziende si saranno messe in moto con decisione per cogliere
le colossali opportunità economiche offerte da un futu-
ro di energia pulita. Ma c’è qualcosa di ancora più prezioso
da guadagnare se faremo la cosa giusta. La crisi climatica
ci offre l’occasione di sperimentare quello che poche
generazioni nel corso della storia hanno avuto il privilegio
di sperimentare: una missione generazionale, un obiettivo
morale convincente, una causa comune e l’entusiasmante
prospettiva di venire obbligati dalle circostanze a mettere
da parte le meschinità e i conflitti della politica per abbracciare
una sfida autenticamente morale e spirituale.
fonte: ECO LOGO di STEFANO APUZZO • DANILO BONATO
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venerdì 9 ottobre 2009
premio nobel della pace 2009
MILANO - E' Barack Obama il premio Nobel per la pace 2009. La commissione di Oslo ha deciso di assegnare il riconoscimento al presidente degli Stati Uniti, insediatosi alla Casa Bianca da meno di un anno. La motivazione è legata agli sforzi per il dialogo mostrati dal presidente nel corso dei primi mesi del suo mandato: «per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli». Hanno pesato a favore della scelta gli appelli di Obama per la riduzione degli arsenali nucleari e il suo impegno per la pace globale. Primo afro-americano a rivestire la carica più alta del paese, Obama ha chiesto il disarmo nucleare e sta lavorando dall'inizio del suo mandato per riavviare le trattative di pace in Medio Oriente. Il riconoscimento di 10 milioni di corone svedesi (1,4 milioni di dollari) sarà consegnato a Oslo il 10 dicembre.
DECISIONE ALL'UNANIMITA' - La decisione è stata presa all'unanimità, ha detto il presidente della commissione norvegese per il Nobel, Thorbjoern Jagland. La commissione ha riconosciuto gli sforzi del presidente statunitense per ridurre gli arsenali nucleari e lavorare per la pace nel mondo. «Obama ha fatto molte cose» ha detto Jagland durante la conferenza stampa a Oslo, «ma è stato riconosciuto soprattutto il valore delle sue dichiarazioni e degli impegni che ha assunto nei confronti della riduzione degli armamenti, della ripresa del negoziati in Medio Oriente e la volontà degli Stati Uniti di lavorare con gli organismi internazionali». Non deve invece avere pesato il fatto che Obama ha rifiutato nei giorni scorsi di incontrare un altro past-laureate per la pace, il Dalai Lama (che lo vinse nel 1989), leader del governo tibetano in esilio, per evitare di compromettere i rapporti con la Cina in vista della prossima visita ufficiale che il capo della Casa Bianca effettuerà a Pechino.
I PRECEDENTI - Obama non è il primo inquilino (o ex inquilino) della Casa Bianca a ricevere il riconoscimento. Nel 1906 toccò infatti a Theodor Roosvelt (e l'anno successivo sarebbe stato assegnato al primo e unico italiano a conquistare questo tipo di riconoscimento, il giornalista e scrittore pacifista brianzolo Erensto Teodoro Moneta) e nel 2002 a Jimmy Carter. Nel 2007 venne invece assegnato ad Al Gore, vicepresidente ai tempi di Clinton.
I CASI ANOMALI - Attorno alle nomination per il Nobel per la pace, l'unico tra i premi in memoria dello scienziato svedese che viene assegnato a Oslo e non a Stoccolma, si scatenano spesso dubbi e polemiche. Basti pensare che in passato tra i candidati a riceverlo ci fu anche Stalin (ufficialmente per l'impegno nel far finire la seconda guerra mondiale), che però non lo vinse mai. E tra coloro che non lo ottennero mai ci fu il mahatma Gandhi.
fonte: corriere della sera
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giovedì 8 ottobre 2009
Anna Politkovskaya
in onore della giornalista uccisa,ripubblico l'articolo della Repubblica.a voi i commenti
MOSCA - Assassinata a Mosca Anna Politkovskaya, giornalista russa famosa in tutto il mondo per i suoi reportage sugli orrori della guerra in Cecenia e gli abusi compiuti dalle truppe federali. La donna è stata trovata morta nell'atrio dell'edificio in cui viveva da una vicina. Sul luogo del delitto, la polizia ha trovato una pistola e quattro bossoli.
Nata nel 1958, la Politkovskaya aveva due figli. Scriveva per il quotidiano dell'opposizione Novaya Gazeta. Nel settembre del 2004, mentre si apprestava a recarsi a Beslan per seguire il sequestro e il massacro degli ostaggi nella scuola numero 1 del capoluogo dell'Ossezia del Nord, era rimasta vittima di un misterioso avvelenamento da lei attribuito ai servizi segreti russi. Alle vicende del conflitto ceceno si era appassionata alla fine degli anni '90, e non solo come cronista: nel dicembre del 1999 fu lei a organizzare, sotto una pioggia di bombe, l'evacuazione dell' ospizio di Grozny, mettendo in salvo 89 anziani.
Dimitri Muratov, direttore del quotidiano Novaia Gazeta, ha dichiarato che l'omicidio "sembra essere una punizione per i suoi articoli". Politkovskaia aveva fra l'altro lavorato a una rigorosa inchiesta sulla corruzione in seno al ministero della Difesa e del contingente russo in Cecenia. Nella sua lunga attività di paladina dei diritti umani nella piccola repubblica caucasica, si era fatta molti nemici, sia fra le forze russe che fra i guerriglieri.
Madre di due figli, la Politkovskaya in passato era stata arrestata e anche più volte minacciata per la sua opposizione al governo e per le sue denunce di violazioni dei diritti umani commesse in Cecenia. Nell'ottobre del 2002, durante l'assalto al teatro Dubrovka di Mosca da parte di un commando di una cinquantina di terroristi ceceni aveva tentato di fare da mediatrice, ma poi l'irruzione delle forze speciali russe aveva vanificato i suoi sforzi.
Intervistata spesso anche dagli organi di stampa italiani in qualità di preziosa fonte indipendente sulle vicende dell'ex repubblica sovietica, nel 2004 Anna Politkovskaya era stata insignita con il premio intitolato all'ex premier svedese Olaf Palme in quanto "simbolo della lunga battaglia per i diritti umani in Russia". Nel suo paese aveva vinto il "Penna d'oro", l'equivalente del Pulitzer.
Tra i tanti messaggi di dolore per la morte di Anna Politkovskaya anche quella dell'ex presidente dell'Urss Mikhail Gorbaciov che ha definito l'omicidio "un crimine grave contro il Paese, un crimine contro tutti noi, è un colpo all'intera stampa democratica e indipendente".
Con l'omicidio della cronista russa sale a 56 il numero dei giornalisti uccisi quest'anno nel mondo. Le ultime due vittime, sempre oggi, erano state due reporter tedeschi uccisi in un'imboscata nel nord dell'Afghanistan. Secondo i dati, diffusi dall'organizzazione Reporters sans frontieres, il 2006 potrebbe rivelarsi più sanguinoso persino dell'anno precedente, quello più tragico per i cronisti di tutto il mondo.
(da La repubblica del 7 ottobre 2006)
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mercoledì 16 settembre 2009
simbolo della pace
Mezzo secolo ed è ancora contemporaneo. Nel 2008 ha compiuto cinquant'anni il simbolo della pace, composto da una linea verticale e due linee inclinate verso il basso, inscritte in un cerchio. Diventato negli anni uno dei loghi più conosciuti, associato all'America degli anni ‘60 e alla cultura hippie, nasce in realtà in Gran Bretagna nel 1958 come simbolo della Cnd (Campaign for nuclear Disarmement), organizzazione pacifista che aveva tra i suoi promotori il filosofo Bertrand Russell (1872-1970). Il primo utilizzo pubblico del simbolo risale infatti alla marcia di Aldermaston, località sede di una base militare e di una fabbrica di armi nucleari, in Inghilterra, come descritto in un articolo sulla manifestazione dal ‘Manchester Guardian’. A inventare il simbolo, che è riuscito a imporsi sul suo più diretto concorrente, la colomba della pace di Picasso, è stato Gerald Holtom. Obiettore di coscienza durante la Seconda guerra mondiale, decisione non scontata per quei tempi, Holtom, al termine del conflitto si avvicinò al Cnd diventandone presto attivista. Ai membri dell’organizzazione propose uno strano logo disegnato, qualche tempo prima, in nome della pace. L’idea nacque dopo aver studiato l'opera di Goya sui popolani madrileni fucilati dalle truppe di Napoleone. In particolare, la sua attenzione cadde su due personaggi: uno morto con le braccia abbassate e un altro vivo con le braccia alzate. Stilizzando tali posizioni e ispirandosi alla gestualità che i marinai utilizzano per comunicare a distanza tramite le bandierine (la lettera ‘N’ di ‘nuclear’, indicata dalla linea verticale, la lettera ‘D’ di ‘disarmament’, corrispondente alle linee inclinate, e il cerchio che rappresenta la parola ‘globale’), realizzò il simbolo della pace che i pacifisti inglesi riprodussero durante le marce da Londra ad Aldermaston. fonte:Adnkronos
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domenica 13 settembre 2009
tributo all'11 settembre
TRIBUTO ALL'11SETTEMBRE
un pò in ritardo...
ho un ricordo molto vivido di quello che successe l'11 settembre 2001.
era un martedì se non ricordo male ed uscivo dal lavoro alle 13.00,arrivai a casa alle 13.15.Pranzai e poi andai a riposare la mia solita oretta pomeridiana;mia moglie faceva il turno pomeridiano dalle 14.00 alle 22.00.
Quando alle 15.30/16.00 mi svegliai ,presi il caffè e accesi il televisore: e fu l'inferno in terra.
Tutti i telegiornali erano collegati con New York,con l'America in diretta ed una serie di aerei dirottati venivano fatti precipitare verso i grattacieli del World Trade Center ed il Pentagono.Sembrava di stare in guerra: telefonai a mia moglie,a mia sorella,a mio padre.Tutti stavano seguendo quelle drammatiche notizie.
E cosi da allora il mondo è cambiato: il presidente americano Bush entrò in guerra contro l'Iraq e l'Afghanistan seguito a ruota dai suoi alleati.
Dopo 8 anni la situazione politica mondiale non mi sembra cambiata,anzi ci sono due guerre in più e quel che è peggio ci sono queste ipotesi di complottismo nei riguardi dell'attentato alle Torri Gemelle.Complottismo?
No a me pare che a buttare giù le torri siano proprio stati gli aerei dirottati,non ci sono stati complotti,false prove,depistaggi.ordigni interni ai due grattacieli.(addirittura c'è chi parla di crisi economica ritardata dal crollo dei grattacieli).
Non c'è nessun potere o motivo occulto dietro a questi fatti.Queste voci di falsi complotti le mette su chi non vuole vedere la realtà cosi come è: Israele è in guerra contro il mondo arabo,gli Stati Uniti sono amici di Israele, i terroristi fondamentalisti arabi hanno voluto punire la politica americana con un grande atto di guerra. Punto .Mi sembra tutto molto semplice...o no?
un pò in ritardo...
ho un ricordo molto vivido di quello che successe l'11 settembre 2001.
era un martedì se non ricordo male ed uscivo dal lavoro alle 13.00,arrivai a casa alle 13.15.Pranzai e poi andai a riposare la mia solita oretta pomeridiana;mia moglie faceva il turno pomeridiano dalle 14.00 alle 22.00.
Quando alle 15.30/16.00 mi svegliai ,presi il caffè e accesi il televisore: e fu l'inferno in terra.
Tutti i telegiornali erano collegati con New York,con l'America in diretta ed una serie di aerei dirottati venivano fatti precipitare verso i grattacieli del World Trade Center ed il Pentagono.Sembrava di stare in guerra: telefonai a mia moglie,a mia sorella,a mio padre.Tutti stavano seguendo quelle drammatiche notizie.
E cosi da allora il mondo è cambiato: il presidente americano Bush entrò in guerra contro l'Iraq e l'Afghanistan seguito a ruota dai suoi alleati.
Dopo 8 anni la situazione politica mondiale non mi sembra cambiata,anzi ci sono due guerre in più e quel che è peggio ci sono queste ipotesi di complottismo nei riguardi dell'attentato alle Torri Gemelle.Complottismo?
No a me pare che a buttare giù le torri siano proprio stati gli aerei dirottati,non ci sono stati complotti,false prove,depistaggi.ordigni interni ai due grattacieli.(addirittura c'è chi parla di crisi economica ritardata dal crollo dei grattacieli).
Non c'è nessun potere o motivo occulto dietro a questi fatti.Queste voci di falsi complotti le mette su chi non vuole vedere la realtà cosi come è: Israele è in guerra contro il mondo arabo,gli Stati Uniti sono amici di Israele, i terroristi fondamentalisti arabi hanno voluto punire la politica americana con un grande atto di guerra. Punto .Mi sembra tutto molto semplice...o no?
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sabato 1 agosto 2009
Amnesty International
Amnesty International è un'Organizzazione non governativa indipendente, una comunità globale di difensori dei diritti umani che si riconosce nei principi della solidarietà internazionale. L'associazione è stata fondata nel 1961 dall'avvocato inglese Peter Benenson, che lanciò una campagna per l'amnistia dei prigionieri di coscienza.Lo scopo di Amnesty International è quello di promuovere, in maniera indipendente e
imparziale, il rispetto dei diritti umani sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti umani e quello di prevenirne specifici abusi.Conta attualmente due milioni e duecentomila soci, sostenitori e donatori in più di 150 paesi. La Sezione Italiana di Amnesty conta oltre 80.000 soci.
La storia di Amnesty International
1961 - Il 28 maggio l'avvocato inglese Peter Benenson lancia dalle colonne del quotidiano
di Londra The Observer un "Appello per l'amnistia": il suo articolo, intitolato "I prigionieri dimenticati", racconta la vicenda di due studenti portoghesi arrestati per aver brindato alla libertà.
1963 - Viene istituito a Londra il Segretariato Internazionale di Amnesty International.
1964 - Le Nazioni Unite conferiscono ad Amnesty lo status consultivo. In tre anni ha
adottato 1367 prigionieri, 329 dei quali successivamente rilasciati.
1975 - Nasce ufficialmente la Sezione Italiana di Amnesty International.
1977 - Amnesty riceve il Premio Nobel per la pace, per aver "contribuito a rafforzare la libertà, la giustizia e conseguentemente anche la pace nel mondo".
1985 - Amnesty decide di estendere il suo mandato anche ai rifugiati politici.
1991 - Amnesty adotta un nuovo mandato, impegnandosi a promuovere tutti i diritti sanciti
dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, a combattere gli abusi commessi dai
gruppi armati di opposizione e a includere tra i prigionieri di coscienza le persone
imprigionate a causa del proprio orientamento sessuale.
1999 - Amnesty decide di sviluppare il proprio lavoro sull'impatto delle relazioni
economiche sui diritti umani e di intensificare le sue attività in favore dei difensori
dei diritti umani e contro l'impunità.
2001 - Svolta nella storia di Amnesty: il movimento agirà ora per "prevenire e porre fine
a gravi abusi dei diritti all'integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di
espressione e alla libertà dalla discriminazione, nell'ambito della propria opera di
promozione di tutti i diritti umani".
fonti:Amnesty international,Wikipedia.
imparziale, il rispetto dei diritti umani sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti umani e quello di prevenirne specifici abusi.Conta attualmente due milioni e duecentomila soci, sostenitori e donatori in più di 150 paesi. La Sezione Italiana di Amnesty conta oltre 80.000 soci.
La storia di Amnesty International
1961 - Il 28 maggio l'avvocato inglese Peter Benenson lancia dalle colonne del quotidiano
di Londra The Observer un "Appello per l'amnistia": il suo articolo, intitolato "I prigionieri dimenticati", racconta la vicenda di due studenti portoghesi arrestati per aver brindato alla libertà.
1963 - Viene istituito a Londra il Segretariato Internazionale di Amnesty International.
1964 - Le Nazioni Unite conferiscono ad Amnesty lo status consultivo. In tre anni ha
adottato 1367 prigionieri, 329 dei quali successivamente rilasciati.
1975 - Nasce ufficialmente la Sezione Italiana di Amnesty International.
1977 - Amnesty riceve il Premio Nobel per la pace, per aver "contribuito a rafforzare la libertà, la giustizia e conseguentemente anche la pace nel mondo".
1985 - Amnesty decide di estendere il suo mandato anche ai rifugiati politici.
1991 - Amnesty adotta un nuovo mandato, impegnandosi a promuovere tutti i diritti sanciti
dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, a combattere gli abusi commessi dai
gruppi armati di opposizione e a includere tra i prigionieri di coscienza le persone
imprigionate a causa del proprio orientamento sessuale.
1999 - Amnesty decide di sviluppare il proprio lavoro sull'impatto delle relazioni
economiche sui diritti umani e di intensificare le sue attività in favore dei difensori
dei diritti umani e contro l'impunità.
2001 - Svolta nella storia di Amnesty: il movimento agirà ora per "prevenire e porre fine
a gravi abusi dei diritti all'integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di
espressione e alla libertà dalla discriminazione, nell'ambito della propria opera di
promozione di tutti i diritti umani".
fonti:Amnesty international,Wikipedia.
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