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sabato 7 luglio 2012

Dns Changer

Se volete sapere se il vostro PC è stato infettato dal virus DNS Changer e quindi lunedi non riuscirete a connettervi con internet provate con questo sito predisposto dalla Telecom se l'immagine risulta verde state ok!! altre informazioni: "Presto, molto presto verrà il momento della verità per la faccenda DNSchanger, il malware che ha aperto le porte a una botnet infida e infettato centinaia di migliaia di PC. La botnet è ora sconfitta ma i suoi effetti nefasti si fanno sentire ancora: a rischio è la stessa possibilità per gli utenti di accedere correttamente alla rete e al World Wide Web.La questione è nota e si trascina da mesi: per contrastare la principale caratteristica malevola di DNSChanger, vale a dire la capacità di modificare le impostazioni del sistema per interferire con la corretta risoluzione dei nomi di dominio da parte dell'infrastruttura dei DNS (Domain Name System), l'FBI e un gruppo non profit hanno "dirottato" i server controllati dagli autori del trojan verso sistemi "puliti" in mano alle autorità. In tal modo gli utenti hanno potuto continuare ad accedere alla rete anche con l'infezione ancora in corso sul loro PC. Ma l'ingiunzione di dirottamento dei server scade il prossimo 9 luglio, e a quel punto si prospetta che i PC ancora infetti non avranno più modo di connettersi correttamente a Internet e soprattutto al Web.Rispetto alle stime fatte in precedenza, il numero di sistemi potenzialmente ancora infetti scende da 500mila a 277mila: un gran numero di società e organizzazioni (inclusi Google, Facebook e i singoli Internet provider) si sono impegnate per cercare avvertire gli utenti del pericolo incombente, e la pressione informativa sale ancora con nuovi "warning" e strumenti per il test della connessione come ad esempio quello recentemente messo a disposizione da McAfee. L'obiettivo è scongiurare non solo che gli utenti privati si ritrovino con una connessione inservibile, ma anche che i numerosi sistemi infetti facenti parte delle grandi aziende - coinvolti il 12 per cento delle società dell'elenco Fortune 500 e il 4 per cento delle maggiori organizzazioni governative statunitensi - finiscano offline con tutti i problemi e i danni che la cosa comporterebbe. Alfonso Maruccia "dal sito Punto Informatico

mercoledì 9 giugno 2010

pornografia su internet

lo stato della pornografia e del sesso su internet,su onlinemba,fornisce  dati interessanti ma anche incredibili e scandalosi(i dati si riferiscono agli stati uniti,ma sono un prezioso termometro per l’andamento del resto del mondo):il 12% dei siti sono pornografici,ogni secondo che passa si spendono per la pornografia 3.075 dollari,40 milioni di americani sono visitatori regolari dei siti porno di cui 1 su 3 sono donne,nel mondo il giro d’affari del porno è stimato sui 4,9 miliardi di dollari e negli states viene valutato 2,84 miliardi,2,4 miliardi di email  sono collegate al sesso,cioe l’8 % del totale,il 25 % delle ricerche sui motori sono correlate al porno,il 35 % dei dowloads sono film o video che riguardano il sesso.il 20 % delle donne che navigano su internet ammettono di fare ricerche collegate al sesso.Questi dati ed altri hanno dell’incredibile ma mi sa che ho scoperto l’acqua calda…

Veramente interessante questo sito,onlinemba,che offre una miriade di statistiche in bellissimi grafici e l’opportunità di embeddare sul proprio sito o blog questi grafici.

martedì 23 marzo 2010

freeware e hacker

Mi trovo totalmente d'accordo con queste due osservazioni di Richard Stallman:
Il termine “free software” [il termine ‘free’ in inglese significa sia
gratuito che libero] a volte è mal interpretato: non ha niente a che
vedere col prezzo del software; si tratta di libertà. Ecco, dunque, la
definizione di software libero. Un programma è software libero per
un dato utente se:
• l’utente ha la libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo;
• l’utente ha la libertà di modificare il programma secondo i propri
bisogni (perché questa libertà abbia qualche effetto in pratica,
è necessario avere accesso al codice sorgente del programma, poiché
apportare modifiche a un programma senza disporre del codice
sorgente è estremamente difficile);
• l’utente ha la libertà di distribuire copie del programma, gratuitamente
o dietro compenso;
• l’utente ha la libertà di distribuire versioni modificate del programma,
così che la comunità possa fruire dei miglioramenti
apportati.
Poiché “free” si riferisce alla libertà e non al prezzo, vendere copie
di un programma non contraddice il concetto di software libero. In
effetti, la libertà di vendere copie di programmi è essenziale: raccolte
di software libero vendute su CD-ROM sono importanti per
la comunità, e la loro vendita è un modo di raccogliere fondi importante
per lo sviluppo del software libero. Di conseguenza, un programma
che non può essere liberamente incluso in tali raccolte non
è software libero.
A causa dell’ambiguità del termine “free” [vale solo per l’inglese], si
è cercata a lungo un’alternativa, ma nessuno ne ha trovata una valida.
La lingua inglese ha più termini e sfumature di ogni altra, ma
non ha una parola semplice e non ambigua che significhi libero;
“unfettered” è la parola più vicina come significato [termine di tono
aulico o arcaico che significa libero da ceppi, vincoli o inibizioni].
Alternative come “liberated”, “freedom” e “open” hanno altri significati
o non sono adatte per altri motivi [rispettivamente liberato,
libertà, aperto].
L’uso del termine “hacker” per indicare qualcuno che “infrange i
sistemi di sicurezza” è una confusione creata dai mezzi di informazione.
Gli hacker si rifiutano di riconoscere questo significato, e
continuano a utilizzare il termine nel senso di “uno che ama programmare,
e a cui piace essere bravo a farlo”
dal libro "software libero pensiero libero" di Richard Stallman
La copia letterale e la distribuzione di questo testo nella sua integrità sono
permesse con qualsiasi mezzo, a condizione che sia mantenuta questa nota.

lunedì 15 marzo 2010

w il software libero

Offrire al mondo programmi informatici che possano essere liberamente
usati e copiati, modificati e distribuiti, gratis o a pagamento. Questa
la scommessa lanciata nell’ormai lontano 1984 da Richard Matthew
Stallman. Qualcosa (apparentemente) impossibile perfino a concepirsi,
in un’epoca in cui informatica era (ed è) sinonimo di monopoli, produzioni
industriali, mega-coporation. Un approccio tanto semplice
quanto rivoluzionario, il concetto stesso di software libero, che ci riporta
finalmente con i piedi per terra. E la cui pratica quotidiana è ispirata
a un principio anch’esso basilare ma troppo spesso dimenticato: la
libera condivisione del sapere, qui e ora, la necessità di (ri)prendere in
mano la libertà individuale di creare, copiare, modificare e distribuire
qualsiasi prodotto dell’ingegno umano. Ponendo così le condizioni
per un ribaltamento totale proprio di quell’apparato pantagruelico che
ha piegato l’attuale ambito informatico alla mercé di un pugno di colossi,
inarrivabili e monopolistici.
Nella rapida trasformazione degli equilibri in gioco nell’odierna rivoluzione
tecnologica e industriale, il software libero va dunque scardinando
certezze antiche, aprendo al contempo le porte a scenari del tutto
nuovi e inimmaginabili. Senza affatto escluderne i riflessi nel mondo
della piccola e grande imprenditoria e a livello commerciale: basti
ricordare l’ampio utilizzo del sistema operativo GNU/Linux (spesso
indicato, in maniera imprecisa, solo come ‘Linux’) sia su macchine
high-end come pure su quelle più economiche e dispositivi portatili vari,
mentre il 70 per cento dei server web su internet girano su Apache, pro-
gramma di software libero. Considerando insomma la centralità assunta
dal software in quanto comparto industriale strategico all’interno di
una poliedrica età dell’informazione, c’è da scommettere che la rivoluzione
innescata da Richard Stallman continuerà a produrre un’onda
assai lunga negli anni e nei decenni a venire.
Predisposto all’isolamento sociale ed emotivo, fin da ragazzo Stallman
dimostra un’acuta intelligenza unita a una sviscerata attrazione per le
discipline scientifiche. Laureatosi in fisica ad Harvard nel 1974, alla
carriera di accademico frustrato preferisce l’ambiente creativo degli
hacker che danno vita al Laboratorio di Intelligenza Artificiale presso
il prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston.
Si tuffa così nella cultura hacker di quegli anni, imparando i linguaggi
di programmazione e lo sviluppo dei sistemi operativi. È qui che, poco
più che ventenne, scrive il primo text editor estendibile, Emacs. Ma
soprattutto abbraccia lo stile di vita anti-burocratico, creativo e insofferente
di ogni autorità costituita, tipico della prima generazione di
computer hacker al MIT. Nei primi anni ‘60 si deve a costoro, ad esempio,
la nascita di Spacewar, il primo video game interattivo, che includeva
tutte le caratteristiche dell’hacking tradizionale: divertente e
casuale, perfetto per la distrazione serale di decine di hacker, dava però
concretezza alle capacità di innovazione nell’ambito della programmazione.
Ovviamente, era del tutto libero (e gratuito), di modo che il
relativo codice venne ampiamente condiviso con altri programmatori.
Pur se non sempre queste posizioni di apertura e condivisione erano
parimenti apprezzate da hacker e ricercatori “ufficiali”, nella rapida
evoluzione del settore informatico i due tipi di programmatori finirono
per impostare un rapporto basato sulla collaborazione, una sorta di
una relazione simbiotica. La generazione successiva, cui apparteneva
Richard Stallman, aspirava a calcare le orme di quei primi hacker, particolarmente
a livello etico. Onde potersi definire tale, all’hacker era
richiesto qualcosa in più che scrivere programmi interessanti; doveva
far parte dell’omonima cultura e onorarne le tradizioni in maniera
analoga alle corporazioni medievali, pur se con una struttura sociale
non così rigida. Scenario che prese corpo in istituzioni accademiche d’avanguardia,
quali MIT, Stanford e Carnegie Mellon, emanando al
contempo quelle norme non ancora scritte che governavano i comportamenti
dell’hacker – l’etica hacker.
Proprio per garantire massima consistenza e aderenza a tale etica, dopo
non poche vicissitudini, all’inizio del 1984 Stallman lascia il MIT per
dedicarsi anima e corpo al lancio del progetto GNU e della successiva
Free Software Foundation. Come scrive Sam Williams nella biografia
‘ufficiosa’ di Stallman (Codice Libero, Apogeo, 2003), il «passaggio
di Richard Matthew Stallman da accademico frustrato a leader politico
nel corso degli ultimi vent’anni, testimonia della sua natura testarda
e della volontà prodigiosa, di una visione ben articolata sui valori
di quel movimento per il software libero che ha aiutato a costruire». A
ciò va aggiunta l’alta qualità dei programmi da lui realizzati man
mano, «programmi che ne hanno cementato la reputazione come sviluppatore
leggendario». Un attivismo spietato, il suo, sempre al servizio
della libertà di programmazione, di parola, di pensiero. Non certo
casualmente alla domanda se, di fronte alla quasi-egemonia del
software proprietario, oggi il movimento del software libero rischi di
perdere la capacità di stare al passo con i più recenti sviluppi tecnologici,
Stallman non ha dubbi: «Credo che la libertà sia più importante
del puro avanzamento tecnico. Sceglierei sempre un programma libero
meno aggiornato piuttosto che uno non-libero più recente, perché
non voglio rinunciare alla libertà personale. La mia regola è, se non
posso condividerlo, allora non lo uso».
Questo in estrema sintesi il percorso seguito finora dall’ideatore del
movimento del software libero, rimandando ulteriori approfondimen-
ti alle risorse segnalate in appendice. Ma per quanti hanno scarsa familiarità
con simili dinamiche e con lo Stallman-pensiero, oppure per chi
vuole esplorare tematiche più ampie, questa collezione di saggi è certamente
l’ideale. Primo, perché copre vent’anni di interventi pubblici da
parte di colui che viene (giustamente) considerato il “profeta” del software
libero. Secondo, perché nella raccolta vengono sottolineati gli aspetti
sociali dell’attività di programmazione, chiarendo come tale attività possa
creare davvero comunità e giustizia. Terzo, perché nel panorama dell’informazione
odierna spesso fin troppo rapida e generica, ancor più in
ambito informatico, è vitale tenersi correttamente aggiornati su faccende
calde, tipo le crescenti potenzialità del copyleft (noto anche come “permesso
d’autore”) oppure i pericoli dei brevetti sul software. La raccolta
riporta inoltre una serie di documenti storici cruciali: il “Manifesto
GNU” datato 1984 (leggermente rivisto per l’occasione), la definizione
di software libero, la spiegazione del motivo per cui sia meglio usare la
definizione ‘software libero’ anziché ‘open source’. Il tutto mirando ad un
pubblico il più vasto possibile: “non occorre avere un background in computer
science per comprendere la filosofia e le idee qui esposte”, come recita
infatti la nota introduttiva del libro originale – Free Software, Free
Society: Selected Essays of Richard M. Stallman.
L’edizione italiana di quest’ultima è stata scomposta in due distinti
volumi: quello che avete per le mani, dove sono raccolte le prime due
sezioni della versione inglese, verrà seguito a breve da un secondo con i
testi rimanenti. Tra questi, vanno fin d’ora segnalate le trascrizioni di
alcuni importanti interventi dal vivo di Stallman (quali “Copyright e
globalizzazione nell’epoca delle reti informatiche” e “Software libero:
libertà e cooperazione”), oltre al testo integrale delle varie licenze GNU,
a partire dalla più affermata, la GPL, General Public License.
Si è optato per due volumi italiani onde rendere più agile e godibile
l’intera opera originale, considerando lo spessore e la complessità spesso
presenti nei vari saggi. Presi nella loro interezza, questi forniranno al
lettore un quadro ampio e articolato su questioni pressanti, non soltanto
per l’odierno ambito informatico. Proprio perché Stallman non
si risparmia affatto, gettando luce sul passato e soprattutto sul futuro
di tematiche al crocevia tra etica e legge, business e software, libertà
individuale e società trasparente.
Senza infine dimenticare come a complemento del tutto sia già attiva
un’apposita area sul sito web di Stampa Alternativa (http://www.stampalternativa.
it/freesoft/index.html) dove circolano interventi vari in
tema di software libero e dove troverà spazio l’intera versione italiana
del libro. Oltre naturalmente alle relative modifiche, ovvero le segnalazioni
di lettori e utenti riguardo errori, contributi, aggiornamenti e
quant’altro possibile. Il materiale qui raccolto sarà ulteriormente disponibile
sul sito dell’Associazione Software Libero, il quale ospita il gruppo
dei traduttori italiani dei testi del progetto GNU (http://www.softwarelibero.
it/gnudoc/) che ha validamente contribuito alla stesura di questo
lavoro. Un lavoro, va detto nel caso qualcuno avesse ancora dei dubbi,
portato avanti interamente via internet tra i vari soggetti coinvolti,
dalla fase di progettazione a quella di consegna dei materiali definitivi,
e ricorrendo al software non proprietario per quanto possibile.
Un progetto in evoluzione continua, quindi, in sintonia con la pratica
di massima apertura e condivisione su cui vive e prospera il movimento
del software libero a livello globale – espressione concreta di un
esperimento teso all’affermazione della libertà di tutti e di ciascuno.
Bernardo Parrella

La copia letterale e la distribuzione di questo testo nella sua integrità sono
permesse con qualsiasi mezzo, a condizione che sia mantenuta questa nota.

giovedì 21 gennaio 2010

che sta succedendo ad internet?






L'attacco cinese che ha investito Google ha portato il governo tedesco a diraramare un comunicato con il quale sconsiglia vivamente l'uso del browser Internet Explorer, ritenuto il principale responsabile della penetrazione illecita nei server di BigG.

L'avviso del Bundesamt für Sicherheit in der Informationstechnik (BSI), l'organo federale preposto alla tutela della sicurezza informatica, indica la falla zero-day sfruttata dai cracker cinesi come ragione primaria per abbandonare IE: esattamente la stessa ragione che ha indotto il suo equivalente francese, il Centre d'Expertise Gouvernemental de Réponse et de Traitement des Attaques informatiques, a fare lo stesso.

La versione 6 di IE, essendo la più datata, sarebbe quella esposta a maggiori rischi, mentre dovrebbe essere più complicato sfruttare lo stesso bug sulle release più recenti che, tuttavia, rimangono ugualmente scoperte dal momento che Microsoft non ha ancora rattoppato i suoi browser.
Il prossimo aggiornamento mensile è programmato infatti per il prossimo 9 febbraio: una finestra di tempo, giudicata dagli addetti ai lavori eccessivamente estesa, che potrebbe dare ai malintenzionati la possibilità di cogliere più agevolmente questa ghiotta occasione, soprattutto adesso che le modalità per completare l'exploit sono di pubblico dominio.

BigM non ha accolto in toto i proclami di BSI e, pur riconoscendo l'esistenza del problema, tende a minimizzare: "Sapevamo dell'esistenza di questa falla - ha dichiarato il portavoce di Microsoft in Germania, Thomas Baumgaertner - non si è trattato di un attacco verso utenti generici ma piuttosto di un tentativo di infiltrarsi da parte di persone altamente motivate e con un obiettivo specifico. Non c'è nessun pericolo per gli utenti ordinari e pertanto non siamo dello stesso avviso di BSI".

Interrogati sulla questione, gli esperti di cybersicurezza sarebbero concordi nell'affermare che l'esistenza del bug fosse nota già da qualche giorno e confermano la gravità del mancato intervento tempestivo da parte di Microsoft. A Redmond infatti si sono limitati a consigliarel'innalzamento delle misure di sicurezza interne del browser.

Dave Marcus di McAfee ha spiegato che l'exploit sarebbe altamente efficace nel caso, come quello che ha coinvolto Google, in cui sul PC attaccato venisse utilizzato IE6 su Windows XP: "Cambia tutto adesso che è disponibile su Internet - continua Marcus - un malintenzionato potrebbe tranquillamente installare software maligni inducendo la vittima a visualizzare una pagina Web confezionata per l'occasione". Graham Cluley di Sophos conferma la tesi di Marcus ponendo l'accento sul fatto che ormai il codice incriminato sia di pubblico dominio: "È possibile - ha spiegato - che chiunque voglia fare una prova".

Nel frattempo Google cerca di rimettere in carreggiata i rapporti con il governo cineseintavolando una discussione volta a risolvere gli attriti fra le due parti. BigG, che ha contemporaneamente avviato un'indagine interna per individuare una eventuale "talpa", vorrebbe smettere di censurare la versione locale del suo motore di ricerca, mentre Pechino continua a richiamare all'ordine le aziende straniere che operano sul suo territorio.

Microsoft dal canto suo si trova a dover far fronte ancora una volta ad una falla di sicurezzadel suo browser che è passata inosservata per i nove anni trascorsi dalla data del suo rilascio. Durante questo periodo non stati infrequenti episodi di cybercrimine in cui venivano messe in risalto alcune debolezze del browser made in Redmond, che negli ultimi anni ha iniziato a cedere parte della sua fetta di mercato a favore di altri software come Mozilla, Safari e, recentemente, Chrome.

fonte:Giorgio Pontico by punto informatico


martedì 12 gennaio 2010

iran 4


Nuovi resoconti confermano come le condizioni per i cyber attivisti iraniani vadano facendosi molto più difficili e restrittive.
Recentemente, il procuratore generale ha pubblicato un elenco di reati relativi ad internet. Una delle leggi principali in quest'elenco stabilisce la proibizione di link a strumenti o software per aggirare il blocco governativo. È illegale anche insegnare alla gente come aggirare il filtraggio. E chiunque condivida link da siti censurati è ritenuto colpevole.
La polizia iraniana ha inoltre pubblicato un rapporto dove si afferma che internet sarà monitorato dalla polizia e quanti vi svolgono attività politica verranno interrogati.
Dopo gli incidenti in occasione della Giornata della Ashura,Khomabadi,dall'ufficio del procuratore iraniano,ha denunciato alcuni siti internet per aver pubblicato immagini di manovre ed esercitazioni militari denigratori dell'immagine islamica del Paese. L'accusa è servita per giustificare la censura di alcune testate d'informazione online.
fonte:globalvoices

venerdì 10 ottobre 2008

microsoft

cito testualmente da tcdvweb.it

..."Quando manca esattamente un mese al secondo compleanno di Windows Vista,  da Microsoft arriva una nuova concessione ai chi ancora oppone resistenza al cambiamento.

I suoi hardware partner, infatti, avranno ulteriori sei mesi di tempo nel corso dei quali potranno commercializzare macchine "downgradate" a Windows Xp. L'opzione si applica per gli utenti che acquistano le versioni Ultimate e Business di Windows Vista e fino al 31 luglio prossimo. Dopo quella data, le aziende che ancora volessero tornare a Xp, dovranno farne richiesta direttamente a Microsoft.

Ma secondo gli analisti, anche le nuove notizie in merito a un rilascio entro 12 - 18 mesi del nuovo Windows 7 contribuiscono a frenare le imprese. A questo punto, in molti preferiscono aspettare il nuovo sistema operativo, saltando direttamente la fase Vista."...

Io ho installato Vista Home Basic sul pc e non posso cambiare sistema operativo:sinceramente la notizia che gli utenti potranno "ritornare indietro" mi lascia un po' perplesso.(noi che siamo fedeli a Vista dall'inizio meriteremo qualche attenzione di più).

Sembra quasi che la Microsoft abbia voluto creare 2 sistemi operativi in concorrenza tra loro a cui si aggiungera' il terzo (Seven) tra qualche tempo:che confusione!!

Se Vista dovesse darmi qualche problema( e fino adesso non ne ho mai avuti)io passero' diretto diretto ad Ubuntu(Linux)!
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