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sabato 7 luglio 2012

Dns Changer

Se volete sapere se il vostro PC è stato infettato dal virus DNS Changer e quindi lunedi non riuscirete a connettervi con internet provate con questo sito predisposto dalla Telecom se l'immagine risulta verde state ok!! altre informazioni: "Presto, molto presto verrà il momento della verità per la faccenda DNSchanger, il malware che ha aperto le porte a una botnet infida e infettato centinaia di migliaia di PC. La botnet è ora sconfitta ma i suoi effetti nefasti si fanno sentire ancora: a rischio è la stessa possibilità per gli utenti di accedere correttamente alla rete e al World Wide Web.La questione è nota e si trascina da mesi: per contrastare la principale caratteristica malevola di DNSChanger, vale a dire la capacità di modificare le impostazioni del sistema per interferire con la corretta risoluzione dei nomi di dominio da parte dell'infrastruttura dei DNS (Domain Name System), l'FBI e un gruppo non profit hanno "dirottato" i server controllati dagli autori del trojan verso sistemi "puliti" in mano alle autorità. In tal modo gli utenti hanno potuto continuare ad accedere alla rete anche con l'infezione ancora in corso sul loro PC. Ma l'ingiunzione di dirottamento dei server scade il prossimo 9 luglio, e a quel punto si prospetta che i PC ancora infetti non avranno più modo di connettersi correttamente a Internet e soprattutto al Web.Rispetto alle stime fatte in precedenza, il numero di sistemi potenzialmente ancora infetti scende da 500mila a 277mila: un gran numero di società e organizzazioni (inclusi Google, Facebook e i singoli Internet provider) si sono impegnate per cercare avvertire gli utenti del pericolo incombente, e la pressione informativa sale ancora con nuovi "warning" e strumenti per il test della connessione come ad esempio quello recentemente messo a disposizione da McAfee. L'obiettivo è scongiurare non solo che gli utenti privati si ritrovino con una connessione inservibile, ma anche che i numerosi sistemi infetti facenti parte delle grandi aziende - coinvolti il 12 per cento delle società dell'elenco Fortune 500 e il 4 per cento delle maggiori organizzazioni governative statunitensi - finiscano offline con tutti i problemi e i danni che la cosa comporterebbe. Alfonso Maruccia "dal sito Punto Informatico

venerdì 2 dicembre 2011

il browser più usato al mondo

Source: StatCounter Global Stats - Browser Market Share

Come si deduce da questa classifica il browser che detiene la maggior quota di mercato è Internet Explorer con il 40,63%,mentre si nota il sorpasso di Google Chrome nei confronti di Mozilla Firefox (25,69 contro il 25,23).Agli altri browser le briciole di un mercato dominato nettamente dai tre colossi americani.

sabato 11 giugno 2011

stallman contro gli e-book

Il  guru del free software Richard Stallman si è scagliato contro gli e-book:
A preoccupare il profeta dell'open-source ..."è la compressione delle libertà imposta agli utenti dai libri digitali rispetto a quelli cartacei: limitazioni imposte non tanto dal formato, che teoricamente potrebbe garantire tutte le modalità di utilizzo del libro tradizionale, quanto dalle scelte degli editori che cercano di mantenere il controllo sulle singole copie vendute.Questo ha comportato scelte paradossali, che vanno da condizioni di licenza draconiane a formati proprietari che restringono la scelta del device su cui usufruire di un determinato volume, passando per controlli più diretti sui titoli dati in licenza e non venduti, fino alla possibilità da parte del venditore di cancellare in un secondo momento il libro venduto, come accaduto già con Amazon e, per un errore, con Nook.In generale, dice Stallman, un libro cartaceo è possibile comprarlo anonimamente pagandolo in contanti, ottenendone così la piena proprietà e potendolo poi leggere ovunque, senza il bisogno di tecnologie proprietarie ad hoc. Nessuno, inoltre, ha il potere di distruggerlo (se non appropriandosene e bruciandolo) e l'utente può anche farne copie, in alcuni casi con il placet della normativa sul diritto d'autore, prestarlo come e quanto vuole e rivenderlo una volta letto.Al contrario, dice ancora, con un formato Kindle non si ha il possesso ma si è sottoposti ad una licenza di utilizzo, il prestito è condizionato, l'acquisto non più anonimo, il formato segreto e legato ad uno standard proprietario che lo lega all'utilizzo di un software specifico e la copia bloccata da misure DRM. Inoltre, come già accaduto, Amazon può cancellarlo direttamente dall'e-reader dell'utente.In definitiva, pur rappresentando un'innovazione tecnologica si tratta di "un passo indietro per le libertà degli utenti anche per uno solo di questi motivi". Per cui, a parere di Stallman, occorrerebbe opporsi ora a queste scelte di editori e distributori, per impedire che tali pratiche si impongano definitivamente"...


articolo di Claudio Tamburrinotratto da Punto Informatico

sabato 28 maggio 2011

un nuovo forum sul cinema:kinarto

ebbene alla fine ho creato un forum,un forum dedicato al cinema a quella meravigliosa Settima Arte che tanto e a tanti ci ha affascinato,ci ha preso,ci ha coinvolto.Il nome kinarto significa in esperanto arte del cinema:il forum avrà una predisposizione per il grande cinema del passato,ai grandi registi,ai grandi film e alle grandi star,ma guarderà anche il cinema contemporaneo con i suoi piccoli gioielli che un giorno diventeranno i cult del futuro.Commentate e discutete,aggiungete nuovi argomenti:questa è la forza del forum.Buon divertimento a tutti!
ecco l'indirizzo: kinarto

lunedì 18 aprile 2011

internet un diritto per tutti

Ecco le parole del guru di internet Tim Berners-Lee“L’accesso al Web è ora un diritto umano. È possibile vivere senza il Web. Non è possibile vivere senza acqua. Ma se hai l’acqua, allora la differenza tra qualcuno che è connesso al Web ed è parte della società dell’informazione, e qualcuno che non è connesso cresce sempre di più.”
Premetto che ci sono diritti più urgenti ed importanti però...La rete diventa un diritto dal momento che ci vogliono far pagare tutti i diritti:ha scelto l'acqua come esempio ed è li che casca l'asino;Nel mondo ci sono persone che muoiono di sete solo perchè non possono pagarla, alla faccia del diritto.Il web,pur con le sue storture ci fa sapere,ci fa conoscere e ci fa decidere di conseguenza non deve cadere nelle mani dei Pochi che Governano il Mondo.Si il web deve diventare un diritto,proprio come ha spiegato Tim Berners-Lee,l'uomo che ha inventato internet e che quindi aveva una visione semplice e fondamentale della rete.

sabato 5 marzo 2011

lotta alla pedopornografia

Credo che la cosa che non si augura che capiti a nessuno e meno che mai a se stessi,per quanto riguarda il mondo del pc e internet,sia capitato a me.Un virus?una rottura dell'hard disk?peggio...Pochi giorni fa volevo scaricare una canzone di una famosa cantante tramite il popolare programma di download emule.Trovata una cartella compressa che si chiamava "The best of nomecantante"l'ho scaricata subito ,l'ho prontamente testata tramite antivirus Avast e  poi l'ho aperta.Subito si è presentato uno scenario strano:al posto di MP3 c'erano file con estensione Jpg quindi foto,incuriosito e non capendo perchè ho guardato le foto.Che schifo,che tristezza:dalle prime tre foto ho capito subito che si trattava di materiale pedopornografico,in pratica foto di bambine nude!Cancellato velocemente il materiale schifoso sono andato dalla Polizia a denunciare il tutto ed ora aspetto una loro ispezione sul mio pc:qualcuno su Twitter mi ha suggerito che probabilmente mi porteranno via il pc per mesi.Spero di no perchè io ho fatto il mio dovere(okappa non bisognerebbe scaricare ma se uno scarica materiale no e non denuncia alla polizia come fanno loro a scoprire ,a combattere questa piaga?)e spero che altre persone facciano lo stesso,cosi da stoncare questa piaga malevole,questo risvolto negativo di internet.

domenica 5 dicembre 2010

il web non è facebook

Si intitola Lunga vita al Web, ed è un articolo che verrà pubblicato sul numero di dicembre della rivista USA Scientific American. Un saggio apparso in anteprima sul sito dello stesso magazine a stelle e strisce, firmato dal padre del www, sir Tim Berners-Lee. Sei pagine per spiegare al mondo perché Internet sia un sinonimo di libertà e democrazia, ma anche come un pugno di nuovi protagonisti della Rete minacci quegli stessi principi che da più di un decennio ne rappresentano l'intima forza."Il web si è evoluto in uno strumento potente e ubiquo - ha esordito Berners-Lee - dal momento che è stato costruito su principi di uguaglianza nonché sul lavoro di migliaia di individui, università e aziende. Che hanno agito sia in maniera individuale che collettiva come parte del World Wide Web Consortium, affinché lo stesso web potesse espandere le sue possibilità". Ma il web attuale sarebbe in pericolo, minacciato sotto diversi aspetti.Alcuni dei nuovi protagonisti dell'IT avrebbero cioé gettato più di un'ombra su un principio fondamentale per la Rete, quello relativo alla sua universalità. Il web rischierebbe così di frammentarsi in una sorta di arcipelago, fatto di tante isole separate, ambienti chiusi in se stessi e dunque slegati da quello che invece dovrebbe essere un unico, gigantesco universo fatto di bit. Ma di quali isole ha parlato Tim Berners-Lee?
Innanzitutto da quelle potenzialmente create da social network come Facebook e Friendster. Siti il cui valore si baserebbe sulle informazioni fornite dagli utenti, aggregate in giganteschi database in attesa di un inevitabile sfruttamento commerciale. "Ognuno di questi siti rappresenta come un silo - ha spiegato Berners-Lee - separato rispetto agli altri. Una volta che si immettono dei dati verso uno di questi servizi, non è facile riutilizzarli in un altro spazio".
Come dire che le varie pagine personali rimangono presenti in un unico ambiente web, mentre tutte le informazioni inviate o i contenuti postati vengono recintati in quello che in lingua inglese viene chiamato walled-garden. Un ambiente recintato, contrassegnato dalla effe in blu di Facebook o dai profili curriculari di LinkedIn. Ma non di soli social network ha parlato il padre del web. Una decisa stoccata è arrivata a colpire operatori del cavo e provider della Rete.
Il tema è di quelli delicati. "Cosa succederebbe se il vostro provider vi offrisse una connettività più veloce per raggiungere un determinato negozio online di scarpe e al contempo vi complicasse l'accesso agli altri? - si è chiesto Berners-Lee a proposito di neutralità della Rete - Sarebbe un controllo molto potente. Cosa succederebbe se il vostro provider vi complicasse l'accesso a determinati siti, che parlino di una fazione politica o di una particolare religione?".
Il baronetto del web si è poi scagliato contro Apple, rea di promuovere una visione proprietaria della Rete. In particolare, la piattaforma iTunes rinchiuderebbe i propri utenti in una sorta di mercato obbligatorio, invece di indirizzarli verso un ambiente aperto. L'evoluzione futura dello stesso web sarebbe così limitata ad un pensiero indotto da società come quella di Cupertino. Berners-Lee ha dunque sottolineato come gli indirizzi interni alla piattaforma di Apple inizino sempre con itunes: piuttosto che con http:"Non si può linkare a qualsivoglia informazione nel mondo di iTunes - si può leggere ancora - Non si può inviare quel link a qualcun'altro. Non si è più sul web". Web che andrebbe invece preservato, sempre secondo Berners-Lee, proprio nella sua integrità e universalità. La strada da percorrere andrebbe perciò verso gli standard aperti, non verso ecosistemi chiusi e centralizzati come quelli social o al gusto Mela.Mauro Vecchio da punto-informatico.it

martedì 12 ottobre 2010

alcuni miei tweet

 Metto alcuni miei ultimi tweet insieme e ne scappa un bel post per il mio blog.
Per l'imbottigliamento e il trasposto su gomma di 100 litri d'acqua per 100 km,si producono emissioni pare a 10 kg di anidride carbonica.
A livello mondiale,nell'arco del ventesimo secolo,la quantità dell'aqua a disposizione di ogni Uomo è diminuita del 40 %.
Nelle nostre case si usa solo il 10 % dell'acqua consumata nel nostro paese.E l'altro 90 % ?
I patrimoni dei privati sono saliti del 72 % negli ultimi 10 anni,nonostate la crisi economica.
A detenere il 43 % delle ricchezze mondiali è l'1% dell'intera popolazione del nostro globo.
A Parigi ,causa l'efficiente servizio pubblico dei trasporti,il 48% delle famiglie non ha auto.Nel resto della Francia si arriva al 18 %.
la rivista Pnas ha pubblicato uno studio nel quale si asserisce che il calo demografico mondiale farà diminuire del 30% le emissioni di Co2.
Non esistono missioni di pace.Esiste la guerra ed i suoi morti.L'Afghanistan è il Vietnam dell'Italia.
Se appoggiare il premio nobel cinese dovesse comportare una mancanza dei prodotti cinesi nei nostri mercati,bè meglio così.ChisseneFrega.
ora alcuni sindaci con le loro municipalizzate,riguardo sempre il nucleare,si stanno buttando sul presunto "affare".soldi,sempre soldi.
Gandhi ottenne l'indipendenza dell'India ricorrendo a scioperi,boicottaggi e marce,senza l'uso della violenza(fù assassinato però).

giovedì 16 settembre 2010

cinema italiano

Seguo molto rotten tomatoes il popolare sito dove sono raccolte in modo statistico le recensioni dei film.Con grande sorpresa ho trovato una marea di dati riguardo alcuni capolavori del cinema italiano.Cosi ho deciso di raccoglierle e di pubblicarle in un post

LADRI DI BICICLETTE   96%  44 recensioni a favore  su 46   
UMBERTO D                 96%  24 su 25
OTTO E MEZZO            97 % 33 su 34
ROMA CITTA' APERTA  100 %22 su 22   
LA DOLCE VITA            98 % 52 su 53
ROCCO E I SUOI FRATELLI 94% 16 su 17       
LA BATTAGLIA DI ALGERI     99% 69 su 70
IL GATTOPARDO         100 % 32 su 32
IL DESERTO ROSSO     100 % 11 su 11
I VITELLONI               100 % 22 su 22
MEDITERRANEO           77%  10 su 13
NUOVO CINEMA PARADISO 89% 50 SU 56
LA VITA E' BELLA         79%  66 SU 84

Da questi dati si deduce che la grande stagione del cinema italiano furono gli anni 40 50 60 con film mai scesi sotto il 94 %,mentre alcuni recenti lavori hanno subito una flessione,anche se le 66 recensioni a favore del film di Benigni sono seconde solo alla Battaglia di Pontecorvo.In ogni caso grande cinema italiano:la mia è una analisi parziale.

fonte:rotten tomatoes

giovedì 2 settembre 2010

twitter chi lo segue e chi no

Io sto su twitter e così sono andato a curiosare i numeri dei "grandi" e sono venuti fuori numeri interessanti:
L'Unità ha 1492 follower(per follower si intendono le persone,gli account che seguono quel determinato profilo)
e ha fatto 1654 twitter;Il Giornale 15251 follower e 8687 twitter;PBersani 15390 follower e 1134 twitter;Nichivendola ha 21388 follower e 1157 twitter;Repubblica viene seguito da 19146 follower per un totale di 16203 cinguettii;Skytg24 ha 29156 follower per 29727 twitter;Rainews24 è seguito da 22864 profili per 11318 twitter e il Corsport ha 15865 fedeli per 22832 twitter.Queste statistiche le ho prese alle 17,50 del primo settembre 2010.Certo sono numeri che fanno ridere in confronto alle statistishe USA:pensate che Ladygaga ha 5916264 follower e Britney spears 5778018 fedeli seguitori;non è da meno il presidente Obama con i suoi 5144148 follower.Twitter in Italia sta crescendo e sta subendo molto la concorrenza di facebook,però penso che alla fine diventerà molto importante.

mercoledì 1 settembre 2010

nuovo sito

Annuncio la nascita del sito Kristianopedia a questo link,il sito ufficiale dei blog kristianopedia e fantafilmedia.
E' il sito che riunisce l'attività,il centro dei miei blog,,che peraltro è presente pure su Twitter.

domenica 29 agosto 2010

nessun quotidiano usa nei primi siti

Una ricerca di comScore sui primi 50 siti online americani – Il primo gruppo della carta stampata in classifica è il New York Times, al 13° posto, mentre i siti online del Washington Post sono solo al 47° posto
—–

Fra i primi 10 siti web americani non ci sono quelli dei maggiori quotidiani Usa. Lo ha rilevato uno studio effettuato da ComScore sui primi 50 siti online Usa mostrando che il primo quotidiano in classifica è il New York Times, ma al 13° posto.

Si tratta di uno studio che fotografa la situazione nel giugno scorso e che era molto atteso visto lo sforzo per il potenziamento della propria presenza sul web compiuto negli ultimi mesi da diverse aziende editoriali.

L’ analisi tra l’ altro – osserva Editorsweblog – risulta meno negativa di quanto prevedesse lo stesso rapporto dell’ anno scorso.

Tribune Interactive, con 28 milioni di visitatori unici e The Washington Post Company (con 26), sono al 40° e al 47° posto rispettivamente, mentre non erano presenti nella classifica dell’ anno scorso. New York Times Digital è salita di tre posizioni ed èal 13° posto, con 69 mln. E’ una buona notizia, ma che succederà quando il NYT a partire da gennaio passerà all’ Informazione a pagamento?

Google, Yahoo e Microsoft restano i tre siti più visti, mentre la tanto controversa ‘content farm’ Demand Media sale dal 25° al 17° posto, registrando rispetto all’ anno scorso quasi un raddoppio del traffico, passato da 29 a 55 milioni di visitatori.

Facebook sale di due posizioni, sostituendo al quarto posto AOL (che scende al 5°), con 142 milioni di visitatori: anche in questo caso un quasi raddoppio rispetto ai 77 milioni dell’ anno scorso.

fonte:lsdi

venerdì 6 agosto 2010

sondaggio su internet e social network

Il nuovo sondaggio verterà proprio su internet e le preferenze degli utenti riguardo social network e altro da fare sulla rete.
La domanda è :internet & socialnetwork.cosa preferisci?
Utilizzare il form a lato per votare e vi ricordo che si possono dare risposte multiple

domenica 1 agosto 2010

come fare un blog 1°capitolo

Dopo aver creato il blog kristianopedia mi è venuta la voglia di dare dei consigli per chi blogga la prima volta ed in rete ho trovato tanti bellissimi lavori:inizio una serie di post dedicato all’argomento”come si fa un blog”Il primo post è dedicato al “perché del blogging”.
 Potrebbe essere un blog la soluzione ideale per il proprio problema?
 Abbiamo le competenze necessarie per diventare un bravo blogger?
 Disciplina e routine di un blogger ci fanno sentire utili alla società?
Dopo aver letto ed aver risposto a se stessi, deciderete se realmente è il caso di aprire un blog, o se volete essere semplicemente, uno in più tra le migliaia di blogger che tutti i giorni iniziano un progetto che mai porteranno a termine!
1 – VI PIACE SCRIVERE?
L’atto di bloggare oggi, è direttamente relazionato alla scrittura. Se per caso non vi piace scrivere, la probabilità di avere successo con un blog è minore. Se vi considerate poco adatti alla scrittura, ma vi piace farlo, tenete presente che il blogging potrebbe essere la strada giusta per lo sviluppo delle vostre capacità. Nel tempo noterete l’evoluzione della vostra scrittura nella misura in cui bloggherete per piacere.
2 – QUAL’E’ IL VOSTRO OBIETTIVO?
Bloggare generalmente dipende sempre da un unico obiettivo. Realizzazione professionale, divertimento o monetizzazione, è importante stabilire l’obiettivo del vostro blog e dell’atto di bloggare. Tentate di percepire cosa vi porta ad aprire un blog. Nel caso non esista una valida ragione, forse, la cosa migliore sarebbe quella di non cominciare.
3 – SIETE PIU’ BRAVI A SCRIVERE O A PARLARE?
Oggi bloggare non è obbligatoriamente, soltanto, scrivere, nonostante il 90% dei blog siano scritti. Cosa toglie comunque la possibilità di creare un blog soltanto con video-post, se siete più bravi a comunicare senza l’uso della scrittura?
4 – SIETE MOTIVATI?
Nonostante, oggi, sia relativamente semplice creare ed inserire un blog online, è anche vero che i primi mesi di blogging si rivelano particolarmente duri e dipendenti quasi esclusivamente dalla vostra motivazione. Se non avete la motivazione sufficiente per riuscire, la probabilità di non farcela è effettivamente alta. Bloggare significa essere motivati, avere pazienza, determinazione ed umiltà.
5 – SIETE DISCIPLINATI?
Nonostante non esista una formula per il successo di chi blogga, è anche vero che quanto più disciplinati riuscirete ad essere, maggiori saranno le probabilità di avere successo. Discipline legate, per esempio, alla regolarità con cui postate nel vostro blog, alla cura che prestate nei più piccoli particolari del blog, la regolarità con cui rispondete ai commenti e molto altro. Quanto più disciplinati e lavoratori sarete, più rapidamente giungerete in vetta!
6 – AVETE TEMPO A DISPOSIZIONE?
Sono pochi quelli che oggi iniziano un blog come un impiego full-time. In genere un blogger è qualcuno che gestisce un blog in part-time, al quale dedica qualche ora del giorno, per i proprio piacere o per soldi.
E, naturalmente sono molti i webmaster e blogger di oggi, che creano progetti online per i quali non hanno disponibilità, temporale o psichica, ed in poco tempo chiudono le porte per aprirne un secondo, un terzo ed un quarto, che mai avranno successo. Se non avete tempo, non iniziate a bloggare!
7 – RIUSCITE A REGGERE LA CONCORRENZA?
Oggi bloggare significa concorrere con qualcuno. Sono pochi quelli che riescono ad essere innovativi in determinate nicchie di mercato, il che fa diventare normale e comune l’esistenza della concorrenza in seno alla blogosfera. Reggere la concorrenza non è sempre facile, in particolare quando questa è critica riguardo al vostro lavoro ed al sistema che usate per svilupparlo. Riuscirete a reggere positivamente queste possibilità? Come reagireste se un vostro concorrente scrivesse un articolo non positivo sul vostro blog?
8 – AVETE QUALCHE CONOSCENZA TECNICA SPECIFICA?
Se già siete in possesso di qualche conoscenza tecnica particolare usatela per il vostro blog. Se, al contrario non avete conoscenze specifiche, in nessuna area, non preoccupatevi. Studiate, tentate di comprendere in che modo lavora il mercato, leggete blog e siti di nicchie specifiche ed iniziate a fare esperienza. Molti dei grandi blogger di oggi, hanno iniziato senza conoscenze specifiche, e dopo qualche anno, sono diventati veri maestri nell’arte del bloggare.
9 – SIETE DIVERTENTI O SERI?
Una delle cose che più mi piace della blogosfera è il divertimento ed il piacere che molti autori provano e fanno provare. Essere divertenti non vuol dire non essere professionisti. Spesso i blogger particolarmente seri e rigidi, finiscono con il perdere la magia a tutto vantaggio dei propri concorrenti che sono più simpatici e divertenti. Se state usano un abbordaggio particolarmente aggressivo, ponderate bene la cosa ed analizzate freddamente il pubblico con cui state lavorando.
10 – SIETE UMILI?
Uno dei fattori più importanti di un blogger, mia opinione personale, è la sua umiltà. Sentirsi migliore di un concorrente semplicemente perché lo si osserva dall’altro verso il basso è, per quello che mi riguarda, una strategia errata. Se volete essere migliore di qualcuno, lavorate per questo e lasciate che sia il pubblico, la blogosfera in generale, a decidere se , di fatto, siete migliori o peggiori di qualcun altro. Non datevi titoli e, molto meno, non giudicate i vostri avversari.
11 – VI PIACE IMPARARE?
La blogosfera cresce ad un ritmo impressionante. La capacità di apprendimento dei propri autori è elevatissima e spesso e proporzionale al piacere che questi provano nell’apprendere. Leggere molti blog è soltanto una delle strategie dell’apprendistato. Se non amate imparare e scoprire, potreste incorrere nell’errore di diventare rapidamente obsoleti rispetto ai vostri concorrenti.
12 – SIETE ORGANIZZATI?
Bloggare ha tutto a che vedere con l’organizzazione. All’inizio è molto semplice organizzare gli impegni e rispondere alle richieste dei lettori, ma nella misura in cui il vostro blog va crescendo guadagnando un certo status, tutto diventa più complicato. Avrete la necessità di rispondere alle e-mails, ai followers di Twitter, ai commenti nel blog, alle reti sociali….per questo è importate essere dei soggetti organizzati mentalmente e praticamente.
13 – SIETE SOCIEVOLI?
Una delle cose facilmente percettibile ed in comune a tutti i blogger di successo, è la loro capacità di comunicare. Che accada in Twitter o nel proprio blog, questi professionisti hanno la capacità di attirare migliaia e migliaia di persone interessate a tutti i loro movimenti, massimizzando, in questo modo, il potenziale del proprio marchio e della propria immagine.
Se non siete socievoli per natura, è probabile che perdiate un po’ di terreno rispetto ai vostri concorrenti, quelli che fanno uso di quest’arma in particolare, Le reti sociali sono, oggi, una grande autostrada verso il successo, tenetelo bene in mente.
14 – SIETE CREATIVI?
Essere creativi non è ovviamente un requisito obbligatorio per chi vuole possedere un blog, intanto però, potrebbe aiutarvi a distaccarvi rapidamente dalla vostra concorrenza. Se siete creativi, con buone idee e sempre alla ricerca di sistemi per distaccarvi dagli altri, la cosa più probabile è, appunto, che ci riusciate!
15 – RIUSCIRETE A LAVORARE SODO A TEMPO INDETERMINATO?
E’ la domanda cruciale di questo post ed è la risposta, appunto, che definisce il successo o meno di un blogger. Se volete essere blogger di “prima”, mettetevi in mente che ciò esige il vostro impegno e che siate grandi lavoratori. Nel caso non ve ne foste accorti, sappiate che tutti i grandi blogger, dedicano molte ore di lavoro al giorno ai loro blog, e finiscono con il distaccarsi non soltanto per i contenuti ma anche per la dedizione e l’impegno che pongono giornalmente nel loro lavoro. Dedizione, lavoro, perseveranza, fanno, di fatto, la differenza!

fonte:http://technotizienews.it

martedì 6 luglio 2010

diritto ad internet

Leggo da Internazionale:”Dal 1 luglio 2010 in Finlandia internet è considerato ufficialmente un servizio fondamentale. Il parlamento ha infatti sancito il diritto di ogni cittadino ad avere una connessione minima garantita di un megabit al secondo nella propria residenza o al posto di lavoro.Sul sito dell’Autorità per le comunicazioni finlandese si legge che la connessione può essere via cavo o wireless e dev’essere attivata in un tempo e a un prezzo ragionevoli.Inoltre il governo s’impegna ad alzare la banda minima da uno a cento megabit al secondo entro il 2015. In un’intervista alla Bbc la ministra delle comunicazioni, Suvi Linden, ha spiegato che questa decisione è stata presa “valutando l’importanza di internet nella vita quotidiana dei finlandesi: non è più solo un mezzo d’intrattenimento. La Finlandia ha lavorato molto per sviluppare una società dell’informazione e solo un paio di anni fa ci siamo resi conto che non tutti avevano accesso alla rete”. In Finlandia il 96 per cento della popolazione è connessa a internet.È una rivoluzione che dovrebbe far vergognare la Gran Bretagna, scrive Shane Richmond, caporedattore della sezione tecnologia del Telegraph. Anche se la Finlandia ha meno abitanti di Londra, il fatto che sia sparsa in un territorio ampio e poco accessibile fa sì che l’iniziativa del governo sia degna di nota. In Gran Bretagna, la velocità media delle connessioni a internet è di 3,6 megabit al secondo, ma solo il 73 per cento delle persone ne ha una.Richmond si chiede inoltre se sia corretto considerare l’accesso a internet un diritto. Forse non è importante quanto il diritto alla libertà d’espressione, conclude, ma si può sicuramente paragonare all’accesso all’elettricità e all’acqua corrente.”

mercoledì 16 giugno 2010

twitter

In questi giorni di calcio e caldo mi sto divertendo con Twitter…Si ma che cosa è Twitter?Da wikipedia apprendo che è un servizio gratuito di social network e microblogging che fornisce agli utenti una pagina personale aggiornabile tramite messaggi di testo con una lunghezza massima di 140 caratteri. Gli aggiornamenti possono essere effettuati tramite il sito stesso, via SMS, e-mail.Twitter è stato creato nel marzo 2006 dalla Obvious Corporation di San Francisco,in Italia è da quest’anno che è iniziato nella nostra lingua.Gli aggiornamenti sono mostrati istantaneamente nella pagina di profilo dell'utente e comunicati agli utenti che si sono registrati per riceverli.Il nome "Twitter", corrispondente sonoro della parola tweeter, deriva dal verbo inglese to tweet che significa "cinguettare".Il servizio è diventato estremamente popolare, anche come avversario di Facebook, grazie alla semplicità ed immediatezza di utilizzo. Viene usato dagli utenti per diffondere notizie in tempo reale, come strumento di giornalismo partecipativo.

mercoledì 9 giugno 2010

pornografia su internet

lo stato della pornografia e del sesso su internet,su onlinemba,fornisce  dati interessanti ma anche incredibili e scandalosi(i dati si riferiscono agli stati uniti,ma sono un prezioso termometro per l’andamento del resto del mondo):il 12% dei siti sono pornografici,ogni secondo che passa si spendono per la pornografia 3.075 dollari,40 milioni di americani sono visitatori regolari dei siti porno di cui 1 su 3 sono donne,nel mondo il giro d’affari del porno è stimato sui 4,9 miliardi di dollari e negli states viene valutato 2,84 miliardi,2,4 miliardi di email  sono collegate al sesso,cioe l’8 % del totale,il 25 % delle ricerche sui motori sono correlate al porno,il 35 % dei dowloads sono film o video che riguardano il sesso.il 20 % delle donne che navigano su internet ammettono di fare ricerche collegate al sesso.Questi dati ed altri hanno dell’incredibile ma mi sa che ho scoperto l’acqua calda…

Veramente interessante questo sito,onlinemba,che offre una miriade di statistiche in bellissimi grafici e l’opportunità di embeddare sul proprio sito o blog questi grafici.

domenica 16 maggio 2010

Chernobyl

ecco il bellissimo sito di Elena Filatova,che parla di chernobyl
eccone un estratto…”Di primo acchito, la Città Fantasma appare come una città qualunque. Ci sono una fermata del taxi, un negozio d’alimentari, i panni stesi ad asciugare appesi ai balconi e le finestre ancora aperte. Poi l’occhio cade su di una scritta che campeggia sulla parete di un edificio. Dice – "Il Partito Di Lenin Ci Condurrà Al Trionfo Del Comunismo" …e tristemente si realizza così che quelle finestre erano state aperte all’aria fresca della primavera dell’aprile 1986.Ci sono molti posti a rischio di crollo ed altri che hanno assorbito quantità molto intense di radiazioni. Posti in cui nessuno si permetterebbe di metter piede. Uno di questi è, ad esempio, la Foresta Rossa, un altro ancora il Cimitero della Città Fantasma. I parenti delle persone sepolte laggiù non possono visitare le tombe perché, a parte i morti, sotto quella terra riposa anche molta della grafite radioattiva che era presente nel nocciolo del reattore. E’ uno dei luoghi più tossici del pianeta…”                                                                                  chernobyl

martedì 23 marzo 2010

freeware e hacker

Mi trovo totalmente d'accordo con queste due osservazioni di Richard Stallman:
Il termine “free software” [il termine ‘free’ in inglese significa sia
gratuito che libero] a volte è mal interpretato: non ha niente a che
vedere col prezzo del software; si tratta di libertà. Ecco, dunque, la
definizione di software libero. Un programma è software libero per
un dato utente se:
• l’utente ha la libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo;
• l’utente ha la libertà di modificare il programma secondo i propri
bisogni (perché questa libertà abbia qualche effetto in pratica,
è necessario avere accesso al codice sorgente del programma, poiché
apportare modifiche a un programma senza disporre del codice
sorgente è estremamente difficile);
• l’utente ha la libertà di distribuire copie del programma, gratuitamente
o dietro compenso;
• l’utente ha la libertà di distribuire versioni modificate del programma,
così che la comunità possa fruire dei miglioramenti
apportati.
Poiché “free” si riferisce alla libertà e non al prezzo, vendere copie
di un programma non contraddice il concetto di software libero. In
effetti, la libertà di vendere copie di programmi è essenziale: raccolte
di software libero vendute su CD-ROM sono importanti per
la comunità, e la loro vendita è un modo di raccogliere fondi importante
per lo sviluppo del software libero. Di conseguenza, un programma
che non può essere liberamente incluso in tali raccolte non
è software libero.
A causa dell’ambiguità del termine “free” [vale solo per l’inglese], si
è cercata a lungo un’alternativa, ma nessuno ne ha trovata una valida.
La lingua inglese ha più termini e sfumature di ogni altra, ma
non ha una parola semplice e non ambigua che significhi libero;
“unfettered” è la parola più vicina come significato [termine di tono
aulico o arcaico che significa libero da ceppi, vincoli o inibizioni].
Alternative come “liberated”, “freedom” e “open” hanno altri significati
o non sono adatte per altri motivi [rispettivamente liberato,
libertà, aperto].
L’uso del termine “hacker” per indicare qualcuno che “infrange i
sistemi di sicurezza” è una confusione creata dai mezzi di informazione.
Gli hacker si rifiutano di riconoscere questo significato, e
continuano a utilizzare il termine nel senso di “uno che ama programmare,
e a cui piace essere bravo a farlo”
dal libro "software libero pensiero libero" di Richard Stallman
La copia letterale e la distribuzione di questo testo nella sua integrità sono
permesse con qualsiasi mezzo, a condizione che sia mantenuta questa nota.

lunedì 15 marzo 2010

w il software libero

Offrire al mondo programmi informatici che possano essere liberamente
usati e copiati, modificati e distribuiti, gratis o a pagamento. Questa
la scommessa lanciata nell’ormai lontano 1984 da Richard Matthew
Stallman. Qualcosa (apparentemente) impossibile perfino a concepirsi,
in un’epoca in cui informatica era (ed è) sinonimo di monopoli, produzioni
industriali, mega-coporation. Un approccio tanto semplice
quanto rivoluzionario, il concetto stesso di software libero, che ci riporta
finalmente con i piedi per terra. E la cui pratica quotidiana è ispirata
a un principio anch’esso basilare ma troppo spesso dimenticato: la
libera condivisione del sapere, qui e ora, la necessità di (ri)prendere in
mano la libertà individuale di creare, copiare, modificare e distribuire
qualsiasi prodotto dell’ingegno umano. Ponendo così le condizioni
per un ribaltamento totale proprio di quell’apparato pantagruelico che
ha piegato l’attuale ambito informatico alla mercé di un pugno di colossi,
inarrivabili e monopolistici.
Nella rapida trasformazione degli equilibri in gioco nell’odierna rivoluzione
tecnologica e industriale, il software libero va dunque scardinando
certezze antiche, aprendo al contempo le porte a scenari del tutto
nuovi e inimmaginabili. Senza affatto escluderne i riflessi nel mondo
della piccola e grande imprenditoria e a livello commerciale: basti
ricordare l’ampio utilizzo del sistema operativo GNU/Linux (spesso
indicato, in maniera imprecisa, solo come ‘Linux’) sia su macchine
high-end come pure su quelle più economiche e dispositivi portatili vari,
mentre il 70 per cento dei server web su internet girano su Apache, pro-
gramma di software libero. Considerando insomma la centralità assunta
dal software in quanto comparto industriale strategico all’interno di
una poliedrica età dell’informazione, c’è da scommettere che la rivoluzione
innescata da Richard Stallman continuerà a produrre un’onda
assai lunga negli anni e nei decenni a venire.
Predisposto all’isolamento sociale ed emotivo, fin da ragazzo Stallman
dimostra un’acuta intelligenza unita a una sviscerata attrazione per le
discipline scientifiche. Laureatosi in fisica ad Harvard nel 1974, alla
carriera di accademico frustrato preferisce l’ambiente creativo degli
hacker che danno vita al Laboratorio di Intelligenza Artificiale presso
il prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston.
Si tuffa così nella cultura hacker di quegli anni, imparando i linguaggi
di programmazione e lo sviluppo dei sistemi operativi. È qui che, poco
più che ventenne, scrive il primo text editor estendibile, Emacs. Ma
soprattutto abbraccia lo stile di vita anti-burocratico, creativo e insofferente
di ogni autorità costituita, tipico della prima generazione di
computer hacker al MIT. Nei primi anni ‘60 si deve a costoro, ad esempio,
la nascita di Spacewar, il primo video game interattivo, che includeva
tutte le caratteristiche dell’hacking tradizionale: divertente e
casuale, perfetto per la distrazione serale di decine di hacker, dava però
concretezza alle capacità di innovazione nell’ambito della programmazione.
Ovviamente, era del tutto libero (e gratuito), di modo che il
relativo codice venne ampiamente condiviso con altri programmatori.
Pur se non sempre queste posizioni di apertura e condivisione erano
parimenti apprezzate da hacker e ricercatori “ufficiali”, nella rapida
evoluzione del settore informatico i due tipi di programmatori finirono
per impostare un rapporto basato sulla collaborazione, una sorta di
una relazione simbiotica. La generazione successiva, cui apparteneva
Richard Stallman, aspirava a calcare le orme di quei primi hacker, particolarmente
a livello etico. Onde potersi definire tale, all’hacker era
richiesto qualcosa in più che scrivere programmi interessanti; doveva
far parte dell’omonima cultura e onorarne le tradizioni in maniera
analoga alle corporazioni medievali, pur se con una struttura sociale
non così rigida. Scenario che prese corpo in istituzioni accademiche d’avanguardia,
quali MIT, Stanford e Carnegie Mellon, emanando al
contempo quelle norme non ancora scritte che governavano i comportamenti
dell’hacker – l’etica hacker.
Proprio per garantire massima consistenza e aderenza a tale etica, dopo
non poche vicissitudini, all’inizio del 1984 Stallman lascia il MIT per
dedicarsi anima e corpo al lancio del progetto GNU e della successiva
Free Software Foundation. Come scrive Sam Williams nella biografia
‘ufficiosa’ di Stallman (Codice Libero, Apogeo, 2003), il «passaggio
di Richard Matthew Stallman da accademico frustrato a leader politico
nel corso degli ultimi vent’anni, testimonia della sua natura testarda
e della volontà prodigiosa, di una visione ben articolata sui valori
di quel movimento per il software libero che ha aiutato a costruire». A
ciò va aggiunta l’alta qualità dei programmi da lui realizzati man
mano, «programmi che ne hanno cementato la reputazione come sviluppatore
leggendario». Un attivismo spietato, il suo, sempre al servizio
della libertà di programmazione, di parola, di pensiero. Non certo
casualmente alla domanda se, di fronte alla quasi-egemonia del
software proprietario, oggi il movimento del software libero rischi di
perdere la capacità di stare al passo con i più recenti sviluppi tecnologici,
Stallman non ha dubbi: «Credo che la libertà sia più importante
del puro avanzamento tecnico. Sceglierei sempre un programma libero
meno aggiornato piuttosto che uno non-libero più recente, perché
non voglio rinunciare alla libertà personale. La mia regola è, se non
posso condividerlo, allora non lo uso».
Questo in estrema sintesi il percorso seguito finora dall’ideatore del
movimento del software libero, rimandando ulteriori approfondimen-
ti alle risorse segnalate in appendice. Ma per quanti hanno scarsa familiarità
con simili dinamiche e con lo Stallman-pensiero, oppure per chi
vuole esplorare tematiche più ampie, questa collezione di saggi è certamente
l’ideale. Primo, perché copre vent’anni di interventi pubblici da
parte di colui che viene (giustamente) considerato il “profeta” del software
libero. Secondo, perché nella raccolta vengono sottolineati gli aspetti
sociali dell’attività di programmazione, chiarendo come tale attività possa
creare davvero comunità e giustizia. Terzo, perché nel panorama dell’informazione
odierna spesso fin troppo rapida e generica, ancor più in
ambito informatico, è vitale tenersi correttamente aggiornati su faccende
calde, tipo le crescenti potenzialità del copyleft (noto anche come “permesso
d’autore”) oppure i pericoli dei brevetti sul software. La raccolta
riporta inoltre una serie di documenti storici cruciali: il “Manifesto
GNU” datato 1984 (leggermente rivisto per l’occasione), la definizione
di software libero, la spiegazione del motivo per cui sia meglio usare la
definizione ‘software libero’ anziché ‘open source’. Il tutto mirando ad un
pubblico il più vasto possibile: “non occorre avere un background in computer
science per comprendere la filosofia e le idee qui esposte”, come recita
infatti la nota introduttiva del libro originale – Free Software, Free
Society: Selected Essays of Richard M. Stallman.
L’edizione italiana di quest’ultima è stata scomposta in due distinti
volumi: quello che avete per le mani, dove sono raccolte le prime due
sezioni della versione inglese, verrà seguito a breve da un secondo con i
testi rimanenti. Tra questi, vanno fin d’ora segnalate le trascrizioni di
alcuni importanti interventi dal vivo di Stallman (quali “Copyright e
globalizzazione nell’epoca delle reti informatiche” e “Software libero:
libertà e cooperazione”), oltre al testo integrale delle varie licenze GNU,
a partire dalla più affermata, la GPL, General Public License.
Si è optato per due volumi italiani onde rendere più agile e godibile
l’intera opera originale, considerando lo spessore e la complessità spesso
presenti nei vari saggi. Presi nella loro interezza, questi forniranno al
lettore un quadro ampio e articolato su questioni pressanti, non soltanto
per l’odierno ambito informatico. Proprio perché Stallman non
si risparmia affatto, gettando luce sul passato e soprattutto sul futuro
di tematiche al crocevia tra etica e legge, business e software, libertà
individuale e società trasparente.
Senza infine dimenticare come a complemento del tutto sia già attiva
un’apposita area sul sito web di Stampa Alternativa (http://www.stampalternativa.
it/freesoft/index.html) dove circolano interventi vari in
tema di software libero e dove troverà spazio l’intera versione italiana
del libro. Oltre naturalmente alle relative modifiche, ovvero le segnalazioni
di lettori e utenti riguardo errori, contributi, aggiornamenti e
quant’altro possibile. Il materiale qui raccolto sarà ulteriormente disponibile
sul sito dell’Associazione Software Libero, il quale ospita il gruppo
dei traduttori italiani dei testi del progetto GNU (http://www.softwarelibero.
it/gnudoc/) che ha validamente contribuito alla stesura di questo
lavoro. Un lavoro, va detto nel caso qualcuno avesse ancora dei dubbi,
portato avanti interamente via internet tra i vari soggetti coinvolti,
dalla fase di progettazione a quella di consegna dei materiali definitivi,
e ricorrendo al software non proprietario per quanto possibile.
Un progetto in evoluzione continua, quindi, in sintonia con la pratica
di massima apertura e condivisione su cui vive e prospera il movimento
del software libero a livello globale – espressione concreta di un
esperimento teso all’affermazione della libertà di tutti e di ciascuno.
Bernardo Parrella

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