Le persone che a causa di qualche vicino fastidioso non sono contente del loro quartiere, possono sempre traslocare. Le nazioni non possono fare altrettanto. Ma immaginiamo che sia possibile. La mappa dell’Europa sarebbe completamente diversa e tutti vivremmo molto più tranquilli, sostiene l’Economist.
La Gran Bretagna, che dopo le elezioni del 6 maggio dovrà affrontare il problema dei suoi difficili conti pubblici, si sposterebbe più a sud, vicino alle isole Azzorre, a ovest della Francia e della Spagna, che hanno gli stessi problemi.
Il suo posto sarebbe preso dalla Polonia, che storicamente ha sofferto troppo a causa della sua collocazione tra Russia e Germania, e sarebbe finalmente isolata e protetta.
Di conseguenza la Germania si troverebbe a confinare con l’Ucraina, e Berlino dovrebbe prendere molto più sul serio il processo d’integrazione europea. La Repubblica Ceca, a maggioranza protestante, si troverebbe molto meglio vicino ai Paesi Bassi, quindi dovrebbe scambiare la sua posizione con il Belgio.
Nei Balcani ci sarebbe un vero e proprio smottamento, mentre Estonia, Lettonia e Lituania si sposterebbero a fianco della Polonia (dove prima c’era la Gran Bretagna), contente di essere più lontane dalla Russia e più vicine agli Stati Uniti.
Ce n’è anche per l’Italia: Slovenia e Croazia potrebbero fare un’alleanza con l’Italia del nord, che si staccherebbe dal resto della penisola da Roma in giù. Qui rinascerebbe il Regno delle due sicilie: il “Bordello”.
fonte:Internazionale
venerdì 30 aprile 2010
mercoledì 28 aprile 2010
quello che succede in thailandia
articolo originale diMong Palatino · tradotto da Davide Galati
La repressione ai danni delle “camicie rosse” attuata dai militari ha visto un’inasprirsi di violenza con l’uccisione di più di 20 persone e il ferimento di quasi 900. I maggiori scontri hanno avuto luogo in una strada affollata di Bangkok, fatto che ha consentito a passanti e turisti di documentare le violenze.
Militari e manifestanti si accusano a vicenda di aver usato proiettili e bombe a mano. Non sapremo mai chi sta dicendo la verità, ma i video sotto riportati ci permettono di assistere ad alcuni degli episodi più violenti dello scorso sabato.
Sul blog Vaitor, un turista colpito al braccio mentre documentava gli scontri, scrive:
Al momento mi è rimasto illeso solo un braccio - ovvero una mano, per scrivere – che è veramente un problema, ma qui ci sono alcune foto e video che ho ripreso oggi nei pesanti scontri tra manifestanti e polizia! Purtroppo sono stato colpito e ho il braccio destro rotto…
È stata diffusa una lista parziale delle persone uccise a Bangkok. I manifestanti hanno percorso le strade di Bangkok esibendo alcuni dei cadaveri come prova di fedeltà al proprio impegno per ottenere le dimissioni del Primo Ministro.
FACT – Freedom Against Censorship Thailand condanna tutte le principali forze politiche per la violenza scatenatasi sabato scorso:
Siete tutti da biasimare. La violenza non ha mai risolto i problemi di una società e le differenze di opinione.
Piangiamo i “rossi” caduti. Piangiamo i poliziotti e i soldati caduti. Piangiamo i passanti innocenti colpiti nel fuoco incrociato. Il loro sangue è stato versato invano. Soltanto se davvero volessimo la libertà e la democrazia il sangue tailandese significherebbe qualcosa. Ma se disponiamo solo di elezioni per scegliere un altro gruppetto di ricchi e facoltosi dinosauri, e ciò significa Pheu Thai [partito legato all'ex premier deposto Thaksin Shinawatra], le cose non cambieranno mai nella nostra amata Tailandia.
I soldati hanno semplicemente obbedito agli ordini ricevuti. Non hanno fatto fuoco su quanti avevano il comando, né hanno mirato ai politici.
I portavoce del governo ora dicono che non sono stati sparati proiettili contro i manifestanti. L'alto numero di morti e feriti, tra cui almeno due giornalisti stranieri, dimostra che sono dei bugiardi!
Jotman ritiene che le “camicie rosse” potrebbero ottenere un numero ancora maggiore di sostenitori dalle province:
La causa delle “camicie rosse” è stata consacrata nel sangue. Il movimento ora ha i suoi martiri. È verosimile che le “camicie rosse” si armeranno meglio in preparazione di qualsiasi futuro confronto di piazza. Un maggior numero di sostenitori del movimento rurale di opposizione, vista la crudele brutalità dimostrata dalle forze governative verso chi aveva raggiunto la capitale tailandese dalle campagne, disgustati dalle smentite di Bangkok, è destinato unirsi al conflitto. Le tensioni all'interno delle forze armate tailandesi potrebbero portare a fratture cruciali.
Saksith Saiyasombut ritiene che le “camicie rosse” non siano più semplicemente sostenitori del deposto primo ministro Thaksin Shinawatra, perchè ora il movimento rappresenta un'ampia coalizione di forze che vogliono rovesciare il sistema elitario di governo:
Il fatto trascurato da molti è che il movimento delle “camicie rosse” è ormai più che una semplice claque di Thaksin, e non solo uno strumento a disposizione di chiunque per rovesciare l'attuale governo. Si tratta di un’autentica e inevitabile forza della politica tailandese con richieste legittime, con una solida coscienza politica che sta ossessionando le élite politiche e i burocrati che non hanno saputo riconoscere il segno dei tempi. I problemi non possono essere ricondotti soltanto a Thaksin (mentre lui stesso sta cercando di promuoversi come il faro della libertà e della democrazia, quando non c'è dubbio che non lo sia) - è un fallimento collettivo!
fonte:Global Voices
La repressione ai danni delle “camicie rosse” attuata dai militari ha visto un’inasprirsi di violenza con l’uccisione di più di 20 persone e il ferimento di quasi 900. I maggiori scontri hanno avuto luogo in una strada affollata di Bangkok, fatto che ha consentito a passanti e turisti di documentare le violenze.
Militari e manifestanti si accusano a vicenda di aver usato proiettili e bombe a mano. Non sapremo mai chi sta dicendo la verità, ma i video sotto riportati ci permettono di assistere ad alcuni degli episodi più violenti dello scorso sabato.
Sul blog Vaitor, un turista colpito al braccio mentre documentava gli scontri, scrive:
Al momento mi è rimasto illeso solo un braccio - ovvero una mano, per scrivere – che è veramente un problema, ma qui ci sono alcune foto e video che ho ripreso oggi nei pesanti scontri tra manifestanti e polizia! Purtroppo sono stato colpito e ho il braccio destro rotto…
È stata diffusa una lista parziale delle persone uccise a Bangkok. I manifestanti hanno percorso le strade di Bangkok esibendo alcuni dei cadaveri come prova di fedeltà al proprio impegno per ottenere le dimissioni del Primo Ministro.
FACT – Freedom Against Censorship Thailand condanna tutte le principali forze politiche per la violenza scatenatasi sabato scorso:
Siete tutti da biasimare. La violenza non ha mai risolto i problemi di una società e le differenze di opinione.
Piangiamo i “rossi” caduti. Piangiamo i poliziotti e i soldati caduti. Piangiamo i passanti innocenti colpiti nel fuoco incrociato. Il loro sangue è stato versato invano. Soltanto se davvero volessimo la libertà e la democrazia il sangue tailandese significherebbe qualcosa. Ma se disponiamo solo di elezioni per scegliere un altro gruppetto di ricchi e facoltosi dinosauri, e ciò significa Pheu Thai [partito legato all'ex premier deposto Thaksin Shinawatra], le cose non cambieranno mai nella nostra amata Tailandia.
I soldati hanno semplicemente obbedito agli ordini ricevuti. Non hanno fatto fuoco su quanti avevano il comando, né hanno mirato ai politici.
I portavoce del governo ora dicono che non sono stati sparati proiettili contro i manifestanti. L'alto numero di morti e feriti, tra cui almeno due giornalisti stranieri, dimostra che sono dei bugiardi!
Jotman ritiene che le “camicie rosse” potrebbero ottenere un numero ancora maggiore di sostenitori dalle province:
La causa delle “camicie rosse” è stata consacrata nel sangue. Il movimento ora ha i suoi martiri. È verosimile che le “camicie rosse” si armeranno meglio in preparazione di qualsiasi futuro confronto di piazza. Un maggior numero di sostenitori del movimento rurale di opposizione, vista la crudele brutalità dimostrata dalle forze governative verso chi aveva raggiunto la capitale tailandese dalle campagne, disgustati dalle smentite di Bangkok, è destinato unirsi al conflitto. Le tensioni all'interno delle forze armate tailandesi potrebbero portare a fratture cruciali.
Saksith Saiyasombut ritiene che le “camicie rosse” non siano più semplicemente sostenitori del deposto primo ministro Thaksin Shinawatra, perchè ora il movimento rappresenta un'ampia coalizione di forze che vogliono rovesciare il sistema elitario di governo:
Il fatto trascurato da molti è che il movimento delle “camicie rosse” è ormai più che una semplice claque di Thaksin, e non solo uno strumento a disposizione di chiunque per rovesciare l'attuale governo. Si tratta di un’autentica e inevitabile forza della politica tailandese con richieste legittime, con una solida coscienza politica che sta ossessionando le élite politiche e i burocrati che non hanno saputo riconoscere il segno dei tempi. I problemi non possono essere ricondotti soltanto a Thaksin (mentre lui stesso sta cercando di promuoversi come il faro della libertà e della democrazia, quando non c'è dubbio che non lo sia) - è un fallimento collettivo!
fonte:Global Voices
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giovedì 22 aprile 2010
google contro la censura
L’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani afferma che “ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione; questo diritto include la libertà di sostenere opinioni senza condizionamenti e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo ai confini”. Scritto nel 1948, questo principio è oggi perfettamente applicabile ad Internet – uno dei più importanti strumenti per la libertà di espressione nel mondo. Tuttavia il controllo esercitato dai Governi sulla rete sta crescendo rapidamente: dal blocco completo al filtraggio dei siti, ai provvedimenti giudiziari che limitano l’accesso ad alcune informazioni, fino alle misure legislative che obbligano le aziende a controllare i propri contenuti.
Non è quindi una sorpresa il fatto che Google, come altre aziende del settore tecnologico e delle telecomunicazioni, riceva regolarmente dalle autorità governative richieste di rimozione di contenuti dai propri servizi. Naturalmente molte di queste richieste sono assolutamente legittime, come quelle mirate alla rimozione di materiale pedopornografico. Riceviamo inoltre regolarmente, da parte delle Autorità competenti, richieste relative ai dati personali degli utenti. Anche in questo caso, la stragrande maggioranza di queste richieste è fondata e queste informazioni sono necessarie per il legittimo svolgimento di inchieste giudiziarie. Tuttavia, i dati relativi a queste attività non sono stati finora resi disponibili su larga scala. Crediamo che una maggiore trasparenza porterà a ridurre i rischi di censura.
Per questo lanciamo oggi il Government Requests tool, che permette di fornire a tutti le informazioni relative alle richieste di rimozione di contenuti o di dati personali degli utenti che riceviamo dalle autorità governative di tutto il mondo. Per questo lancio, stiamo utilizzando dati relativi al periodo Luglio-Dicembre 2009, e prevediamo per il futuro di aggiornarli con cadenza semestrale. Leggete questo post per sapere di più sui nostri principi riguardanti la libertà di espressione e i contenuti controversi sulla rete.
Stiamo già cercando di agire con la maggiore trasparenza legalmente possibile per quanto riguarda le richieste dei Governi. Quando possibile, informiamo gli utenti sulle richieste che potrebbero riguardarli direttamente. Se rimuoviamo un contenuto nei risultati delle ricerche, lo segnaliamo apertamente agli utenti. Le cifre che oggi condividiamo portano questa trasparenza un passo più avanti e riflettono il numero totale di richieste ricevute, suddivise per giurisdizione. Inoltre, condividiamo la quantità di richieste di rimozione di contenuti alle quali non ci conformiamo, e sebbene non ci risulti al momento possibile fornire maggiori dettagli utili sulla nostra osservanza di richieste relative ai dati degli utenti, è nostra volontà farlo in futuro.
Nel più ampio contesto del nostro impegno nei confronti della Global Network Initiative, abbiamo già sottoscritto i principi e le prassi che governano la privacy e la libera espressione. Nello spirito di tali principi, ci auguriamo che questo nostro strumento aiuti a far luce sulla vastità e la portata delle richieste di rimozione di contenuti e di trasferimento dati che ci pervengono dai Governi di tutto il mondo. Speriamo inoltre che tale strumento rappresenti solo il primo passo verso una maggiore trasparenza di tutte le aziende del settore tecnologico e delle telecomunicazioni per quanto riguarda queste attività.
Scritto da: David Drummond, Senior Vice-President, Corporate Development and Chief Legal Officer
fonte:il blog di Google
Non è quindi una sorpresa il fatto che Google, come altre aziende del settore tecnologico e delle telecomunicazioni, riceva regolarmente dalle autorità governative richieste di rimozione di contenuti dai propri servizi. Naturalmente molte di queste richieste sono assolutamente legittime, come quelle mirate alla rimozione di materiale pedopornografico. Riceviamo inoltre regolarmente, da parte delle Autorità competenti, richieste relative ai dati personali degli utenti. Anche in questo caso, la stragrande maggioranza di queste richieste è fondata e queste informazioni sono necessarie per il legittimo svolgimento di inchieste giudiziarie. Tuttavia, i dati relativi a queste attività non sono stati finora resi disponibili su larga scala. Crediamo che una maggiore trasparenza porterà a ridurre i rischi di censura.
Per questo lanciamo oggi il Government Requests tool, che permette di fornire a tutti le informazioni relative alle richieste di rimozione di contenuti o di dati personali degli utenti che riceviamo dalle autorità governative di tutto il mondo. Per questo lancio, stiamo utilizzando dati relativi al periodo Luglio-Dicembre 2009, e prevediamo per il futuro di aggiornarli con cadenza semestrale. Leggete questo post per sapere di più sui nostri principi riguardanti la libertà di espressione e i contenuti controversi sulla rete.
Stiamo già cercando di agire con la maggiore trasparenza legalmente possibile per quanto riguarda le richieste dei Governi. Quando possibile, informiamo gli utenti sulle richieste che potrebbero riguardarli direttamente. Se rimuoviamo un contenuto nei risultati delle ricerche, lo segnaliamo apertamente agli utenti. Le cifre che oggi condividiamo portano questa trasparenza un passo più avanti e riflettono il numero totale di richieste ricevute, suddivise per giurisdizione. Inoltre, condividiamo la quantità di richieste di rimozione di contenuti alle quali non ci conformiamo, e sebbene non ci risulti al momento possibile fornire maggiori dettagli utili sulla nostra osservanza di richieste relative ai dati degli utenti, è nostra volontà farlo in futuro.
Nel più ampio contesto del nostro impegno nei confronti della Global Network Initiative, abbiamo già sottoscritto i principi e le prassi che governano la privacy e la libera espressione. Nello spirito di tali principi, ci auguriamo che questo nostro strumento aiuti a far luce sulla vastità e la portata delle richieste di rimozione di contenuti e di trasferimento dati che ci pervengono dai Governi di tutto il mondo. Speriamo inoltre che tale strumento rappresenti solo il primo passo verso una maggiore trasparenza di tutte le aziende del settore tecnologico e delle telecomunicazioni per quanto riguarda queste attività.
Scritto da: David Drummond, Senior Vice-President, Corporate Development and Chief Legal Officer
fonte:il blog di Google
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martedì 20 aprile 2010
nuovo sondaggio
Ispirandomi alla frase "E' meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature"di sandro pertini,grande presidente della repubblica,ho fatto un sondaggio.
Voi cosa ne pensate?
Voi cosa ne pensate?
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lunedì 19 aprile 2010
joe glenton
L’inglese Joe Glenton, il primo militare in Europa ad essersi pubblicamente rifiutato di continuare a combattere in Afghanistan è stato condannato a nove mesi di carcere e rinchiuso in una prigione militare. È la conclusione della campagna condotta da Glenton dopo aver lasciato il suo posto nell’esercito.Joe Glenton, che si era arruolato volontariamente convinto di partecipare ad una missione pacifica, era rimasto traumatizzato dalle violenze contro i civili e dall’uccisione di vari commilitoni. I medici, durante una licenza, gli avevano diagnosticato il Ptsd, Disturbo da stress post traumatico, ma i superiori gli avevano imposto ugualmente di tornare in Afghanistan. E allora lui non si era più presentato, mettendo in atto la cosidetta “licenza senza permesso”: scelta sempre più diffusa fra i militari inglesi, fatta da ben 2 mila soldati nel solo 2009. In sé la scelta non è un reato vero e proprio, e l’esercito è disposto a chiudere un occhio, a patto che chi la fa se ne stia zitto. Glenton invece aveva parlato ai giornali e alla tv e partecipato da protagonista alle manifestazioni pacifiste. Quando era stato arrestato per diserzione, reato che prevede 10 anni di pena, la madre Sue e la moglie Claire avevano preso il suo posto, portando in giro la protesta contro la guerra in tutta Europa. La condanna di Joe Glenton ha fatto rumore in Inghilterra, dove più del 70 per cento, secondo i sondaggi più recenti, chiede il ritiro dei propri soldati dall’Afganistan. È scesa in campo fra l’altro la Marcia delle madri, di cui Sue e Claire fanno parte (payday@paydaynet.org), una rete di donne che in vari paesi, dall’India al Messico agli Stati Uniti, si batte contro la guerra e in difesa dei propri figli, mariti e fratelli.(Articolo di Chiara Valentini-L’Espresso)
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