Grazie ad uomini come Mahatma Gandhi (1869-1948) e Martin Luther King (1929-1968)che l'umanità ha qualche speranza in più ,che hanno usato la nonviolenza come arma per risolvere i problemi ma in ultima analisi che cosa è la nonviolenza?.
Il termine nonviolenza è la traduzione letterale del termine sanscrito ahimsa, composto da a privativa e himsa: danno, violenza. La parola ahimsa implica una sfumatura intenzionale che si potrebbe rendere con"assenza del desiderio di nuocere, di uccidere". Altre proposte, per esempio "innocenza", sembrano perdere qualcosa del significato originario. In Italia è stato Aldo Capitini a proporre di scrivere la parola senza il trattino separatore, per sottolineare come la nonviolenza non sia semplice negazione della violenza bensì un valore autonomo e positivo. Il Mahatma Gandhi sottolineava proprio questo elemento negativo: «In effetti la stessa espressione “non-violenza”, un'espressione negativa, sta ad indicare uno sforzo diretto ad eliminare la
violenza che è inevitabile nella vita.» (Gandhi, Teoria e pratica della non-violenza, p.77). Chi segue la nonviolenza viene spesso definito nonviolento, ma molti preferiscono utilizzare l'espressione amico della nonviolenza per sottolineare che nessuno puo' avere la pretesa di eliminare dalla propria vita la violenza che fa parte integrante della natura umana, ma tutti possiamo avvicinarci alla pratica nonviolenta da amici seguendo un percorso che non puo' mai dirsi concluso.L'espressione resistenza passiva era usata dallo stesso Gandhi fino a quando si rese conto che l'espressione correva il rischio di far pensare a un pacifismo di tipo religioso, inerte di fronte all'ingiustizia. Inoltre Gandhi voleva una parola indiana per una forma di lotta indiana. Satyagraha è un neologismo di Gandhi.
Letteralmente significa forza della verità (Satya:Verità, graha: forza). Gandhi adottò tale termine per distinguere la “nonviolenza del forte” dalla resistenza passiva, la quale può coincidere con la “nonviolenza del debole”.
Il 10 novembre 1998 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il primo decennio del XXI secolo e del III millennio, gli anni dal 2001 al 2010, Decennio internazionale di promozione di una cultura della nonviolenza e della pace a profitto dei bambini del mondo.
Nel 2007 l'ONU ha dichiarato il 2 ottobre (giorno di nascita di Gandhi) "Giornata Mondiale per la Nonviolenza".
fonte:wikipedia
domenica 28 febbraio 2010
mercoledì 24 febbraio 2010
il potere contro google
A fine 2006, alcuni studenti di una scuola di Torino si sono filmati mentre maltrattavano un compagno di classe affetto da autismo e hanno caricato il video su Google Video. Vista la natura assolutamente riprovevole del video, è stato rimosso a distanza di poche ore dalla notifica della Polizia. Google collaborò con la polizia locale per l'identificazione della persona che lo ha caricato, che è stata poi condannata dal Tribunale di Torino a 10 mesi di lavoro al servizio della comunità, e con lei diversi altri compagni di classe coinvolti. In casi come questo, rari ma gravi, è qui che il nostro coinvolgimento dovrebbe finire.
In questo caso, tuttavia, la Procura di Milano ha deciso di incriminare quattro dipendenti di Google - David Drummond, Arvind Desikan, Peter Fleischer and George Reyes (che ha lasciato l'azienda nel 2008) - con accuse di diffamazione e mancato rispetto del codice italiano della privacy. Per essere chiari, nessuno dei quattro Googlers incriminati ha avuto niente a che fare con questo video. Non vi erano rappresentati, non lo hanno ripreso, caricato o rivisto. Nessuno di loro conosceva le persone coinvolte e non hanno saputo dell'esistenza di questo video fino a quando non è stato rimosso.
Secondo il quotidiano La Stampa all'udienza del 18 Febbraio 2009 i genitori del ragazzo vessato ritirano la querela in seguito alle scuse ed alle iniziative di Google promosse in ambito sociale
Nonostante questo, oggi un giudice del Tribunale di Milano ha condannato i 4 per mancato rispetto del codice Italiano della privacy. Tutti e 4 sono stati dichiarati non colpevoli delle accuse di diffamazione. In sostanza questa decisione significa che i dipendenti di piattaforme di hosting come Google Video sono penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli utenti.
Google farà ricorsocontro questa decisione che ritengono a dir poco sorprendente dal momento che i 4 imputati non hanno niente a che fare con il video in questione. Ritengono, anzi, che durante l'intero processo abbiano dato prova di grande coraggio e dignità; il semplice fatto che siano stati sottoposti ad un processo è eccessivo.
C'è un'altra importante ragione, però, per la quale Google è profondamente turbata da questa decisione: si trova di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. La motivazione è che questo meccanismo di "segnalazione e rimozione" avrebbe contribuito a far fiorire la creatività e la libertà di espressione in rete proteggendo al contempo la privacy di ognuno. Se questo principio viene meno e siti come Blogger o YouTube sono ritenuti responsabili di un attento controllo di ogni singolo contenuto caricato sulle loro piattaforme - ogni singolo testo, foto, file o video - il Web come lo conosciamo cesserà di esistere, e molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici ad esso connessi potrebbero sparire.
fonte:google
In questo caso, tuttavia, la Procura di Milano ha deciso di incriminare quattro dipendenti di Google - David Drummond, Arvind Desikan, Peter Fleischer and George Reyes (che ha lasciato l'azienda nel 2008) - con accuse di diffamazione e mancato rispetto del codice italiano della privacy. Per essere chiari, nessuno dei quattro Googlers incriminati ha avuto niente a che fare con questo video. Non vi erano rappresentati, non lo hanno ripreso, caricato o rivisto. Nessuno di loro conosceva le persone coinvolte e non hanno saputo dell'esistenza di questo video fino a quando non è stato rimosso.
Secondo il quotidiano La Stampa all'udienza del 18 Febbraio 2009 i genitori del ragazzo vessato ritirano la querela in seguito alle scuse ed alle iniziative di Google promosse in ambito sociale
Nonostante questo, oggi un giudice del Tribunale di Milano ha condannato i 4 per mancato rispetto del codice Italiano della privacy. Tutti e 4 sono stati dichiarati non colpevoli delle accuse di diffamazione. In sostanza questa decisione significa che i dipendenti di piattaforme di hosting come Google Video sono penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli utenti.
Google farà ricorsocontro questa decisione che ritengono a dir poco sorprendente dal momento che i 4 imputati non hanno niente a che fare con il video in questione. Ritengono, anzi, che durante l'intero processo abbiano dato prova di grande coraggio e dignità; il semplice fatto che siano stati sottoposti ad un processo è eccessivo.
C'è un'altra importante ragione, però, per la quale Google è profondamente turbata da questa decisione: si trova di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. La motivazione è che questo meccanismo di "segnalazione e rimozione" avrebbe contribuito a far fiorire la creatività e la libertà di espressione in rete proteggendo al contempo la privacy di ognuno. Se questo principio viene meno e siti come Blogger o YouTube sono ritenuti responsabili di un attento controllo di ogni singolo contenuto caricato sulle loro piattaforme - ogni singolo testo, foto, file o video - il Web come lo conosciamo cesserà di esistere, e molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici ad esso connessi potrebbero sparire.
fonte:google
domenica 21 febbraio 2010
Ernesto Teodoro Moneta Nobel per la pace 1907
l'Italia,patria di tantissime missioni umanitarie-pacifiche(sigh)un solo nobel alla pace...
« Forse non è lontano il giorno in cui tutti i popoli, dimenticando gli antichi
« Forse non è lontano il giorno in cui tutti i popoli, dimenticando gli antichi
rancori, si riuniranno sotto la bandiera della fraternità universale e, cessando ogni
disputa, coltiveranno tra loro relazioni assolutamente pacifiche, quali il commercio e le
attività industriali, stringendo solidi legami. Noi aspettiamo quel giorno. »
Ernesto Teodoro Moneta
Nobel per la pace 1907
L'unico italiano ad aver ricevuto - nel 1907 - il premio Nobel per la Pace è Ernesto
Teodoro Moneta (Milano, 20 settembre 1833 – Milano, 10 febbraio 1918) giornalista e patriota italiano.
Nato da aristocratici genitori milanesi, egli passò la sua fanciullezza in due ville di campagna, e fin dall'adolescenza fu influenzato dall'esperienza della lotta per
l'indipendenza contro l'Austria. Un documento ritrovato dall'Archivio Storico dell'Ateneo, attesta la presenza all'Università di Pavia di Ernesto Teodoro Moneta, studente di discipline politico-legali nell'anno accademico 1852 - 1853. Egli decise però presto di abbandonare gli studi, per partecipare
alle lotte risorgimentali. Successivamente Moneta ebbe parte negli eventi bellici del Risorgimento: dal 1848 al 1866 si impegnò nella realizzazione dell'indipendenza e unificazione dell'Italia, partecipando
alle cinque giornate di Milano. Dopo gli studi alla Scuola Militare di Ivrea, si unì a Garibaldi nel 1859 e 1860, per passare poi col grado di sottotenente, nell'esercito italiano sotto il Generale Sirtori di cui divenne aiutante di campo. Combatté con valore a Custoza. Disilluso dalla campagna del 1866, interruppe la promettente carriera militare per ritornare alla vita civile.Nel 1867 due suoi amici rilevarono il giornale Il Secolo, fondato nel 1866 da Edoardo Sonzogno, ed egli accettò la carica di direttore, che ricoprì fino al 1895. Moneta
trasformò Il Secolo in un potente strumento di formazione dell'opinione pubblica, senza compromettere il suo bilancio editoriale. Benché fosse rispettoso della religione e cattolico praticante, il suo giornale assunse spesso posizioni politiche anticlericali: convinzione di Moneta era che il potere del Vaticano costituisse un impedimento all'unificazione italiana e al progresso sociale.
Durante gli ultimi anni del XIX secolo Moneta si dedicò alla raccolta di materiale per la sua opera Le guerre, le insurrezioni e la pace nel secolo XIX, che pubblicò in quattro volumi nel 1903, 1904, 1906, e 1910. Il primo volume contiene una puntuale descrizione dello sviluppo del movimento internazionale per la pace durante il corso del secolo.
Durante la sua carriera di editore de Il Secolo, Moneta fu uno dei più accaniti nazionalisti in Italia. Nonostante ciò, la portata delle attività nelle quali Moneta fu coinvolto per la propagazione della pace mondiale, è impressionante.Ma il suo lavoro più importante fu quello di avvicinare la Francia all'Italia.A quei tempi l'amicizia delle due nazioni non era scontata Già fin dai primi sentori di sentimenti antifrancesi in Italia, al principio del penultimo decennio del XIX secolo, Moneta combattè fieramente dalle colonne del suo giornale. E nel 1888 egli promosse un convegno a Milano invitando deputati francesi e italiani: si rivelò come possente mezzo per avvicinare le due nazioni.Ogniqualvolta l'antagonismo tra i francesi e gli italiani andava scemando Moneta istruiva i suoi lettori in termini entusiastici di progresso; considerando un fatto compiuto l'accordo franco-italiano del 1903, Moneta ricevette, non solo dai propri compatrioti, ma anche dai francesi, dimostrazioni di piena riconoscenza per il gran lavoro che aveva
fatto.Allo stesso tempo, Moneta ha attivamente lavorato per stabilire un buon accordo con l'Austria e ha combattuto le agitazioni degli irredentisti italiani contro questo Paese.Nel 1890 cominciò a pubblicare un almanacco annuale chiamato L'Amico della pace. In seguito abbandonò la carica di editore de Il Secolo, anche se continuò a contribuire alle sue colonne di tanto in tanto e a ripubblicare molti dei suoi articoli in manifestini e periodici.Nel 1898 fondò la rivista La Vita Internazionale, che ebbe un discreto successo, tanto da garantirne la pubblicazione su basi regolari per molti anni.Nel 1895 Moneta divenne il rappresentante italiano nella Commissione del International Peace Bureau.
Nel 1887 partecipò alla fondazione dell'Unione Lombarda per la Pace e l'arbitrato internazionale e di molte altre organizzazioni tra cui la Società per la pace e la Giustizia Internazionale.
Nel 1906 programmò e costruì un Padiglione per la Pace alla Esposizione Internazionale di Milano, durante la quale condusse come Presidente il 15° Congresso Internazionale sulla Pace.Nel 1907 Ernesto Teodoro Moneta ricevette il Premio Nobel per la Pace insieme al giurista francese Louis Renault.Dal 1900 fino alla sua morte Moneta soffrì di glaucoma, e subì numerosi interventi agli occhi che a malapena gli evitarono la totale cecità. Moneta soccombette alla polmonite nel 1918, all'età di 85 anni. È sepolto a Missaglia (Lc), nella tomba di famiglia dei Moneta.
fonti: villanobel,wikipedia
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lunedì 15 febbraio 2010
terremoti:apocalisse
| dal sito dell'espresso,con orrore,apprendo:(sono dati della protezione civile) PROIEZIONE DEL RISCHIO SISMICO IN ITALIA DAL 2008 AL 2100 | ||
|---|---|---|
| In base a quanto avvenuto negli ultimi duecento anni, nel secolo attuale bisogna aspettarsi: | ||
Morti e feriti | 50.000 - 200.000 (media 500 - 2000 morti e feriti l'anno) | |
| Danni (relativi soltanto alle case, esclusi monumenti, edifici pubblici, infrastrutture) | 100 - 200 miliardi di euro (media 1 - 2 miliardi di euro l'anno) | |
SE SI RIPETESSE OGGI IL TERREMOTO DEL 1908 A MESSINA (7,2 gradi di magnitudo - 86.000 morti) | ||
| MORTI E FERITI 112.312 ABITAZIONI CROLLATE141.982 ABITAZIONI INAGIBILI203.984 ABITAZIONI DANNEGGIATE727.805 SENZATETTO 399.675 DANNO A EDIFICI RESIDENZIALI 25.489.000.000 euro | ||
SE SI RIPETESSE OGGI IL TERREMOTO DEL 1915 AD AVEZZANO (7 gradi di magnitudo - 32.610 morti) | ||
| MORTI E FERITI 22.448 ABITAZIONI CROLLATE35.711 ABITAZIONI INAGIBILI205.915 ABITAZIONI DANNEGGIATE977.105 SENZATETTO 385.784 DANNO A EDIFICI RESIDENZIALI 20.553.000.000 euro | ||
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venerdì 12 febbraio 2010
balene e diritti
incredibile:in giappone vengono arrestate le persone che protestano contro la caccia alle balene e quello che c'è dietro.
Junichi Sato e Toru Suzuki, conosciuti come i “Tokyo Two”, affronteranno il processo il prossimo 15 febbraio. E lo scorso dicembre l’UNHRC ha informato il governo giapponese di aver riscontrato numerose violazioni dei diritti dei due attivisti da parte del sistema giudiziario giapponese.
«Junichi e Toru hanno agito nell’interesse pubblico denunciando la corruzione del programma di caccia baleniera finanziato con i soldi dei contribuenti. Ora è chiaro che questa non è solo l’opinione di Greenpeace, ma anche dell’organo competente delle Nazioni Unite. - afferma il Direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo – Ci aspettiamo che il tribunale giapponese prenda in considerazione questa valutazione e giudichi il caso di conseguenza»
Secondo l’UNHRC, Sato e Suzuki hanno « agito consapevoli che le loro azioni fossero nell’interesse pubblico mentre cercavano di esporre casi di appropriazione indebita di carne di balena nell’industria della caccia baleniera finanziata con fondi pubblici ». L’UNHRC ricorda che i due attivisti hanno collaborato attivamente con la polizia e il pubblico ministero, che questa collaborazione non è stata presa in considerazione e che il governo non ha presentato al processo molte informazioni essenziali, come i dettagli delle attività degli attivisti, la ricerca che essi hanno condotto, gli elementi di prova raccolti o l'aiuto dato alle autorità per avviare indagini formali.
UNHRC conclude:« Il Sistema giudiziario [del Giappone] non ha rispettato il diritto di questi due attivisti di non essere arbitrariamente privati della loro libertà, il loro diritto alla libertà di opinione e di espressione, così come il loro diritto di impegnarsi in attività pacifiche senza intimidazioni o molestie ». UNHRC ha quindi concluso che il Governo del Giappone ha violato gli articoli 18,19 e 20 della Dichiarazione universale dei Diritti umani e degli articoli 18 e 19 del Patto internazionale sui Diritti civili e politici. Ha, inoltre, ritenuto che a Sato e Suzuki sia stato negato il diritto di contestare la loro detenzione davanti a un tribunale indipendente e imparziale con un procedimento imparziale e ha chiesto che il resto del processo sia condotto equamente.
«La decisione di impegnarsi in questa azione giudiziaria è stata presa dal precedente governo in Giappone. La nuova amministrazione può porre rimedio a questa vergogna, garantendo ora un processo equo e rispettando le norme giuridiche internazionali. Nell'interesse della trasparenza dovrebbero accogliere osservatori indipendenti per il processo - continua Naidoo ed ha aggiunto che è in viaggio verso il Giappone per assistere al processo - Il primo ministro Hatoyama deve anche ordinare un riesame delle accuse presentate ai “Tokyo Two”»
Dal giorno del loro arresto a giugno 2008, più di 250.000 persone hanno firmato la petizione chiedendo giustizia per Sato e Suzuki, decine di esperti di legge e associazioni sui diritti umani, come Amnesty International, hanno tutti espresso la stessa preoccupazione.
dal sito greenpeace
Junichi Sato e Toru Suzuki, conosciuti come i “Tokyo Two”, affronteranno il processo il prossimo 15 febbraio. E lo scorso dicembre l’UNHRC ha informato il governo giapponese di aver riscontrato numerose violazioni dei diritti dei due attivisti da parte del sistema giudiziario giapponese.
«Junichi e Toru hanno agito nell’interesse pubblico denunciando la corruzione del programma di caccia baleniera finanziato con i soldi dei contribuenti. Ora è chiaro che questa non è solo l’opinione di Greenpeace, ma anche dell’organo competente delle Nazioni Unite. - afferma il Direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo – Ci aspettiamo che il tribunale giapponese prenda in considerazione questa valutazione e giudichi il caso di conseguenza»
Secondo l’UNHRC, Sato e Suzuki hanno « agito consapevoli che le loro azioni fossero nell’interesse pubblico mentre cercavano di esporre casi di appropriazione indebita di carne di balena nell’industria della caccia baleniera finanziata con fondi pubblici ». L’UNHRC ricorda che i due attivisti hanno collaborato attivamente con la polizia e il pubblico ministero, che questa collaborazione non è stata presa in considerazione e che il governo non ha presentato al processo molte informazioni essenziali, come i dettagli delle attività degli attivisti, la ricerca che essi hanno condotto, gli elementi di prova raccolti o l'aiuto dato alle autorità per avviare indagini formali.
UNHRC conclude:« Il Sistema giudiziario [del Giappone] non ha rispettato il diritto di questi due attivisti di non essere arbitrariamente privati della loro libertà, il loro diritto alla libertà di opinione e di espressione, così come il loro diritto di impegnarsi in attività pacifiche senza intimidazioni o molestie ». UNHRC ha quindi concluso che il Governo del Giappone ha violato gli articoli 18,19 e 20 della Dichiarazione universale dei Diritti umani e degli articoli 18 e 19 del Patto internazionale sui Diritti civili e politici. Ha, inoltre, ritenuto che a Sato e Suzuki sia stato negato il diritto di contestare la loro detenzione davanti a un tribunale indipendente e imparziale con un procedimento imparziale e ha chiesto che il resto del processo sia condotto equamente.
«La decisione di impegnarsi in questa azione giudiziaria è stata presa dal precedente governo in Giappone. La nuova amministrazione può porre rimedio a questa vergogna, garantendo ora un processo equo e rispettando le norme giuridiche internazionali. Nell'interesse della trasparenza dovrebbero accogliere osservatori indipendenti per il processo - continua Naidoo ed ha aggiunto che è in viaggio verso il Giappone per assistere al processo - Il primo ministro Hatoyama deve anche ordinare un riesame delle accuse presentate ai “Tokyo Two”»
Dal giorno del loro arresto a giugno 2008, più di 250.000 persone hanno firmato la petizione chiedendo giustizia per Sato e Suzuki, decine di esperti di legge e associazioni sui diritti umani, come Amnesty International, hanno tutti espresso la stessa preoccupazione.
dal sito greenpeace
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