mercoledì 26 agosto 2009

FINNING

“finning” è quella barbara pratica che l’uomo infligge agli squali, privandoli delle pinne e poi gettando in mare la carcassa mutilata dell’animale ormai morto. Per salvaguardare questi animali e chiedere che venga posto termine a questo massacro inutile ed incivile, il parco acquatico Le Navi di Cattolica si fa portavoce della raccolta firme avviata dal giornale Sharknews.

Domenica 19 ottobre terminerà la Settimana Europea dello Squalo, partita l’11 ottobre e che ha visto la mobilitazione di molte strutture italiane ed europee, fra cui il parco di Cattolica, a cui sta a cuore la conservazione degli squali: il traguardo è il raggiungimento delle 10.000 firme che saranno poi consegnate al Ministro per l’Ambiente, on. Stefania Prestigiacomo e al Ministro per le Politiche Agricole on. Luca Zaia.

Nella petizione, pubblicata sul sito del giornale Sharknews all’indirizzo http://www.medsharks.org/firmaperglisquali.html, si chiede ai due ministri di ‘’sostenere e attuare un efficace piano d’azione europeo per la conservazione degli squali, animali preziosi ma vulnerabili”.

Gran parte degli squali, infatti, vengono pescati in quantità eccessive, tanto che in Europa un terzo delle specie è a rischio diestinzione; percentuale che in Mediterraneo sale al 42%. Inoltre, la regolamentazione dell’Unione Europea sul finning e’ fra le piu’ deboli al mondo. Da qui l’appello al governo: “Ora che si sta mettendo a punto la bozza del piano d’azione europeo per gli squali, voi ministri avete una grande opportunità per migliorare lo stato delle nostre popolazioni di squali e della pesca. Per questo vi esortiamo ad intervenire affinché la versione finale del piano d’azione dell’Unione europea adotti misure precauzionali e recepisca i pareri scientifici, così da ridurre significativamente le catture di squali, proteggere le specie di squali e razze in pericolo d’estinzione e promuovere il bando totale del finning“.

sabato 1 agosto 2009

Amnesty International

Amnesty International è un'Organizzazione non governativa indipendente, una comunità globale di difensori dei diritti umani che si riconosce nei principi della solidarietà internazionale. L'associazione è stata fondata nel 1961 dall'avvocato inglese Peter Benenson, che lanciò una campagna per l'amnistia dei prigionieri di coscienza.Lo scopo di Amnesty International è quello di promuovere, in maniera indipendente e
imparziale, il rispetto dei diritti umani sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti umani e quello di prevenirne specifici abusi.Conta attualmente due milioni e duecentomila soci, sostenitori e donatori in più di 150 paesi. La Sezione Italiana di Amnesty conta oltre 80.000 soci.
La storia di Amnesty International
1961 - Il 28 maggio l'avvocato inglese Peter Benenson lancia dalle colonne del quotidiano
di Londra The Observer un "Appello per l'amnistia": il suo articolo, intitolato "I prigionieri dimenticati", racconta la vicenda di due studenti portoghesi arrestati per aver brindato alla libertà.
1963 - Viene istituito a Londra il Segretariato Internazionale di Amnesty International.
1964 - Le Nazioni Unite conferiscono ad Amnesty lo status consultivo. In tre anni ha
adottato 1367 prigionieri, 329 dei quali successivamente rilasciati.
1975 - Nasce ufficialmente la Sezione Italiana di Amnesty International.
1977 - Amnesty riceve il Premio Nobel per la pace, per aver "contribuito a rafforzare la libertà, la giustizia e conseguentemente anche la pace nel mondo".
1985 - Amnesty decide di estendere il suo mandato anche ai rifugiati politici.
1991 - Amnesty adotta un nuovo mandato, impegnandosi a promuovere tutti i diritti sanciti
dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, a combattere gli abusi commessi dai
gruppi armati di opposizione e a includere tra i prigionieri di coscienza le persone
imprigionate a causa del proprio orientamento sessuale.
1999 - Amnesty decide di sviluppare il proprio lavoro sull'impatto delle relazioni
economiche sui diritti umani e di intensificare le sue attività in favore dei difensori
dei diritti umani e contro l'impunità.
2001 - Svolta nella storia di Amnesty: il movimento agirà ora per "prevenire e porre fine
a gravi abusi dei diritti all'integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di
espressione e alla libertà dalla discriminazione, nell'ambito della propria opera di
promozione di tutti i diritti umani".
fonti:Amnesty international,Wikipedia.

venerdì 31 luglio 2009

i fratelli marx

Fratelli Marx
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
I Fratelli Marx (Marx Brothers) fu il gruppo comico formato dai cinque fratelli Marks (spesso anche confusi con Marx, per cui entrambe le notazioni, essendo omofoniche, sono tuttora valide), attori di vaudeville e di cinema statunitensi di origine mista Jenish ebraica.
I fratelli Marx erano:
Manfred nato nel 1885 e morto infante
Chico - Leonard Marks (22 marzo 1887 - 11 ottobre 1961)
Harpo - Adolph Arthur Marks (23 novembre 1888 - 28 settembre 1964)
Groucho - Julius Henry Marks (2 ottobre 1890 - 19 agosto 1977)
Gummo - Milton Marks (23 ottobre 1892 - 21 aprile 1977)
Zeppo - Herbert Marks (25 febbraio 1901 - 30 novembre 1979)
Ancora oggi i fratelli Marx sono negli Stati Uniti tra i comici più amati di tutti i tempi, per il loro umorismo così sferzante e sopra le righe, con cui hanno bersagliato l'uomo, la società, e tutte le ipocrisie che da essi scaturivano. I fratelli Marx hanno rappresentato l'urlo liberatorio dell'uomo medio, concretizzando quella lotta che egli avrebbe voluto fare alla società vanagloriosa, alle ipocrite convenzioni e alle tronfie istituzioni. Essi scherniscono il tutto grazie ad un fantastico umorismo, decisamente anarchico e surreale. L'AFI li ha inseriti al ventesimo posto nella classifica dei venticinque migliori attori di tutti i tempi.
Figli d'arte, sarà la loro madre Minnie Schönberg, intraprendente oriunda tedesca, a spingerli ancor bambini alla carriera teatrale. Cominciano ad esibirsi in alcuni numeri canori sotto diverse sigle (la prima, The Three Nightingales, ovvero "I Tre Usignoli"). Aiutati dallo zio, noto comico teatrale, cominciano a girare per la provincia americana e a farsi conoscere. Ai numeri musicali (Chico si esibisce come estroso pianista e Harpo come elegante arpista) aggiungono anche alcune improvvisazioni comiche, che contribuiranno ad aumentare l'amore del pubblico nei loro confronti.
Vengono presto ingaggiati per vere e proprie tournée. Nel 1912 inventano una scenetta comica in cui un severo insegnante deve tenere a bada una classe di scapestrati alunni. Qui cominciano ad intravedersi quelli che diverranno i loro celeberrimi personaggi sullo schermo: Groucho, il baffuto e ironico chiacchierone, Harpo, il vagabondo muto fintamente ingenuo con una grande parrucca riccia, e Chico, il bullo ignorante e maneggione di origine italiana. Gummo lascerà il gruppo poco dopo, mentre Zeppo continuerà ancora per diverso tempo (fino al 1934) a far da mera spalla ai tre istrioni.
I soprannomi dei fratelli Marx nacquero durante una partita a poker nel 1915, ad opera di Art Fischer: Groucho viene da "grouchy" (brontolone), Gummo fa riferimento alle soprascarpe di gomma o "gummy shoes" che egli usava, Harpo deriva da "harp", perché Arthur suonava l'arpa, Chico viene da "chicks", perché in slang americano ed inglese chicks sta per ragazze, passione di Leonard.
Broadway e Hollywood
Dopo quasi trent'anni di gavetta, i fratelli trovano il successo, quando nei primi anni venti approdano a Broadway , dove portano tutta la loro sfrenata ed anarchica ironia. Così racconta Groucho: «Il nostro arrivo a New York fu strano. Facemmo un successo che non ci aspettavamo. Non pensavamo di essere bravi». Con lo show The Cocoanuts i fratelli vengono notati dal cinema: nel 1929 infatti, la Paramount farà firmare loro un vantaggioso contratto per cinque pellicole. La prima è appunto la registrazione dello spettacolo The Cocoanuts - Il ladro di gioielli (1929), che si dimostrerà un enorme successo sia di pubblico che di critica. Il successo viene bissato l'anno seguente con la trasposizione cinematografica di un altro loro grande trionfo teatrale, Animal Crackers, presa in giro dell'alta società americana, l'ultima pellicola basata su un loro lavoro precedente ed anche l'ultimo film girato a New York.
Arrivati a Hollywood sfornano altri tre gioielli della comicità: Monkey Business - Quattro folli in alto mare (1931), Horse Feathers - I fratelli Marx al college (1932), presa in giro dei college americani e delle loro manie sportive, e La guerra lampo dei fratelli Marx (Duck Soup, 1933). Quest'ultimo film , diretto da Leo McCarey , è una feroce satira antimilitarista, in cui i tre fratelli sono al massimo della loro comicità delirante e corrosiva. Alla sua uscita nelle sale la pellicola non ottiene il successo sperato, e così la Paramount decide di non rinnovar loro il contratto.
L'incontro con Thalberg
Nel 1935 il grande produttore della Metro Goldwyn Mayer, Irving Thalberg , li scrittura per due produzioni ad alto budget, in cui il loro inestimabile talento di inserirsi abilmente in un contesto conformista nel quale portare scompiglio verrà progressivamente annacquato. I due film saranno Una notte all'opera (A Night at the Opera, 1935), un'arguta parodia della buona società, e Un giorno alle corse (A Day at the Races, 1937), in cui i tre Marx dileggiano la medicina e il mondo delle corse dei cavalli. Per tastare gag e battute Thalberg aveva concesso loro di portare in tournée in alcune cittadine di provincia alcune scene del film prima che cominciassero le riprese, così da saggiare appunto la validità del materiale. Poco dopo l'inizio delle riprese del secondo film, Thalberg muore ancor giovane per una polmonite e da allora i tre Marx non godranno più dello stesso grande interesse da parte del cinema.
Il declino
Nel 1938 i fratelli girano un modesto film per la RKO, dal titolo Servizio in camera (Room Service), per poi tornare alla MGM, dove li vediamo scanzonati mattatori in tre apprezzabili pellicole, quali Tre pazzi a zonzo (At the Circus, 1939), I cowboys del deserto (Go West, 1940), divertente parodia dei film western , e Il bazar delle follie (The Big Store, 1941). Nonostante alcuni buoni momenti, questi ultimi film non sono però all'altezza dell'enorme talento comico dei loro protagonisti. I Marx infatti non fanno altro che portare sullo schermo sbiadite imitazioni dei due film girati con Thalberg.
Dopo Il bazar delle follie i Marx decidono di dividersi. Chico e Harpo si esibiranno, talvolta in coppia, in diversi spettacoli teatrali e numeri di night club, mentre Groucho farà qualche partecipazione radiofonica. Per far fronte ai debiti di gioco di Chico, il team torna davanti alla macchina da presa per girare un divertente burlesque di spionaggio, Una notte a Casablanca (A Night in Casablanca, 1946), e tre anni dopo il mediocre Una notte sui tetti (Love Happy, 1949), pensato inizialmente per il solo Harpo, con la partecipazione di una giovanissima Marilyn Monroe.
Gli ultimi anni
Dalla fine degli anni quaranta, quando ormai Harpo e Chico cominciano a ritirarsi dalle scene, Groucho si reinventa come ironico e dissacrante presentatore di un quiz prima radiofonico e poi televisivo, dal titolo You Bet Your Life. Nel 1959 ecco che il team si ricostituisce, seppur solo nella scena finale, in uno special televisivo dal titolo The Incredible Jewel Robbery. L'anno seguente i tre Marx girano alcune scene di un episodio pilota per una serie, The Deputy Seraph, che però non verrà realizzata a causa delle cattive condizioni di salute di Chico. Negli anni sessanta e settanta Groucho, terminata ormai la conduzione del suo quiz, partecipa a numerose trasmissioni televisive come disinvolto e sarcastico entertainer, e nel 1974 riceve un premio Oscar alla carriera.

lunedì 15 giugno 2009

il leone del deserto

Il leone del deserto
Paese: Stati Uniti - Libia
Anno: 1981
Durata: 206 min.
Colore: colore
Audio: sonoro
Genere: guerra
Regia: Moustapha Akkad
Sceneggiatura: H.A.L. Craig
Interpreti e personaggi
Anthony Quinn Omar al-Mukhtar
Oliver Reed Gen. Rodolfo Graziani
Rod Steiger Benito Mussolini
Irene Papas Mabrouka
John Gielgud Sharif el-Gariani
Raf Vallone Col. Diodice
Gastone Moschin Col. Tomelli
Il leone del deserto
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il leone del deserto, realizzato nel 1981 per la
regia di Moustapha Akkad, è un film storico,
con la partecipazione di Anthony Quinn nel
ruolo del condottiero senussita libico Omar al-
Mukhtar, che si batté contro l'esercito Italiano
precedentemente alla Seconda guerra
mondiale.


Trama
È l'anno 1929 e l'allora capo del governo
italiano, il dittatore fascista Benito Mussolini
(Rod Steiger) deve confrontarsi con la
ventennale guerriglia intrapresa dai locali arabi e
berberi di Libia che si battono contro il
colonialismo italiano e le sue
rivendicazioni di una "quarta sponda", a
simboleggiare un rinato Impero Romano
sul suolo d'Africa. L'Italia aveva
occupato la regione, che era parte
dell'Impero Ottomano, nel 1911-1912,
sconfiggnedo i turchi che occupavano il
Paese. Nel film Mussolini nomina il
generale Rodolfo Graziani (Oliver Reed)
come suo sesto Governatore di Libia,
sicuro che un militare di tale credito
saprà schiacciare la rivolta e ristabilire la
pace e la sicurezza dei coloni italiani, (in
gran parte provenienti dalle regioni povere del Sud Italia e dal Veneto e dal'Emilia). Nella realtà
storica il governatore della Libia era Pietro Badoglio , e solo nel 1930 Graziani fu nominato vice
governatore della Cirenaica, una delle due regioni libiche.
Ad ispirare e guidare la resistenza è Omar al-Mukhtar (Anthony Quinn). Insegnante di professione,
partigiano per dovere, Omar al-Mukhtar si è votato ad una lotta che non potrà vedere vinta nel
corso della propria vita. Un arrogante imperialista contro un idealista con un'ideologia, lo scontro è
fra due nemici implacabili.
Anche se Omar al-Mukhtar ed i suoi uomini si avvalevano di armi obsolete, il generale Graziani
ammise e testimoniò della loro grande abilità nel muovere guerra. Graziani controllava il Nord
Africa con la forza dell'esercito italiano, e carri armati e aeroplani furono impiegati per la prima
volta nel deserto. Una dotazione primitiva non poteva reggere il confronto con delle armi moderne,
e malgrado il loro coraggio i libici soffrirono pesanti perdite (ma nel film si vedono morire quasi
esclisivamente soldati italiani). Nonostante tutto ciò, essi impegnarono per venti anni gli italiani
impedendo loro di conseguire una vittoria completa. Nel film poi pochi cavalieri berberi amati di
fucili, sconfiggono più volte le colonne italiane con le autoblindo e le mitragliatrici, che si scontrano,
in maniera poco credibile, tra loro. In una scena vi è una carica di beduini a cavallo, armati di fucili,
contro carri armati italiani, e questi cominciano a esplodere uno dopo l'altro, con della dinamite,
come nei western, rubata da un deposito di munizioni in un'azione precedente.
In una scena Omar al-Mukhtar mostra il suo vero e più intimo lato umano rifiutandosi di uccidere
un giovane ufficiale disarmato, ma fornendogli anzi una bandiera italiana per il ritorno. Omar al-
Mukhtar dice che nell'Islam non si uccidono i soldati prigionieri, ma si lotta solo per la propria
patria e solo se mossi dalla necessità; altrimenti si deve odiare la guerra. Lo sceneggiatore farà
invece uccidere quel tenente italiano da un suo superiore, alle spalle e a tradimento.
Nel film si dà ad intendere che al-Mukhtar sia stato catturato dalle truppe nazionali italiane, mentre
in realtà fu catturato da uno squadrone di regolari libici a cavallo, inquadrati nell'Esercito italiano.
Curiosità
Quando venne ricostruito l'ingresso di Rodolfo Graziani a Bengasi, girato a Roma vennero
invitati alcuni membri del Movimento Sociale Italiano che si commossero per il realismo. Il
Movimento Sociale Italiano si oppose a togliere la censura al film dopo che era uscito nel
resto d'Europa.
Il ritratto di Omar al-Mukhtar compare sul retro della banconota libica da 10 dinari.
Il film Il leone del deserto fu parzialmente finanziato con 35 milioni di dollari da Muammar
Gheddafi, il quale chiese l'inclusione di una scena storicamente inesatta che mettesse in
cattiva luce i Senussi, in modo da separare la figura di al-Mukhtar, suo riferimento ideale, da
quella di re Idris I, capo dei Senussi e cacciato dalla rivolta di Gheddafi.
Il film è stato ripetutamente trasmesso dalla televisione libica, per diffondere la visione
storica di Gheddafi il quale è rappresentato da bambino presente all'impiccagione di al-
Mukhtar.
Lo storico inglese Denis Mack Smith ha scritto sulla rivista Cinema nuovo: "Mai prima di
questo film, gli orrori ma anche la nobiltà della guerriglia sono stati espressi in modo così
memorabile, in scene di battaglia così impressionanti; mai l'ingiustizia del colonialismo è stata
denunciata con tanto vigore....Chi giudica questo film col criterio dell'attendibilità storica non
può non ammirare l'ampiezza della ricerca che ha sovrinteso alla ricostruzione". (Eric
Salerno, Genocidio in Libia, Roma, 2005, p. 15).
Il regista e produttore siriano Mustafà Akkad fu ucciso in Giordania nel 2005 in un attentato
kamikaze di terroristi di Al Qaeda ad Amman.
Censura in Italia
Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del primo
ministro Giulio Andreotti, «danneggia l'onore dell'esercito». Pare che il veto sia stato posto
dall'allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa.
Fu intentato persino un procedimento contro il film per "vilipendio delle Forze Armate". La pellicola
non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile nelle videoteche, anche se
facilmente reperibile su internet.
Nel 1987 fu bloccata la proiezione dalla digos in un cinema di Trento e il tutto si concluse con un
processo.
L'unico festival dove è stato proiettato semi-ufficialmente è stato il Riminicinema a Rimini nel
1988.
Craxi promise di mandarlo in onda sulla RAI, ma la promessa non venne mantenuta.
È stato proiettato non ufficialmente in altri festival senza alcuna interferenza da parte del governo.
Nel 2009, in occasione della visita in Italia del leader libico Gheddafi, la piattaforma televisiva
SKY ha trasmesso il film l'11 giugno.
Set
Il film venne girato a Hollywood, a Roma e in Libia, nel deserto e nel Fezzan.

domenica 14 giugno 2009

POTERE


il potere
ripubblico volentieri questo mio post pubblicato sul mio spaces:

in italia chi ha certi valori viene bollato come uno di "sinistra"e questa parola ultimamente è vista molto negativamente.Mi dispiace anche perchè da noi,in italia,la sinistra non ha mai "veramente " governato e tolta qualche tassuccia in più non ha mai ucciso,deportato,fatto sparire,malmenato nessuno come invece hanno fatto tutte le dittature nel mondo e nel tempo .Certo io sono d'accordo con certi pensatori,certi filosofi, ,che la nostrana sinistra non sa neanche dove stanno di casa ( einstein,bertrand russell,gandhi,confucio e altri ), e ultimamente ho iniziato a leggere saramago,scrittore nobel portoghese, per poi scoprire che è comunista e quindi sue certe idee rientrano nella mia etica ma è stata una combinazione bella e buona.Quello che voglio dire è che mi sono accorto che la vera divisione non è tanto tra sinistra e destra ma tra chi ha il potere e chi non lo ha:e questo scontro lo viviamo tutti quanti tutti i giorni.Basta pensare alla arroganza del potere, qualunche esso sia a tutti i livelli.Ecco di cosa veramente ho paura : del potere e della assoluta o quasi mancanza di controbbattere da parte di noi semplici cittadini.I politici ( primo e banale esempio di potere negativo ) da noi stanno una vita arroccati su quella poltrona e fanno e disfano la leggi a loro piacimento non tenendo assolutamente conto di noi cittadini-elettori:in Inghilterra Blair lascia la politica a 54 anni ! Un'età che in italia si inizia la politica proprio allora!!!però ho fiducia che il tempo e uomini a cui veramente sta a cuore la situazione umana aggiustino le cose e che il mondo in cui vivranno le mie figlie sarà migliore di quello di adesso.

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