sabato 28 febbraio 2009
2001:odissea nello spazio
2001: Odissea nello Spazio
di Giovanni Grazzini
Non siamo soli nell'universo. Per convincercene, e umiliare il nostro orgoglio, Stanley Kubrick (Lolita, Il dottor Stranamore) ha scritto e diretto il più clamoroso e agghiacciante film di fantascienza, o come lui dice, di "prescienza", che sinora, a quanto si sa, sia apparso sugli schermi del sistema solare.
Sviluppando il racconto "La sentinella" di Arthur C. Clarke al quale si è affiancato nella sceneggiatura, Kubrick immagina che all'alba dell'umanità, quando i nostri pelosi nonnini cessavano di spidocchiarsi soltanto per farsi le mossacce e azzannare brandelli di carne, sia giunto d'improvviso sulla Terra, chissà da dove, un lucido monolito, lavorato geometricamente da un intelletto superiore che emette segnali magnetici in direzione di Giove. Come i cavernicoli ne ricevettero i primi barlumi d'intelligenza (ma subito applicata a funesti massacri), così, milioni d'anni dopo, esattamente nel 2001, quando ormai i viaggi interspaziali sono entrati nell'uso e si è scoperta una simile lastra in un cratere della Luna, gli scienziati americani ne vengono stimolati al primo viaggio verso Giove, nella speranza di accertare da dove provenga, e perché, l'oggetto misterioso. Incaricati della missione sono cinque cosmonauti (tre dei quali ibernati) e un cervello elettronico, Hal 9000, di sviluppatissime qualità tecniche ed emotive.
Si parte, su una nave spaziale di proporzioni gigantesche, e tutto va bene finché Hal, che conversa e gioca agli scacchi coi compagni di viaggio, non comunica l'esistenza d'un guasto. Poiché, fatti i debiti controlli, l'informazione risulta falsa, i due uomini si chiedono se Hal non abbia sbagliato, e se dunque convenga continuare ad affidarsi ai suoi calcoli in un'impresa così rischiosa. Il robot, punto sul vivo, si ribella, sopprime gli ibernati e progetta di abbandonare i piloti nello spazio per portare a termine da solo il programma. Invece uno soltanto ruzzola fra le galassie; l'altro vuol vendicarsi: insensibile al grido di dolore di Hal, ora tutto impaurito, s'arma di cacciavite, ne smonta i circuiti pensanti con una specie d'operazione al cervello, e prosegue verso Giove. Giunto in periferia, vede flottare nel cosmo la lastra misteriosa, ma ormai privo del robot che forse avrebbe potuto guidarlo si perde, oltre lo spazio, nella quarta dimensione. Succhiato in un caleidoscopio di luci, fra grappoli di stelle e nuvole di gas, ritrova se stesso vecchierello e stanco, in una casa terrestre arredata in stile Luigi XVI, sempre soggetta alle leggi antiche (un bicchiere cade e si spezza), e poi si vede sul letto di morte, il braccio teso a indicare l'oggetto misterioso apparsogli in camera. Finalmente, il tempo generando il termine e il principio, non più l'uomo che conoscemmo, ma il seme stesso della vita continua a girare intorno alla Terra, ovulo dell'universo guidato da leggi inconoscibili. 2001 : Odissea nello spazio è senza dubbio un film che fa epoca, con grandi meriti e qualche grosso difetto. Questi ultimi si riassumono in una certa lentezza e macchinosità d'impianto (il film dura quasi tre ore), derivata dall'ambizione di trarre i massimi effetti spettacolari dal rito liturgico delle macchine volanti, e nel sovrappiù moralistico rappresentato dal conflitto fra i cosmonauti e il cervello meccanico: un motivo sviluppato in modo da piegare verso il comico e il patetico (nonostante la scena lancinante dell'agonia del robot) quel tono ironico su cui Kubrick gioca da maestro di valzer nella prima metà, e trionfa nell'idea di commentare i solenni viaggi spaziali con la musica del Bel Danubio Blu.
Preoccupato di far buona figura anche come direttore di coscienza, Kubrick prende una cantonata. Il monito levato contro la civiltà delle macchine, in procinto di essere divorata dai perfettissimi aggeggi che ha costruito, appartiene a una polemica un po' vecchiotta. Ben altra maturità Kubrick dimostra nell'impianto allegorico del film, lasciandoci incerti sulla natura e la provenienza di quel monolito enigmatico, in cui si può leggere indifferentemente la radice dell'Essere, Dio, il numero, la Coscienza, la Tavola della Legge e il Primo Mattone dell'universo. E' da questa polivalenza di significati minacciosi che il film trae un'inquietudine, un senso arcano, nell'ostile silenzio della ragione, di cui sarebbe sprovvisto se tutto fosse meglio spiegato; e cui fanno da contrappunto, sempre nell'ordine di un'invenzione sinistra, sia la rappresentazione gelida della civiltà del Duemila, simbolizzata nelle implacabili apparecchiature elettroniche, sia gli astratti furori visivi della galassia di Giove, dove il delirio delle forme e del colore provoca una forte emozione negli spettatori non avvezzi alle ricerche espressive del cinema psichedelico. A suo modo 2001: Odissea nello spazio è dunque per molti versi un film del terrore, sul terrore dell'infinito, in cui ai castelli polverosi abitati dai fantasmi, al cigolio delle porte, ai maggiordomi tenebrosi, si sostituiscono stazioni cosmiche dai lugubri riflessi metallici, click di pulsanti e ronzii di valvole, stridori di sfere iperuranie e simulacri di uomini avviati senza sorrisi verso l'ignoto. C'è altrettanto incubo, ma nella cornice strepitosa del cinerama, e con missili, capsule, aerobus a spasso fra le stelle realizzati per mezzo d'una fantasia scenografica quale sinora il cinema d'anticipazione non aveva posseduto. Un film da vedere, e tuttavia a mente riposata, forse senza i bambini.
Corriere della Sera, 13/12/1968
fonte:www.archivio.kubrick.it
giovedì 19 febbraio 2009
venerdì 23 gennaio 2009
aia!
| 23-01-2009 | |
| MORTI BIANCHE: GIOVANE NIGERIANO STRITOLATO ALLA SITEM DI LIMBIATE | |
(ASCA) - Milano, 23 gen - Un altro incidente sul lavoro nel milanese: la vittima e' un lavoratore nigeriano della Sitem, morto ieri sera durante il suo turno di lavoro all'azienda metalmeccanica di Limbiate. Una morte atroce per il giovane immigrato, rimasto stritolato negli ingranaggi di un macchinario. | |
giovedì 22 gennaio 2009
premio hugo
Il premio Hugo riflette quindi il gusto medio dei lettori di fantascienza più appassionati; è dunque un premio a carattere popolare in tutto simile all'Oscar cinematografico.
1953 Alfred Bester L'uomo disintegrato
1954 non assegnato
1955 Mark Clifton e Frank Riley La macchina dell'eternità
1956 Robert A. Heinlein Stella doppia
1957 non assegnato
1958 Fritz Leiber Il grande tempo
1959 James Blish Guerra al grande nulla
1960 Robert A. Heinlein Fanteria dello spazio
1961 Walter M. Miller Un cantico per Leibowitz
1962 Robert A. Heinlein Straniero in terra straniera
1963 Philip K. Dick La svastica sul sole
1964 Cliffor D. Simak La casa dalle finestre nere
1965 Fritz Leiber Novilunio
1966 Roger Zelazny Io l'immortale ex-equo con Frank Hebert Dune
1967 Robert A. Heinlein La luna è una severa maestra
1968 Roger Zelazny Signore della luce
1969 John Brunner Tutti a Zanzibar
1970 Ursula K. Le Guin La mano sinistra delle tenebre
1971 Larry Niven I burattinai
1972 Philip J. Farmer Il fiume della vita
1973 Isaac Asimov Neanche gli dèi
1974 Arthur C. Clarke Incontro con Rama
1975 Ursula K. Le Guin I reietti dell'altro pianeta
1976 Joe Haldman Guerra eterna
1977 Kate Wilhelm Gli eredi della Terra
1978 Frederik Pohl La porta dell'infinito
1979 Vonda N. McIntyre Il serpente dell'oblio
1980 Arthur C. Clarke Le fontane del paradiso
1981 Joan D. Vinge La regina delle nevi
1982 Carolyn J. Cherryh La lega dei mondi ribelli
1983 Isaac Asimov L'orlo della Fondazione
1984 David Brin Le maree di Kithrup
1985 William Gibson Neuromante
1986 Orson S. Carr Il gioco di Ender
1987 Orson S. Carr Il riscatto di Ender
1988 David Brin I signori di Garth
1989 Carolyn J. Cherryh Cyteen
1990 Dan Simmons Hyperion
1991 Lois McMaster Bujold Il gioco dei Vor
1992 Lois McMaster Bujold Barrayar
1993 Connie Willis L'anno del contagio
1994 Kim Stanley Green Mars
1995 Lois McMaster Bujold Mirror Dance
1996 Neal Stephenson The Diamond Age
1997 Kim Stanley Blue Mars
1998 Joe Haldeman Pace eterna
1999 Connie Willis To Say Nothing of the Dog
2000 Vernor Vinge Quando tornerà la luce
2001 Harry Potter e il calice di fuoco di J.K. Rowling
2002 American Gods di Neil Gaiman
2003 La genesi della specie di Robert J. Sawyer
2004 La messaggera delle anime di Lois McMaster Bujold
2005 Jonathan Strange & il signor Norrell di Susanna Clarke
2006 Spin di Robert Charles Wilson
2007 Rainbows End di Vernor Vinge
2008 Il sindacato dei poliziotti yiddish di Michael Chabon
2009 Il figlio del cimitero di Neil Gaiman
fonte: wikipedia
martedì 2 dicembre 2008
blade runner
pubblicata all'epoca dal Corriere della Sera
Blade Runner
Un film di Ridley Scott. Con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos, M. Emmet Walsh. continua» Fantascienza, Ratings: Kids+16, durata 117 min. - USA 1982.
Uno dei più clamorosi film di fantascienza che si siano visti negli ultimi anni, una delle più sgomentevoli profezie sull'imminente medioevo, uno dei frutti più maturi del cinema spettacolare. Insomma un film “ più ”, come direbbero i trombettieri patentati, un'ottima sintesi tra fumetto, narrativa popolare, tecnologia audio-visiva su cui c'è da fare pochissime riserve perché i punti deboli (l'epidermica psicologia, i rintocchi filosofeggianti) sono inerenti al genere quale è ormai codificato sul versante moralistico della letteratura avveniristica.
Prendendo spunto dal romanzo Il cacciatore di androidi di Philip Dick - ma il titolo originale suonava curiosamente “ Gli androidi sognano pecore elettriche? ” - gli sceneggiatori Hampton Fancher e David Peoples immaginano che nell'anno 2019 l'umanità abbia portato alle estreme conseguenze le pratiche sperimentate nel nostro secolo: le grandi città hanno formato delle megalopoli in cui i ricchi, nei piani alti dei grattacieli, vivono separati dal fiume fangoso della plebe prodotta dalla sovrappopolazione; i potenti sfrecciano a bordo di aeromobili sulla testa dei miseri che, sotto la pioggia, usano ancora gli ombrelli; gli edifici del Novecento, che costerebbe troppo abbattere, vanno in rovina fra cumuli d'ímmondizie. Chi se la gode sono i tecnocrati, simbolizzati dal magnate Tyrell, i quali dispongono di creature, i “ replicanti ”, prodotte dall'ingegneria genetica e adibite come schiavi ai servizi spaziali più rischiosi. Che cosa succede quando alcuni “ replicanti ”, programmati per vivere quattro anni, si ribellano ai loro padroni perché vogliono campare più a lungo, e sbarcano clandestini a Los Angeles? Succede che la polizia, paladina dell'Ordine, incarica l'ex detective Deckard di individuarli e toglierli di mezzo. Impresa da superfumetto, perché i “ replicanti ” sono di carne e ossa, in tutto uguali all'uomo e alla donna seppure privi di memoria e di sentimenti, ma in più forniti d'una forza terrificante. E perché Deckard, mentre indaga sui ribaldi, s'innamora d'una Rachael che è anch'essa certamente una creatura artificiale ma forse costruita con un metodo talmente perfezionato da possedere persino la virtù di provare affetti umani. Come non bastasse, interviene il sospetto che qualcuno dei “ replicanti ” si sia fabbricato dei falsi ricordi, e c'è chi si camuffa da barbona o da donnaserpente per farsi accompagnare dal genetista che potrebbe forse modificarle le cellule. Il più temibile fra i “ replicanti ”, e l'unico superstite dopo che Deckard (con l'aiuto di Rachael) ha eliminato gli altri, è comunque Roy, un biondo Mister Muscolo il quale ha ucciso Tyrell e, ululando come un lupo, finirebbe col far precipitare il suo inseguitore dall'alto d'un grattacielo. Se lo risparmia è perché Roy non ha ottenuto di prolungare la propria vita, e amaramente si chiede a che cosa ormai valga uccidere Deckard. Quest'ultimo dunque l'ha vinta, e l'amore di Rachael lo premia: ma chissà se la donna è stata programmata per sopravvivere quanto basta a invecchiare con lui nel mondo della Luce...
Il fascino di Blade Runner (il titolo definisce la professione di Deckard con un termine preso in prestito da William Burroughs: si potrebbe tradurre “ il corriere della lama ”) sta nell'apparato decorativo in cui si celebrano le sue cupe nozze fra science-fiction e film a nero, nel rincorrersi di episodi mozzafiato, ambientati fra quinte tecnologicamente sofisticatissime e putrescenti, nell'adombrare una storia d'amore in luoghi agghiaccianti. Reduce dal successo di Alien , il regista inglese Ridley Scott lascia che stavolta l'orrore emerga da un'ipotesi pessimistica sul nostro futuro, e riallacciandosi ai classici del thriller e del western con fantasia tetra e barocca accomuna uomini veri e “ replicanti ” nella paura della morte. Per eccellenza film d'avventura, Blade Runner è tuttavia uno spettacolo coi fiocchi, nel quale gli effetti speciali dell'équipe di Douglas Trumbull, la musica di Vangelis, l'inventiva scenografica di Lawrence Paull, la fotografia di Jordan Cronenweth esaltano fino al delirio la drammaticità di eventi rappresentati da Ridley Scott con uno stile visionario in cui le memorie del cinema degli anni Quaranta si accoppiano ad angosciose premonizioni sul destino dell'umanità. La speranza che in un futuro terribile resti spazio alla vita dei sentimenti è uno scotto pagato dal film alla retorica. Conta molto di più l'ímmagine sordida di questa società degradata, restituita da Scott, nel tragico e nel magico, con una ricerca formale (cui non sono estranei echi del fumettista Mobius) di grande efficacia emotiva. E molto gli giova l'interpretazione di Harrison Ford, che prestando la propria faccia ordinaria a un eroe modellato sulle stanchezze e le perplessità di Bogart versa una goccia di verosimile nel confronto fra Deckard e i punk “ replicanti ”.
Dopo aver fatto le lodi di Sean Young, che conferisce a Rachael la debita carica d'ambiguità, ripetiamo quanto dicemmo dall'ultima Mostra di Venezia, dove il film fu presentato fuori concorso. Che quanti diffidano dei colossi hollywoodiani dovrebbero ogni tanto ricredersi. Si danno casi, e questo lo è, in cui il genio di un regista reinventa l'antico racconto poliziesco con una fantasia figurativa che lo fa sembrare tutto nuovo, e ti incolla gli occhi allo schermo.
Da Il Corriere della Sera, 15 ottobre 1982
fonte :mymovies.it